L’aggiornamento di visioni e di orizzonti di tutte le forze politiche è un’operazione importante e necessaria, perché il mondo di oggi ha poco a che vedere con quello della fine del secolo scorso (appena una generazione fa): in pochissimi anni abbiamo assistito a straordinari cambiamenti, crisi sistemiche e importanti progressi sul fronte delle tecnologie e delle scienze sociali.

Le questioni sul tappeto sono infatti molto più complesse ed affascinanti e richiedono innanzitutto un’attenta analisi di pregi e limiti del sistema economico globale, che si possono riassumere in due questioni sostanziali. La prima è che un sistema costruito sui criteri di produttività ed efficienza (cioè produrre più beni e servizi vendibili in minor tempo) ha avuto meriti straordinari nel favorire la crescita della popolazione, dell’aspettativa di vita e del benessere economico. Quel modello però oggi ci ha portato di fronte ai limiti fisici del pianeta e richiede una rapida conversione verso criteri di circolarità (capacità di creare valore economico, con minor impatto possibile sull’ecosistema e sulle emissioni dannose per la comunità).

Immagine tratta dalo sito web del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica

La seconda questione è aver confuso il benessere e il benvivere delle persone con la prosperità del consumatore, ponendo al primo posto la riduzione dei prezzi attraverso la concorrenza.

Il mondo in cui viviamo è frutto di questi limiti: aziende che puntano al profitto “non importa come”, benefici per noi consumatori ottenendo un prezzo basso, dietro al quale possono nascondersi sfruttamento del lavoro, insostenibilità ambientale e scarsa qualità dei prodotti.

Per correggere questi errori abbiamo bisogno di alcune mosse fondamentali.

La prima è cambiare gli indicatori verso cui orientare l’azione politico-economica mettendo al centro la soddisfazione e la ricchezza di senso del vivere e l’economia circolare, verso l’obiettivo dell’impatto “zero”.

La seconda è favorire la biodiversità d’impresa. Abbiamo urgente bisogno di una nuova generazione di imprenditori più ambiziosi che non guardino solo al profitto (realizzato non importa come) ma anche all’approccio socio-ambientale.

La terza è capire che le soluzioni dei problemi non possono arrivare da sovrani illuminati o da istituzioni lasciate sole a se stesse. Fondamentali sono invece i percorsi di partecipazione e di cittadinanza attiva, attraverso i quali le energie della società civile concorrono con le istituzioni in percorsi di amministrazione condivisa e di co-programmazione e co-progettazione.

Il vero tesoro del nostro paese, il nostro primato, è nella forza della società civile: valorizzare e rafforzare questo capitale sociale ha dunque il duplice valore di contribuire a risolvere problemi concreti, rafforzando al contempo la democrazia.

Il futuro di fronte a noi richiede obiettivi nuovi ai quali ciascuno può contribuire con le sue scelte di vita, di consumo, di partecipazione.

(Tiziano Conti)