Vittorina Dal Monte (Imola 18 gennaio 1922- Bologna 11 dicembre 1999) è figlia di Romeo e Maria Quattrosoldi, braccianti antifascisti e fondatori a Sesto Imolese della sezione del Partito Comunista.

Vittorina Dal Monte

Alla fine degli anni Venti, in seguito alla condanna del padre al confino da parte del regime fascista, fu costretta a trasferirsi in Sicilia a Lipari. Terminato il confino, il padre venne nuovamente arrestato e in seguito espatriò in Francia dove, qualche anno dopo, si trasferì anche la famiglia, compresa Vittorina, la quale là frequentò la scuola fino all’equivalente della terza media italiana.

I genitori la coinvolsero fin da giovanissima nelle attività e nelle manifestazioni organizzate dagli antifascisti, per cui Vittorina maturò una formazione politica che la spinse a far parte della Gioventù Comunista francese e nel 1943 si iscrisse al Partito Comunista Francese.

Aveva iniziato a lavorare a 13 anni in sartoria; dal ’39 al ’40 lavorò come ambulante; dal ’42 al ’43 come mondina.

Rientrata in Italia, ha partecipato alla Resistenza: fu animatrice delle donne della “bassa” pianura imolese, mentre il padre Romeo era tornato nel 1942 e fu rinchiuso in carcere fino al 24 luglio 1943.

Viene ricordata nel sito internet di Anpi di Imola dove si trova una sua memoria sulla caduta del fascismo nella “bassa” imolese.

Il 25 luglio del ’43 – racconta Vittorina Dal Monte in una intervista – ero già tornata a Sesto Imolese. E ricordo benissimo quelle giornate perché furono veramente campali. Eravamo felici per la caduta di Mussolini e volevamo buttare giù tutti i simboli del fascismo. Così ci radunammo. Eravamo soprattutto donne e dei ragazzini che non erano ancora di leva, perché gli uomini non c’erano mica. C’erano anche dei vecchi, ma i vecchi non vennero con noi. Prima ci siamo dirette verso la Casa del fascio di Sesto Imolese, che era in piazza, dove abbiamo buttato giù un pesante busto. E poi, in bicicletta, ci siamo dirette verso Castel Guelfo, per fare la stessa cosa. Era un codazzo incredibile. Un codazzo di donne in bicicletta tutte arrabbiate. Da filmare! Davanti alla Casa del fascio di Castel Guelfo, però, abbiamo trovato schierata una compagnia di soldati con un tenentino fetente che aveva già fatto piazzare le mitragliatrici e ci stava aspettando. Ma noi non siamo mica andate via. Non siamo riuscite ad entrare nell’edificio, però siamo rimaste fino a sera tardi e siamo tornate a Sesto che era già buio. Magari non ci avrebbero sparato addosso, ma comunque il nostro esempio ha poi spinto la gente di Castel Guelfo, il giorno dopo, a fare quello che avevamo fatto noi a Sesto”.

La famiglia di Vittorina Dal Monte (Foto Fondazione Gramsci Emilia Romagna)

Come il padre, Vittorina Dal Monte è stata riconosciuta partigiana, in particolare del battaglione Pianura della Brigata Sap di Imola dal 1° agosto 1944 al 14 aprile 1945 con il grado di sottotenente, riconoscimento non comune per una donna.

Nell’immediato dopoguerra Vittorina assunse vari incarichi politico-sindacali, nel Partito Comunista Italiano, nell’Unione Donne Italiane, all’interno della Cgil e nelle amministrazioni locali, che la spinsero a muoversi ripetutamente in varie città d’Italia (Bologna, Torino, Milano, Roma). Nel 1946 frequentò un corso di tre mesi presso la scuola del Partito Comunista, in seguito al quale divenne funzionaria della Federazione Bolognese del Pci, entrando a far parte nel 1948 della Segreteria e della Commissione Femminile, incarico che mantenne fino al 1952.

Tempi difficili che lei ha ricordato nelle memorie: “Nel dopoguerra andavo in montagna a fare comizi o riunioni con le donne e lasciavo a casa le sigarette per la paura che dicessero: è brava, ma fuma. Guardavano al fatto che fumavi e non che eri brava.

Fu impegnata in riunioni e comizi, ad esempio una campagna elettorale ebbe il suo inizio ufficiale il 15 aprile 1951 a Casalecchio alle 16,30, segnata giustappunto da un comizio di una donna, Vittorina Dal Monte.

