E’ uscito il 12 dicembre a Milano “ModernAntico”, l’ultimo cd del Maestro Carlo Forlivesi, mentre siamo in attesa della sua pubblicazione a livello mondiale su tutte le maggiori piattaforme digital (Apple Music, Spotify ecc.) a partire dal 6 gennaio 2023.

“Questo lavoro edito da Stradivarius, importante casa discografica milanese, da decenni attiva nella produzione discografica di musica classica, si innesta nella mia produzione artistica discostandosi solo in apparenza dai miei principali campi d’azione, in realtà li completa ed arricchisce – racconta il grande musicista e compositore imolese -. Parto da un’affermazione che conosciamo: ‘Prima la musica!’. Può sembrare semplicista, ma non lo è: la musica, nello specifico il comporre musica, prevede l’attuazione di una catena di conoscenze e abilità che comprendono tecnica, artigianato, matematica, capacità di analisi e rappresentazione uditiva, consapevolezza storica, astrazione dal presente e intuizione sul futuro… e altro ancora”.

“ModernAntico”, dopo tanti anni di sperimentazione sembra quasi un ritorno alle origini?
“Ci vuole consistenza ma al tempo stesso fluidità per poter coniare un oggetto come quello musicale che è dotato di pluralità, ed è questa pluralità la ragione che mi ha spinto negli anni a cercare autori, generi, luoghi e periodi storici diversi tra loro. Dopo decenni di attività e ricerca nel campo della musica contemporanea ed etnica non è scemato il mio affetto per la musica storica e il suo accompagnare la commedia umana, né per la grazia che risuona nella sfera del sacro; anzi, tale interesse si è moltiplicato e rigenerato, con la percezione che un suono ti richiama un altro suono, un tono ti sospinge a cercare un altro tono. Abyssus abyssum invocat, nell’utopia di oggetti costruiti per il sempre, per l’effimero, per il nulla eterno, o nella continua ricostruzione che ci dona parvenza di vita immortale, perché siamo non solo figli oggetto della storia ma anche suo soggetto, in un rapporto di complicità che viene percepito certamente nei suoi effetti ma anche nel suo principio”.

La musica storica come vecchio amore, ma anche in questo lavoro c’è tanta innovazione.
“Si. Ad esempio, abbiamo ricreato un organo medioevale, che ora chiaramente non esiste più, ‘resuscitandone’ il suono attraverso un sofisticato software che ricostruisce i modelli dello strumento. Questa operazione esige un’enorme conoscenza anche della scienza acustica che io appresi all’Ircam a Parigi dopo i miei studi musicali a Bologna, a Milano e a Roma. Sopra a questo sistema abbiamo poi fatto gli arrangiamenti per tastiera e aggiunto la parte vocale, registrando così durante il lockdown un raro inno del XIV secolo tratto dal Codice di Montecassino. Per queste registrazioni abbiamo quindi utilizzato organi moderni e antichi di straordinaria fattura, dal Seicento a strumenti moderni, in un insolito incontro tra alte tecnologie meccaniche di epoche diverse, incorporando perfino la più moderna sintesi a modelli fisici”.

Come è nato questo progetto?
“Il progetto è nato qualche anno fa quando insieme all’amico Enrico Rosso, un ottimo audio designer, abbiamo iniziato a registrare alcuni miei concerti alla chiesa del Carmine. E devo ringraziare don Gianni che ci spalancò le porte potendo così realizzare un ottimo lavoro. Nel tempo poi abbiamo lavorato altri arrangiamenti registrati su meravigliosi organi: uno al Museo diocesano, un altro a Savignano sul Rubicone, uno registrato persino in Giappone. Così siamo arrivati al numero delle 10 tracce che compongono l’album. Vorrei ringraziare di cuore coloro che hanno reso possibile questo progetto: Alya IT, l’unica azienda imolese che ha accettato di scommettere su questo disco, e la multinazionale viennese Wienerberger, che ha una sua sede a Mordano”.

Da sinistra, Luigi Zardi, Andreina Zatti, Carlo Forlivesi

Questo lavoro coinvolge altri musicisti, con alcuni dei quali ti lega una profonda amicizia…
“Col gruppo degli ottoni composti da Luigi Zardi, Miloro Vagnini e Joshua Whitman ho una fratellanza di lunga data. La favolosa cantante americana Saira Frank la conobbi a Chicago nel 2005, da subito instaurammo un ottimo rapporto professionale. La bravissima Andreina Zatti invece l’ho conosciuta ad Assisi quando ero organista alla Basilica di Santa Chiara. Con lei ho ridato vita agli antichi e preziosi Corali di Bettona e abbiamo tenuto concerti in tutta Europa, da Imola a Salisburgo a Stoccarda”.

