Andrea Pagani

Per la rubrica letteraria “Lo scaffale della domenica”, a cura di Andrea Pagani, abbiamo pensato di aprire il nuovo anno con una corrente letteraria tutta italiana, forse ancora non del tutto esplorata e apprezzata: il Neorealismo, che si sviluppò fra gli anni ’30 e gli anni ’60 e che documentò, con infinite personali sfaccettature, le vicende storiche e sociali di quel tormentato periodo storico . Buona lettura!

Sarebbe un errore credere che il Neorealismo, in letteratura come nel cinema, si limiti ad una descrizione oggettiva del reale, ad una fotografica documentazione del quotidiano.

Il romanzo di Vasco Pratolini, Il quartiere, uscito nel 1945, ma scritto e concepito nel biennio 1943-4, quando l’autore partecipava attivamente alla Resistenza, ne è un modello emblematico, perché l’oggetto principale dell’opera, che gli dà il titolo, appunto “il quartiere”, assume nel corso della vicenda una connotazione fortemente simbolica.

Il libro narra del passaggio dall’adolescenza alla prima giovinezza di un gruppo di ragazzi nel rione di Santa Croce a Firenze, negli anni attorno al 1935 (ambienti ricorrenti nei romanzi di Pratolini), in una serie di intrecci variegati e trepidanti fra forti legami d’amicizia e amori più o meno irrisolti e conflittuali, ma anche con il coronamento di un felice matrimonio.

S’è parlato – con una certa pertinenza – di romanzo corale, perché (come in certi film contemporanei di Robert Altman, dove la telecamera si sposta febbrilmente e indistintamente sui vari personaggi in scena), Pratolini non privilegia l’esperienza di nessuno in particolare dei giovani protagonisti, Arrigo, Carlo, Giorgio, Gino e delle loro compagne Luciana, Marisa, Maria, Olga, ma s’interessa piuttosto del reticolo sentimentale che li unisce e che subisce, nel corso degli anni, trasformazioni e maturazioni. Lo stesso io narrante, Valerio, che funge da “cronista” (nella stessa accezione che adotta Pratolini) non fa eccezione in questa imparzialità del punto di vista: egli stesso non emerge sugli altri e si pone come storico oggettivo ma allo stesso tempo affettivo della loro storia di formazione.

Il vero protagonista, dunque – ed ecco il valore simbolico del libro, in questa declinazione singolare del Neorealismo – è “il quartiere”, il luogo di una comunità organica, un prezioso punto di riferimento e aggregazione, il centro di una solidale fratellanza che, durante gli anni dell’ascesa del fascismo e delle dittature, detiene un ruolo di ancoraggio, di affiatamento, forse addirittura di salvezza.

Il quartiere di Pratolini, in tal senso, non ha una fisionomia statica e regressiva, come un luogo di immobile legame con il passato, ma anzi è un crocevia dinamico di esperienze, un magnifico trampolino di sogni e aspettative per l’avvenire. Tant’è che si potrebbe dire che il leitmotiv del libro è la speranza, gli ideali, se non addirittura le utopie.

In questa prospettiva, assai emblematiche sono le ultime pagine del libro, intrise di un intenso lirismo elegiaco, davvero commoventi, quasi magiche e fiabesche, nella scena di Valerio e Marisa che spingono il carretto, a perdifiato, lungo le strade del quartiere, dove «anche l’aria e il sole sono cose da conquistare dietro le barricate».

(Andrea Pagani)

Il progetto dello “Scaffale” >>>>

Vai all’archivio dello “Scaffale” >>>>