Bologna. Crescono gli attacchi dei criminali informatici, e quello che è successo nei giorni scorsi è solo l’ultimo caso, ma sono ancora poche le imprese che si proteggono.
Secondo la rilevazione tematica di Eurobarometro della Commissione europea in Italia la quota di micro, piccole e medie imprese che nell’ultimo anno ha fronteggiato almeno un attacco informatico è del 37%, superiore di 9 punti percentuali rispetto al 28% della media Ue. Ma nella nostra regione, come riporta il bollettino annuale dell’indagine Excelsior di Unioncamere-Anpal, nel 2022 solo il 35,7% delle Mpi investono in cyber sicurezza, con una crescita di 5,9 punti percentuali rispetto al periodo 2017-2021 (29,8%). A livello provinciale tale quota risulta essere più elevata per Bologna e Parma (entrambe con 39,3%).
Come evidenziato nel focus territoriale del 23° report Confartigianato, nell’ultimo anno i reati informatici in Emilia-Romagna sono cresciuti del 12,8%, dinamica a doppia cifra che risulta però inferiore a quella nazionale del +18,4%. Tra le province i reati informatici registrano una crescita più sostenuta a Rimini (+25,7%), Ferrara (+23%) e Forlì-Cesena (+20,3%).
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“L’attacco hacker verificatosi su scala mondiale nei giorni scorsi è l’ennesima dimostrazione come non sia possibile abbassare la guardia – afferma Davide Servadei, presidente di Confartigianato Emilia Romagna -. La crescita della digitalizzazione delle nostre imprese è un aspetto fortemente positivo ed è stato colto appieno dagli imprenditori che hanno decretato il successo dei vari bandi che prevedono risorse specifiche. Questo però ci deve rendere consapevoli che siamo sempre di più esposti agli attacchi dei criminali informatici, quindi di pari passo all’investimento in innovazione è necessario non farsi trovare impreparati di fronte a queste eventualità. Investire in cybersecurity è importante. Il nostro impegno è di aumentare quel 36% di Mpi che fino ad oggi hanno colto l’importanza di farlo”.
L’analisi delle modalità di aggressione informatica evidenzia che, in relazione all’episodio più grave, nel 35% dei casi l’attacco ha sfruttato la vulnerabilità del software, hardware o della rete, una quota di 12 punti percentuali sopra la media Ue (23%) che colloca l’Italia al 2° posto tra i 27 paesi dell’Ue.
Tra le conseguenze dell’attacco subito dalle imprese italiane, più diffuse sono l’ulteriore tempo impegnato per rispondere agli attacchi informatici per il 30% dei casi, i costi di riparazione o ripristino per il 25%, l’impossibilità di usare risorse o servizi e di far continuare ai propri dipendenti le attività quotidiane hanno interessato, entrambe, per il 18% delle imprese.
Se in generale le conseguenze dell’attacco di cybercriminalità non presentano una specifica accentuazione in Italia, va segnalato che la richiesta di riscatto in denaro si riscontra nell’11% dei casi di attacco cybercriminale ad imprese italiane, una quota doppia rispetto al 6% della media Ue a 27.