Il settimo congresso della Cgil di Ravenna, svoltosi giovedì 12 e venerdì 13 gennaio al teatro Goldoni di Bagnacavallo, ha visto la partecipazione di oltre 200 tra delegati e delegati, rappresentanti delle istituzioni e associazioni.

La Cgil vanta sul territorio provinciale 32 Camere del Lavoro e oltre 70 mila iscritti, un’organizzazione in salute, capillarmente diffusa sul territorio quale punto di riferimento per i bisogni delle persone e per le comunità locali in quanto capace di offrire oltre alla tutela individuale e collettiva, anche socialità, democrazia partecipata, occasioni di confronto e di discussione di problemi del territorio.

Nella sua relazione introduttiva la Segretaria Generale Marinella Melandri (confermata) ha ricordato le sfide affrontate dalla Cgil e dalla società negli ultimi anni, tra cui la pandemia e la guerra in Ucraina, per poi soffermarsi sul contesto economico e sociale ed occupazionale della provincia fatto di luci ed ombre, con lavoratori e cittadini alle prese con un inflazione a doppia cifra che erode salari e pensioni riducendone il potere di acquisto, con effetti diretti sul tenore di vita delle famiglie a basso reddito che sempre più faticano a pagare affitti, bollette, spese sanitarie e alimentari.

Marinella Melandri ha poi espresso tutta la preoccupazione della Cgil sulla prima Legge di bilancio del governo Meloni, in quanto regressiva e socialmente iniqua, contro la quale Cgil e Uil hanno scioperato il 16 dicembre scorso. La reintroduzione dei voucher, l’allargamento della flat tax, l’indulgenza verso chi non paga le tasse, il taglio della rivalutazione delle pensioni, l’abolizione del reddito di cittadinanza sono provvedimenti di natura identitaria, che non rispondono alle emergenze del paese, anzi le aggravano aumentando i tanti divari esistenti. Critiche al governo e ai partiti che lo sostengono anche sui temi del presidenzialismo, dell’autonomia differenziata e sulla gestione dell’immigrazione.

E infine le sfide odierne e di prospettiva che la Cgil di Ravenna ha di fronte riguardano l’estensione in quantità e qualità della contrattazione nazionale e aziendale, la lotta al precariato, una maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro, le pensioni e la battaglia per la modifica della “Fornero” e per ultimo ma non per importanza la questione ambientale legata alla transizione ecologica. In particolare sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro la Cgil di Ravenna ha deciso di costituirsi parte civile in tutti i processi per eventi mortali, in quanto ogni decesso su un luogo di lavoro rappresenta una ferita insanabile per il sindacato, ma anche perché attraverso l’accesso agli atti processuali è possibile acquisire informazioni utili nella contrattazione e per la prevenzione.

Dopo la relazione sono arrivati i saluti della Sindaca di Bagnacavallo Eleonora Proni, dei rappresentanti di Cisl e Uil, un grosso contributo al dibattito lo hanno dato Alessandra Bagnara presidente di Linea Rosa e Giuseppe Masetti presidente dell’Istituto storico della Resistenza, molto apprezzato anche l’intervento di Adelmo Cervi, nella due giorni congressuali sono intervenuti alcune decine di delegati e rappresentanti delle categorie dell’industria, dei servizi e dei pensionati.

La riconferma di Marinella Melandri nel ruolo di segretaria generale è giunta al termine della seconda giornata, quando i lavori congressuali si sono chiusi con l’intervento del segretario confederale dell’Emilia Romagna Paride Amanti.

Conclusa la fase territoriale del percorso congressuale che ora proseguirà con l’appuntamento regionale a Cervia dal 1 al 3 febbraio e terminerà con il congresso nazionale a Rimini dal 15 al 18 marzo.

(Edgardo Farolfi)