Saira Frank e Carlo Forlivesi durante una sessione di registrazione alla chiesa del Carmine di Imola

Entriamo nel merito del cd, raccontaci la “ filosofia” di questo lavoro.
“Tutto il mondo, tutte le civiltà, continuano il passato, cercano ponti tra passato e presente, sono percorsi che io stesso ricerco per trarne ricchezza di idee, forza artistica e ampi respiri. Ma la mia visione, che incardina le immense finestre del passato nel minuscolo lucernario del presente, è stata mossa anche da un desiderio: un sapore di ‘maraviglia’ e di ‘possibili’ e di ‘altri’; ciò mi ha guidato nella rielaborazione o ricostruzione strumentale e acustica di musiche storiche, così come nella composizione di uno stile verosimile, ma mai esistito, per l’inno a Carlo Acutis, il Modernantico o Modus Novantiquus…”.

… una rielaborazione che parte da musiche e compositori che sono sempre stati per te un punto di riferimento.
“Esatto. In questo album si trovano alcune musiche che mi hanno stregato, musiche di compositori quali Georg Friedrich Haendel, Giraut de Bornelh, Adriano Banchieri, Hildegard von Bingen, Girolamo Frescobaldi, Claudio Monteverdi, Vladimir Vavilov, o estratte da preziose raccolte come il Llibre Vermell de Montserrat e il Codex Montecassino 871N. Queste sono opere che toccano per la capacità di incarnare e al tempo stesso sorpassare una designata dimensione storico-geografica, fino anche alle ‘ragioni’ della loro stessa composizione. Le ho dunque lavorate come pietre preziose, ognuna dotata di una propria rara brillantezza e di un intaglio unico, incastonate in differenti paesaggi sonori”.

Un qualcosa, dunque, che va oltre le interpretazioni?
“Possiamo chiamarle chimere, suoni talvolta stratificati e rimodellati su altri suoni, qualcosa che procede per similitudini, protasi e apodosi. Godiamo, noi moderni, in queste musiche che probabilmente mai in tali forme e risonanze furono eseguite, del misticismo medioevale, del calore rinascimentale, del sapore barocco, l’intimo e lo sfolgorante, l’ironia iconica, fino alla chanson française, lo swing, il gospel blues, i clusters, persino la sardana. Musiche che riecheggiano paesaggi sonori, cosmologie, dimensioni naturali e artificiose, con un pizzico di vertigine: quella della libertà creativa a cui l’artista aspira nella sua perenne inattualità. E tutto questo grazie ai miei amici artisti che meravigliosamente con il canto, gli strumenti, la poesia e la tecnica, hanno partecipato al folle volo di questo album”.

Oltre a te, questo Cd ha un’altra anima imolese legata ad un brano a cui tieni molto.
“E’ così, il testo dell’Inno al Beato Carlo Acutis (registrato dal vivo nel 2020 sempre a Imola presso la chiesa di Santo Spirito, ndr) è stato scritto da un poeta imolese, Matteo Veronesi, una eccellenza nel campo della letteratura e della poesia. L’ho commissionato io stesso a lui in latino e il risultato è stato superlativo. Questo testo ha ricevuto già un mare di complimenti e credo che farà ancora parlare. Ma non solo, colgo l’occasione per ricordare un caro amico imolese che mi ha dato una mano e un orecchio a verificare la qualità del disco: Andrea Parenti. Tengo ancora un suo messaggio mandato proprio alcuni giorni prima che ne ne andasse e dove mi inviava dei consigli. Purtroppo ora Andrea non è più tra noi, aveva un cuore musicale e orecchi e cervello molto affinati, sarebbe sicuramente stato uno dei primi ad ascoltare e apprezzare il disco”.

Posso dire che questo cd è stato anche pensato per un pubblico che va oltre i puri appassionati di musica classica?
“L’abbiamo pensato per ogni tipo di pubblico. Si può ascoltare in automobile, così come su un impianto da audiofilo da tanto è stato ben calibrato. La musica scorre intensamente ed è molto piacevole ascoltare musiche di periodi storici differenti, dal medioevo fino al rinascimento e al classicismo. Vi è solo una mia composizione originale in questo stile che ho definito il ‘ModernAntico’: un inno per il Beato Carlo Acutis, una figura giovanile che mi ha colpito molto anche perchè ho avuto la fortuna e il piacere di conoscere personalmente la sua bellissima famiglia”.

Il cd lo si può trovare sia su supporto fisico (da dicembre) che su supporto digitale (da gennaio 2023), su tutte le principali piattaforme musicali del pianeta. L’editore è Stradivarius di Milano, la maggiore casa discografica italiana.

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(v.z.)