Letto che il Pil italiano è cresciuto molto più di quello tedesco e francese c’è da chiedersi se la ricchezza prodotta sia dovuta alla laboriosità di chi compila la dichiarazione dei redditi ogni anno oppure di chi vive di rendita, evade o semmai ha residenza fiscale a Montecarlo.

Malgrado la pandemia, che ha lasciato segni profondi, e la guerra russo-ucraina, che ha accentuato le difficoltà in famiglia tra aumenti del costo dell’energia e rate del mutuo da pagare, ad essere ottimisti la verità sta sempre nel mezzo anche se la speranza di tutti i cittadini sta nel fattivo impegno della classe dirigente che dovrà interessarsi di più al benessere comune.

2023 (Foto di Markéta, Machová, Klimešová da Pixabay)

D’altronde il risultato elettorale del 25 settembre ha espresso forte e chiaro il volere da parte degli elettori perché la maggioranza di governo risolva presto e bene le grane sociali, economiche e politiche, anche sfruttando “l’onda lunga” fino alle regionali di febbraio 2023 in Lombardia e Lazio e oltre. Grazie anche a un’opposizione inesistente, col Partito democratico in caduta quotidiana, nell’attesa del proprio congresso, ed il Movimento 5 Stelle (M5S) in perenne campagna elettorale, e sempre in “ritardo” nella ricerca di candidati credibili per il turno elettorale regionale 2023 che è oramai alle porte.

Se il 2023 sarà un anno di benessere o di crisi lo vedremo presto, ad iniziare dalla guerra russo-ucraina che, cominciata quasi un anno fa, ha portato conseguenze sul piano umanitario, geopolitico ed economico, alle quali ci siamo però man mano assuefatti perché trasformate dai media ai nostri occhi in qualcosa di bellico ma “strisciante”, come d’altronde è da tempo documentata la tragedia siriana e libica.

Un pericolo quello di “abituarsi” ai conflitti che è (quasi) diventata seriale per un mix di inedia e torpore che man mano ostacola il disegno necessario ad intavolare un processo di pace e dove la rassegnazione ed il torpore hanno la meglio sullo “scatto” per volere un futuro diverso ed ottenere la pace, o peggio nel parallelismo col Greenwashing in chiave “sostenibilità”, quando cioè si suggerisce o si dà l’impressione che un prodotto o un servizio abbia un impatto positivo sull’ambiente ed invece non lo è.

Come dimenticare inoltre ciò che è successo con la pandemia, che ha lasciato dolore e punti interrogativi al punto da mai immaginare di essere confinati in casa e avere a che fare con un virus contagioso pronto a colpire. Così come la guerra in Ucraina che ne ha lasciato altri, dal rischio di essere manipolati ideologicamente al caro bollette, dal grido di resilienza a tutti i costi al bisogno di sobrietà energetica contro la cultura della performance. Un assillo altrettanto quanto il lavoro che però in futuro potrebbe diventare “non” più il centro della nostra vita, per tutta la nostra vita, ma qualcosa cui anteporre valori quali il benessere psico-fisico e quelli della famiglia.

Infine l’aspetto più ludico del periodo ossia quando dal tetto di One Times Square a New York illuminato a giorno è scesa la palla che tradizionalmente dal 1907 scandisce l’ultimo minuto del vecchio anno, al pari di ciò che succede a fedi e culture di mezzo mondo che festeggiano un “altro” inizio, dal gesto simbolico thailandese di lavarsi con l’acqua durante il capodanno Songkran (metà aprile) a quello islamico in estate (seconda festività dopo il Ramadam), celebrato soprattutto con preghiere e riflessione; da quello cinese seguendo il calendario luni-solare a quello sudafricano festeggiato il 2 gennaio.

Tutte celebrazioni a festeggiare la prosperità e per trovar la “via smarrita” che sono molto sentite soprattutto nei paesi emergenti asiatici e no che presto (ahinoi) rappresenteranno i tre quarti del Pil mondiale, dove per strada si farà un gran fracasso a spaventare presunti mostri, sfortune e guai come peraltro per qualcuno è stato il 2022, ossia un lungo periodo di instabilità e insicurezza.

(Giuseppe Vassura)