Ormai sembra chiaro che il tempo nei prossimi anni farà sudare il Pil Italiano e gli agricoltori. Durante i momenti di approfondimento del “Festival della Meteorologia” ancora una volta sono emerse le criticità climatiche ed in particolare gli effetti economici negativi che ne conseguono, oltre 7 miliardi di euro di danni all’anno in Italia, oltre 550 miliardi di danni in Europa negli ultimi 10 anni, un clima estremo che produce danni anche oltre i dati medi annuali, infatti è una costanza riscontrare periodi di criticità di pioggia seguiti da periodi in cui piogge torrenziali, trombe d’aria e grandinate compromettono ulteriormente le colture.

Maltempo (Foto di Joe da Pixabay)

La tecnologia ed i dati sono gli ingredienti della ricetta da definire e sviluppare. Fortunatamente il progresso tecnologico e digitale consente di strutturare importanti sistemi di conoscenza ambientale e territoriale, monitoraggi in campo, letture satellitari e con l’utilizzo di radar, questi ci consentiranno di adottare soluzioni di agricoltura sostenibile e di precisione, volte ad un utilizzo efficiente dell’acqua, delle informazioni agronomiche e produttive, di indicatori per consentire agli imprenditori agricoli di impostare le imprese e le tecniche produttive adeguate.

La Pac 2023-2027, cerca di dare una risposta, sono infatti destinati quasi 4 miliardi di euro di risorse alla gestione del rischio che è diventato uno dei capitoli di spesa più importanti. Questo significa che il mondo della gestione del rischio si è guadagnato una forte credibilità e che responsabilmente dobbiamo partire dalle criticità per migliorare il nostro piano strategico.
Percezione del contesto e del rischio effettivo da parte degli agricoltori, distribuzione omogenea territoriale delle imprese assicurate e gestione del rischio a 360° sono le criticità su cui lavorare.
Stiamo definendo un piano straordinario di trasferimento della conoscenza a tutti gli stakeholders e non solo agli agricoltori, oltre che percorsi formativi integrati in percorsi di studio o di formazione, è in fase di attivazione il Fondo AgriCat per un cambio di paradigma della gestione del rischio in Italia e un approccio di sinergia con ogni forma economico/associativa organizzata per favorire una cooperazione nell’ottica di una efficace azione di risk management.

Con Cai, Anbi, organizzazioni professionali, filiere e altri soggetti stiamo cercando di favorire un approccio sostenibile ed efficace di risk management che cerchi di ridurre gli effetti economici prima ancora di trasferire il rischio. La prima soluzione al problema siccità frequente, ad esempio, deve essere una corretta infrastruttura irrigua. In Italia si trattiene solo il 10,8% dell’acqua piovana, dobbiamo migliorare.
AgriCat è una soluzione fortemente voluta da Asnacodi Italia, dalle organizzazioni professionali, dal ministero ed Ismea. Si tratta di un progetto ambizioso e straordinario che dovrà portare tutte le imprese agricole italiane ad essere consapevoli che una corretta valutazione e gestione del rischio è imprescindibile.

Tutte le imprese italiane subiranno un a trattenuta automatica del 3% dei contributi a superficie destinati alla patrimonializzazione del fondo, che si farà carico di una quota dei costi di produzione contro i danni da gelo, siccità ed alluvione. La sfida è entusiasmante ed il progetto ambizioso, nei prossimi anni una partnership pubblico/privata dovrà portare a questo cambio di paradigma, non possiamo sbagliare.
Potrebbe essere una prima esperienza di soluzione di settore in ambito rurale che consenta di valutare come ripetere l’esperienza per danni da alluvione o terremoto per tutti i cittadini.

Il trend di crescita dei valori assicurati è costante, mentre il numero delle imprese è tendenzialmente stabile. Dobbiamo però considerare che i dati Istat ci confermano il trend di aggregazione delle imprese che si sono ridotte del 40% negli ultimi 10 anni con una crescita della dimensione aziendale (superficie media) del quasi 50%. Quindi rispetto al benchmark anche il numero delle imprese possiamo considerarlo in crescita. La vera sfida però parte dal 2023 con il fondo AgriCat.

Il piano strategico di Asnacodi Italia 2020-2023 è partito dal capire quello di cui i singoli condifesa già disponevano. Grazie a dei progetti di ricerca Life, Psr, Pei ed altri in Italia si erano sviluppate interessanti soluzioni a livello territoriale quali crm per dialogare con big data esterni, portali socio per una connessione costante con gli associati, sistemi di firma digitale, polizze parametriche con utilizzo di dati satellitari ed altro.

Tutto questo si è cercato di armonizzarlo in azioni di sistema con la necessaria massa critica per svilupparli ancora più velocemente a livello italiano. Abbiamo dei cantieri straordinari in parte già attivi. Il settore I.T. di Asnacodi ha cambiato pelle ed i risultati si iniziano a cogliere, non è stato facile, dobbiamo lavorare ancora molto ma siamo soddisfatti.

I progetti più ambizioni sono fenometeo, grazie ad un contributo Psr Regione Veneto si stà cercando di investigare gli effetti economici delle avversità osservando per tutti i territori la severità delle manifestazioni, con riferimento all’effettivo prodotto geolocalizzato, l’andamento del suo stato fenologico e la severità per particolare stadio fenologico al clima. Questo a regime potrebbe rappresentarci un dato istantaneo di tutti i danni geolocalizzati. Il secondo progetto, già utilizzato per l’effettuazione di quasi 4.000 bollettini assicurativi e circa 660 mutualistici, grazie alle attività di un Pei Provincia Trento.
Il sistema consente di effettuare la perizia di danno con importazione automatica dei dati aziendali, la geolocalizzazione istantanea di tutte le partite e sistemi evoluti di assistenza automatici e di trasmissione e gestione dei dati.

(Andrea Berti, direttore  di Asnacodi)