Credo che per molte persone, e persino per molti lavoratori, il sindacato sia un oggetto piuttosto misterioso, a volte persino sconosciuto.

Distinguere fra una miriade di organizzazioni, sigle e siglette non è facile. Non è facile per i pigri, ma non è facile nemmeno per gli uomini di buona volontà.

E poi, a far chiarezza non contribuiscono né i media (più interessati alle vicende della Royal Family inglese, ai loro scazzi e amorazzi, che non a raccontare il mondo del lavoro), né gli stessi sindacati con il loro linguaggio troppo spesso peso e contorto.

Tuttavia i sindacati sono importanti. Eccome. Non c’è infatti uno straccio di diritto in questo paese che non sia il frutto di lotte sindacali e scioperi a volte anche molto duri e prolungati. Per intenderci, nella fabbrica dove lavoravo io (la Magneti Marelli ex Weber di Bologna) fino agli anni ’70 la carta igienica veniva data solo agli impiegati. Tutti gli altri se la dovevano portare da casa…altrimenti c’era il giornale.

La spina dorsale dei sindacati però non sono solo i funzionari, i membri di apparato, i cosiddetti “burocrati”, ma soprattutto quei delegati e quelle delegate che tutti i giorni lavorano fianco a fianco ai loro colleghi, che provano a rendersi utili mettendoci la faccia, smadonnando, bestemmiando, a volte improvvisandosi persino un po’ psicologi.

Chi sono allora questi delegati e queste delegate? Cosa pensano? Cosa votano?

A questa e ad altre domande ha provato a dare risposta un’interessante inchiesta di Lorenzo Zamponi (giovane e preparato ricercatore della Scuola Normale Superiore) presentata all’ultimo congresso della Fiom-Cgil di Bologna.

Il quadro che emerge dalla ricerca è in parte sorprendente e ci dice che la realtà è più complessa di quello che sembra…ma soprattutto di quello che alcuni media ci raccontano.

Prendiamo la politica. Viene fuori, ad esempio, che, almeno fra i lavoratori delle fabbriche bolognesi, non vi è alcun un disinteresse nei confronti della politica; al contrario, il 65,2% dei delegati FIOM dichiara di essere abbastanza o molto interessato a questo tema.

Ancora meno aderente alla realtà è la vulgata per la quale il mondo del lavoro si sia ormai consegnato alla Destra mani e piedi: Meloni, Salvini, Berlusconi, ecc..

L’inchiesta di Lorenzo Zamponi dimostra invece che i delegati della Fiom di Bologna hanno opinioni politiche ben precise dichiarandosi, per il 74,6%, di sinistra o di centrosinistra. In particolare il voto alle ultime elezioni politiche si è distribuito abbastanza equamente tra Pd (37,1%) e Movimento 5 Stelle (30,1%).

Si dirà: ma una cosa sono i delegati e una cosa sono i lavoratori nel loro complesso; un conto è la Fiom (a Bologna stragrande maggioranza) e un conto sono gli altri sindacati, o gli altri territori.

L’obiezione che mi faccio da solo ha senso, però non bisogna dimenticare che i delegati della Fiom sono anch’essi lavoratori come tutti gli altri, anzi, sono lavoratori che vengono votati democraticamente dai propri colleghi, e in quanto tali innegabilmente rappresentativi di quel mondo.

I delegati della Fiom militano poi in un sindacato che, al di là di Bologna, è comunque il sindacato di gran lunga più forte su tutto il territorio nazionale; un sindacato che, pur rivendicando la piena autonomia da tutti i partiti, è dichiaratamente di sinistra, o meglio, orgogliosamente di sinistra da oltre 120 anni.

Posso provare a immaginare un’altra obiezione; ovvero che tra i 5 Stelle (come abbiamo visto assai votati) e la Sinistra con la S maiuscola ci si un abisso. Lasciamo perdere, l’inchiesta ci dice chiaramente che i delegati della Fiom, al di là del voto, sono persone attive nella società anche all’esterno del luogo di lavoro. Fanno cioè volontariato, si dedicano al sociale, sono iscritti ad associazioni di vario tipo… e cos’è questo se non “essere” di sinistra?

Una sinistra forse più quotidiana, raccolta, ripiegata, (disillusa?), ma anche meno strombazzata, parolaia, vuota, retorica e superficiale.

A tal proposito merita di essere sottolineato un altro dato interessante e cioè l’orgoglio che i delegati Fiom provano nei confronti della propria organizzazione. L’orgoglio di appartenere alla Fiom è infatti un sentimento diffuso e radicato, tanto che l’80 % dei delegati ritiene che la Fiom abbia “conservato una propria identità distintiva che la rende diversa da tutti gli altri”.

Non è un aspetto banale quello dell’identità; anzi, credo che meriterebbe un’ulteriore approfondimento. Sono convito infatti che senza un profilo identitario forte, fosse pure un filo retrò o vintage che dir si voglia, nessuna organizzazione sociale o politica possa avere vita lunga.

Pensiamoci. La Fiom è sempre la Fiom da 120 anni. Ha attraversato il fascismo, due guerre mondiali, i licenziamenti per rappresaglia degli anni ’50, il terrorismo rosso e nero, il craxismo, il berlusconismo, Renzi e la globalizzazione.

E nonostante tutto la Fiom è rimasta sempre la Fiom.

Allora, per rispondere alla domanda del titolo: cosa può dire i metalmeccanici della Fiom alla Sinistra? Guardando all’inchiesta di Lorenzo Zamponi e semplificando un po’ io la vedo così.

Quando sai da che parte stare il nome è l’ultimo dei tuoi problemi.

Quando sai da che parte stare anche le scelte più difficili diventano più facili e coerenti.

Quando sai da che parte stare trovi i militanti e quadri disposti a dare una mano.

Detto ciò, bisogna pur sapere da che parte stare.

Non saranno le tre inviolabili leggi della robotica postulate da Isaac Asimov, me ne rendo conto, ma se tutto ciò non dice nulla alla Sinistra non so davvero a chi possa dire qualcosa.

(Gianni Bortolini)