Terzo appuntamento con l’inchiesta di leggilanotizia sulla presenza del lupo nel territorio emiliano romagnolo.

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Sull’argomento abbiamo intervistato Carlotta Nucci, ricercatrice per conto dell’Ente Parchi e Biodiversità Romagna che gestisce, tra gli altri, il Parco della Vena del Gesso romognola. Carlotta si occupa specificatamente del monitoraggio del lupo.

Quando è cominciata l’attività di controllo del lupo da parte dell’Ente Parco?
L’attività di monitoraggio, organizzata secondo standard scientifici, ha preso avvio nel settembre 2014. In precedenza erano state avviate alcune esperienze “pilota”, che sono poi risultate fondamentali per impostare il nostro lavoro attuale.

In che cosa consiste?
Il monitoraggio “diretto” consiste nella collocazione di foto/video trappole in posizioni strategiche all’interno del Parco. I “sensori” vengono periodicamente spostati per mappare siti diversi, in relazione ai cambiamenti stagionali e in funzione degli spostamenti degli animali. Ogni sensore è sotto stretto controllo, è localizzato con modalità GPS e viene visitato regolarmente dal nostro gruppo di lavoro per lo scarico delle immagini. La successiva analisi consente di mappare la frequenza delle presenze, l’evoluzione e la vita sociale del branco, di riconoscere i singoli individui stanziali e valutarne i comportamenti…

Lupo (Foto di Alexa da Pixabay)

Monitorate solo il lupo?
Contestualmente alla presenza del lupo, si raccolgono immagini di tutti gli altri “abitanti” e frequentatori del Parco… in questo modo, per esempio, abbiamo documentato la vita della colonia di gatto selvatico. Con una attrezzatura analoga alla nostra un residente che collabora con l’Ente Parco ha documentato, a febbraio 2022, uno sciacallo dorato, un canide di taglia intermedia tra volpe e lupo, che da alcuni anni è in espansione dalla Alpi Orientali verso l’Italia centrale. Tutte le immagini raccolte vengono archiviate con modalità standard e confluiscono in una banca dati a disposizione degli enti di ricerca.
Inoltre mappiamo ogni testimonianza di eventi/avvistamenti/rinvenimenti riconducibili ai lupi, che ci comunicano le persone che conoscono la nostra attività, residenti, operatori del territorio, frequentatori del parco, ecc. e anche fuori dai suoi confini.

Il lupo è una delle specie particolarmente protette dalla Direttiva Europea, in Italia è stata sull’orlo dell’estinzione, tuttavia in un paese ad alta densità antropica come il nostro, la presenza del lupo genera molteplici questioni, per quale motivo è così importante preservarlo?
Il lupo, in quanto predatore di mammiferi di dimensioni medio-grandi svolge un ruolo ecologico fondamentale nel controllare e selezionare le popolazioni di ungulati selvatici. Nei nostri territori la densità di capriolo e cinghiale era ed è ancora molto alta, nonostante siano specie sottoposte a prelievo venatorio.
Oltre alle conseguenze derivate da una densità eccessiva (incidenti stradali, danni alle coltivazioni, finanche depauperamento delle risorse ambientali) l’assenza di predazione naturale causa un peggioramento delle caratteristiche morfofisiologiche delle popolazioni, inoltre, prima o poi, si instaurano e diffondono malattie e parassitosi.
Il lupo risolve “naturalmente” queste problematiche prelevando gli animali più deboli e meno “performanti”. Studi scientifici condotti per decenni nel Parco nazionale di Yellowstone hanno documentato come il ritorno dei lupi in quel territorio, contenendo la popolazione di cervidi che avevano preso il sopravvento, abbia riportato l’ambiente al suo equilibrio orginiario e migliorato le condizioni ambientali per molte altre specie di animali e vegetali “residenti” nel Parco! È un effetto denominato “cascata trofica”, e riguarda appunto i processi ecologici che avvengono a partire dal vertice della catena alimentare sino alla sua base.

Quali sono le caratteristiche che più ti colpiscono di questo selvatico?
L’estrema adattabilità dal punto di vista alimentare e di habitat, l’affascinante elusività che lo caratterizza, ma forse più di ogni altra cosa, la socialità tipica di questa specie.

Concordi che uno dei maggiori pericoli per la specie lupo è causata dall’ibridazione con i cani vaganti e/o randagi e/o inselvatichiti? Ciò provoca non solo l’inquinamento del patrimonio genetico della specie, ma anche un indebolimento della fugacità dall’uomo, ciò potrebbe causare maggiori probabilità di incontro e scontro, sei d’accordo?
L’incrocio tra cani e lupi e le conseguenze che ne derivano è un tema reale che si sta studiando. La situazione può essere significativa soprattutto nelle regioni ad elevato randagismo canino (centro-sud Italia), tuttavia i suoi effetti sul lupo non sono ancora chiari, perciò non posso sbilanciarmi.
Riguardo alla fugacità del lupo nei confronti dell’uomo, per quanto abbiamo constatato noi, non v’è dubbio che il progressivo avvicinamento degli esemplari agli ambienti antropizzati (sostanzialmente per la ricerca di cibo “facile”) comporta, nei nuovi nati, una minore elusività rispetto agli esemplari nati e cresciuti in ambiente selvaggio. Tuttavia non abbiamo nessun indizio e nessun caso documentato che ciò comporti un maggior rischio per le persone, fermo restando il principio del rispetto della “distanza di sicurezza” (qualsiasi selvatico diventa aggressivo e può essere pericoloso quando si sente minacciato senza via di uscita).