Sempre nel 1951 venne eletta, tra le fila del Pci, nel Consiglio Provinciale di Bologna dove rimase fino al 1953. Tra il 1952 e il 1953 fece anche parte della Giunta Provinciale, ricoprendo la carica di assessora all’infanzia e maternità.

Nel 1953, si trasferì a Torino per occuparsi della Commissione Femminile del Pci torinese, dove rimase fino al 1956.

In quell’anno, si trasferì a Roma accogliendo l’invito a far parte della Segreteria nazionale dell’Udi.

Gruppi di difesa della donna (foto tratta dalla pagina Facebook dedicata a Vittorina Dal Monte)

Marisa Rodano testimonia le difficoltà dell’epoca per le donne militanti di sinistra: “Vittorina non ebbe vita facile nel Pci. I maschi del partito erano in realtà ancora molto autoritari. E Vittorina, che era combattiva e decisa nelle riunioni con le dirigenti e i dirigenti del Pci nel respingere le critiche al lavoro dell’Udi, ne sarebbe stata vittima. Lei faceva già parte del Comitato Centrale del partito e nell’VIII Congresso non venne rieletta: all’atto della precedente elezione del Comitato Centrale Arturo Colombi le aveva detto che nel Comitato Centrale si entrava per ascoltare e non per parlare. E Vittorina, che era compagna molto disciplinata, aveva taciuto. E adesso, la motivazione della sua esclusione era che non aveva mai preso la parola!

Ma tutto questo non fermò Vittorina che, sempre secondo la Rodano, “Era anche una donna molto scanzonata e spiritosa… una donna dolce e al tempo stesso forte; una vera compagna, ma anche un’amica preziosa, Vittorina era la vivente dimostrazione di come fosse possibile essere delle vere leader anche in ambienti fortemente connotati al maschile e di come la leadership femminile potesse proporsi di cambiare i modi di far politica”.

Insomma, una anticipatrice dei tempi del moderno femminismo, a quanto pare.

Dal 1958 al 1963 svolse attività sindacale presso il Sindacato Operai Tessili, come responsabile del settore delle confezioni in serie.

Nel 1963 entrò nella Segreteria nazionale della categoria e si trasferì a Bologna per guidare le lotte delle lavoranti a domicilio, rimanendovi fino al 1965.

In quell’anno, si trasferì a Milano per ricoprire il ruolo di Segretario generale della Federazione Lavoratori dell’Abbigliamento, incarico che mantenne fino al 1967.

Trasferitasi nuovamente a Bologna, dal 1967 al 1979 fu impegnata come funzionaria nel Pci bolognese, responsabile per il partito del Quartiere Saffi. Contestualmente, continuò a occuparsi delle fabbriche a prevalente manodopera femminile, dei diritti delle donne, delle politiche di pari opportunità e delle donne lavoratrici dei grandi magazzini.

Una volta in pensione, tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Novanta, continuò il suo impegno politico, che la spinse a collaborare dapprima con l’UDI di Bologna (1979-89) e successivamente con il Centro di Documentazione, Ricerca e Iniziativa delle Donne di Bologna.

Negli anni Novanta aderì al Partito Democratico della Sinistra (Pds), continuando a impegnarsi come attivista. Si spense a Bologna nel 1999.

A lei il Comune di Bologna ha intitolato un giardino in via Emilia Levante 140.

Il Comune di Imola le ha intitolato un’area verde presso via Giovanni Capelli a Sesto Imolese.

Fonti e riferimenti per approfondire

Ci restano suoi materiali conservati presso la Fondazione Gramsci Emilia-Romagna, a Bologna: Archivio Dal Monte Vittorina, funzionaria di partito, sindacalista (Imola 1922 – Bologna 1999), Consistenza buste n. 35.

Elda Guerra le ha dedicato un volume: Attraverso il Novecento Vittorina Dal Monte tra Partito comunista e movimento delle donne (1922-1999). Edizione Viella, 2021.

È pure attivo un Gruppo Facebook con testimonianze, foto e ricordi su Vittorina.

Vari testi, scritti e testimonianze si trovano nel sito web armoniedonnebologna.it, facendo una ricerca tramite l’apposito motore interno al sito, inoltre c’è materiale nel sito web dell’Anpi di Imola.

Come si vede sono tanti i motivi per cui è opportuno ricordarla anche nel nostro territorio, ad Imola e Sesto Imolese.

(Marco Pelliconi)