Il lavoro agile o smart working fu introdotto nel 2017 per conciliare i tempi di vita familiare e quelli lavorativi. Bello vero? In realtà, nel privato, grandi aziende già avevano introdotto questa diversa forma di lavoro.

Smart working (foto Regione Emilia Romagna)

Con la pandemia del 2020 siamo stati “costretti” ad attuarla.
Oggi in una condizione normale lo Stato pone tantissimi paletti!
Qual è la novità direte?

Nessuna e sapete perchè? Perchè lo Stato sui diritti dimostra, ancora una volta, di essere:
A) Miope, perchè non vede le esigenze della famiglia;
B) Mediocre, perchè non riesce a rendere strutturale il lavoro agile;
C) Conservatore, perchè vuole limitare l’autonomia delle persone.

E non ha il coraggio di aiutare il lavoratore o la lavoratrice in una scelta autonoma e consapevole facilitando un miglioramento delle condizioni familiari (assistere una persona con disabilità ad esempio).

Solite concessioni condizionate o all’età dei figli o all’avere una disabilità grave. Come se fosse una fortuna.

E allora si può affermare che abbiamo perso anche questa battaglia di civiltà. O qualche ignorante pensa che sia un privilegio.

In fondo si ragiona per obiettivi o no?

Ma lo Stato ha paura e voi?

(Dino Bufi)