Cosa si dovrebbe fare per ridurre la presenza di interferenze dei cani con i lupi? Non credi che sarebbe il caso di introdurre misure di responsabilizzazione e maggiori controlli per una corretta gestione dei cani?
Concordo assolutamente sul fatto che bisognerebbe avere una gestione corretta dei cani soprattutto in un paese come il nostro, nonché in una regione come la nostra, che ha un tasso di biodiversità immenso e di grande valore. Evitare che un animale domestico (e quindi destinato a vivere CON l’uomo) interferisca non solo con la genetica del suo “cugino” selvatico ma anche in generale con specie che non rappresentano le sue prede naturali ma che per forza di cose spesso lo diventano, sarebbe di cruciale importanza.
Dovrebbero esserci più controlli e più sanzioni. Certamente è difficile cambiare certe consuetudini nei contesti rurali ed è difficile ottenere risultati concreti. Si dovrebbero trovare nuovi soggetti proattivi… il mondo venatorio, ad esempio, che ha grande dimestichezza e competenza con i cani, oltrechè una perfetta conoscenza dei territori, potrebbe proporsi nell’aumentare il controllo dei cani vaganti.

Camminando nei sentieri delle nostre vallate, spesso s’incontrano “fatte”, come si riconosce se sono di lupo? Quando si trovano è il caso di segnalarle a qualcuno?
Generalmente le fatte, a differenza delle normali feci del cane, contengono al loro interno residui indigeriti delle varie prede: ossa, pelo, unghie, denti. Sono poi posizionate in punti strategici del territorio, in quanto costituiscono per il lupo uno strumento comunicativo efficacissimo.
Se è in corso un monitoraggio nella zona che si sta frequentando può essere utile segnalarle all’Ente preposto (Enti Parco, Comuni e loro unioni, Associazioni che svolgono determinati incarichi etc).

Per la tua esperienza, ritieni che la presenza del lupo incida considerevolmente sulla densità degli altri selvatici? Avete notato una riduzione di caprioli e cinghiali negli ultimi anni?
In alcune zone abbiamo notato una notevole diminuzione del numero di ungulati, ma non mi sento di asserire che sia per opera dei lupi perché anche le osservazioni di lupi, in quelle stesse zone, sono diminuite. Non abbiamo comunque ancora tratto alcuna conclusione in merito a questi episodi, poiché la ricerca è in corso e quindi sarebbe inappropriato fare supposizioni prematuramente.

In questi anni di monitoraggio avete notato dei cambiamenti negli equilibri del lupo nel territorio? E’ vero che la densità dei lupi è in aumento?
Si, questo è un dato di fatto ben documentato anche dal monitoraggio che è stato condotto su scala nazionale e che ha prodotto i primi dati lo scorso anno (dati reperibili facilmente online dal sito di Ispra).
I lupi sono tornati a ripopolare zone in cui erano scomparsi da tempo, per diverse ragioni che ben conosciamo e quindi tutto ciò non ha rappresentato per gli esperti alcuna novità e/o anomalia.

Hai notizie del fatto che nel nostro territorio ci sia chi mette esche avvelenate o fa altre azioni di bracconaggio per contrastare i lupi? C’è anche chi pensa di consentire l’uso della carabina per ridurre le predazioni sugli animali allevati e/o tenere lontano il lupo dalle abitazioni. Pensi che sopprimere qualche esemplare di lupo possa ridurre i problemi?
Purtroppo siamo a conoscenza di atti di bracconaggio di vario genere, pratiche abominevoli su cui non c’è nulla da dire. Penso che sopprimere qualche esemplare, causando plausibilmente la disgregazione totale o parziale di un branco, possa essere un’arma pericolosissima e con la quale si potrebbero arrecare più danni che benefici.

Per saperne di più sul lupo o per rendersi utile nella sua gestione, quali suggerimenti dai?
Documentarsi da fonti certe, esperti del settore, testi scientifici, pagine di divulgazione serie, oppure seguire alcuni dei vari convegni/incontri che vengono organizzati sia online che in presenza in tutto il territorio nazionale. In generale se si nutrono dei dubbi chiedere chiarimenti a professionisti e confrontarsi apertamente con loro: gli scambi reciproci sono sempre occasione di crescita per ambo le parti. Alle persone piace ricevere risposte e a noi interessano molto le domande, perché ci rendiamo meglio conto di quali siano le maggiori problematiche riscontrate e gli argomenti più critici o quelli che destano maggior timore.

Link utili

Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità – Romagna

Settore Aree Protette, Foreste e Sviluppo Zone Montane Regione Emilia-Romagna

(a cura di l. b.)