Sì, è vero, siamo in dicembre e fuori piove un mondo grigio, come canta il buon Conte. Paolo, Conte, che qui ormai abbiam perso tutti i riferimenti storici. Eppure io penso ai castelli di sabbia, alle giornate in riva al mare da piccoli, dove armato di secchiello e palette, ti davi da fare per costruire, un bel castello. Ci facevi il fossato, le torri, le mura di cinta.
E ci mettevi pure le conchiglie per farlo più bello; che tu fossi coi tuoi amici o da solo o con mamma e papà, ti ci dedicavi di brutto e ci mettevi tutto il tuo impegno.

Castello di sabbia (Foto di Anja da Pixabay)

Poi però dovevi fare attenzione, perché qualche piede insulso o sbadato c’era sempre che capitava nel bel mezzo della torre e la scioglieva come neve al sole. Magari era qualcuno intento a passeggiare e chiacchierare che non si accorgeva di ciò che stava accadendo sulla terra e se ne andava dritto dritto per la sua strada. Tu lo guardavi dal basso verso l’ alto con quell’aria implorante e delusa ma lui non se n’era accorto. Né del tuo sguardo, né del castello.

Pazienza… così dicono… Ma a volte era perfino peggio chi se ne accorgeva… Di solito un vicino di ombrellone con cui non si era legato molto.
Ti osservava magari da lontano, che tu non sapevi se ti guardasse ammirato o perché avrebbe voluto giocare con te, ma vedeva tutto.
E magari, appena lasciavi il presidio , dopo averlo rimirato a lungo – perché ai tempi mica potevi farti un selfie vicino al capolavoro e non c’era nemmeno mamma che ti diceva di metterti in posa che così ti faceva una bella foto col telefono che dopo la mandiamo ai nonni – e beh, dicevo, non appena mollavi la presa e tornavi al tuo ombrellone a far merenda, vedevi il vicino di sdraio – quello che sembrava tanto timido – che partiva di corsa per poi arrivare a destinazione saltando ripetutamente sopra alle tue fatiche.

Ecco, a distanza di quarant’anni, in questa domenica a ridosso del Natale, io mi trovo a pensare che in fondo il mondo si divida in due categorie: quelli che costruiscono i castelli di sabbia, che lo fanno per portare piacere a sé e agli occhi di chi sa guardare e non calpestare, e quelli che invece li distruggono.
Per incapacità di costruire, per noia, per invidia.

E allora penso che se ognuno si impegnasse a costruire il proprio castello, non ci sarebbe cattiveria. Potresti ammirare quello di un altro, magari anche più bello del tuo e godere della semplice bellezza o bravura. Oppure potresti lasciarti ispirare e creare per la grande gioia e gusto che dà il fare. Se fosse così, forse non ci sarebbe nemmeno la guerra.

E allora io, per l’anno che verrà, voglio augurare a tutti, tanti castelli di sabbia, grandi, belli, con le quattro torri ed il fossato, e le guglie fatte coi pirulini della sabbia intrisa d’acqua che ti scende dal pugno come se fosse crema dalla saccapoche. Auguro a tutti la costruzione di qualcosa: una casa, un tavolo, un amore, un aeroplanino di carta, un puzzle, un nido. E… ci vediamo a riva!!

(Mirka Tabanelli)