La conta dei danni dell’alluvione 2023 in Emilia-Romagna si farà appena terminata l’emergenza, 15 i morti, 40.000 gli sfollati e guai a non finire per abitazioni, industrie e 80.000 ettari di terreni fra colture erbacee (mais, bietole, fragole, ecc.) che moriranno per asfissia mentre la produzione di quelle arboree (pesche, pere, kiwi, viti, ecc.) è già ampiamente compromessa causa allagamenti con la prospettiva di ottenere (quasi) solo derrate non commercializzabili ad uso umano per mancanza di difesa fitosanitaria.

Un calvario le ultime annate agrarie per il comparto ortofrutticolo con i danni causati dalla cimice asiatica e quelli della maculatura bruna dei peri, poi gelate e siccità e ora questa alluvione che ha colpito al cuore il secondo distretto produttore di ortofrutticoli in Italia con più di 5.000 aziende danneggiate, che rischia di rimanere “fermo” per alcuni anni, e che provocherà danni all’intera filiera finanche gli addetti che ci lavorano, creando ulteriore disoccupazione e disagio sociale.

L’alluvione che stiamo vivendo è simile alle tante che hanno messo in ginocchio le comunità delle persone ed è causata principalmente sia dalla mancata/ridotta manutenzione di argini e letti di fiumi, sia dalla mancanza sul territorio di appropriati bacini di laminazione (casse di espansione) che sarebbero stati in grado di ridurre la portata dei corsi d’acqua durante le piene.

Da non dimenticare altresì il motivo scatenante di questa apocalisse ossia i due eventi piovosi estremi di inizio e metà maggio dove copiose precipitazioni hanno fatto straripare/esondare i principali corsi d’acqua che attraversano questo territorio (Lamone, Senio, Santerno, Savio, ecc.) assieme ad un’infinità di canali di scolo.

E’ sempre servito un “miracolo” per salvarsi nelle più drammatiche situazioni di prima emergenza, dove non c’è scampo e ci si trova impotenti di fronte alla forza devastante di una frana o di quella dell’acqua alluvionale che sale troppo in fretta fino ai piani superiori di casa senza ostacolo, in questi casi l’unica via d’uscita per credenti o meno è quella di non mollare psicologicamente e per i credenti raccomandarsi a “qualcuno”.

La Madonna del Bosco di Alfonsine

Proprio questo mese di maggio volto a celebrare la Madonna sembra aver “portato bene” a quella comunità di una decina di migliaia di anime che vive ad Alfonsine dove, malgrado lo straripamento (più a monte) del torrente Senio che lo attraversa, degli altri due torrenti che scorrono a pochi chilometri a destra (Lamone) e a sinistra (Santerno) del paese finanche diversi canali esondati anch’essi, il paese è rimasto all’asciutto.

Una situazione mai vissuta nel piccolo paese della “bassa” ravennate dove le piene dei sopracitati torrenti hanno sommerso i vicini centri abitati del territorio limitrofo e ben presto tutto il territorio “a valle” a destra e sinistra di Alfonsine, una situazione questa diventata estremamente preoccupante per il centro del paese, le sue zone artigianali e quelle industriali.

Il dramma alluvionale causato dalla piena di Senio, Lamone e Santerno ai centri abitati vicini (Lugo, Bagnacavallo, Massa Lombarda, S. Agata, Conselice, ecc.), ad Alfonsine non si è consumato in quanto “miracolosamente” il flusso delle acque si è arrestato a poche centinaia di metri dal centro abitato sia dal suo lato di sud-est quanto da quello di sud-ovest, grazie alla preghiera rivolta (e ascoltata) alla Madonna, che per un non credente potrebbe essere un caso, una coincidenza o un fatto naturale…ma per i credenti viene visto come un fatto provvidenziale, almeno quanto affermato dal parroco della parrocchia del Sacro Cuore don Stanislao Rafalko.

Dopo la prima ondata di maltempo dei primi giorni di maggio infatti, domenica 14 l’immagine della Madonna del Bosco è stata infatti peregrinare in processione dalla sua dimora presso il Santuario fuori il paese di Alfonsine dove è custodita, nei luoghi di culto della città (chiese del S.Cuore in piazza Monti e di S.Maria in prossimità di piazza Gramsci e chiese della frazione di Rossetta e di Fiumazzo) e dove si sono svolti incontri di preghiera ed adorazione officiati dal parroco moderatore don Massimo Goni.

Maria di Nazareth che protegge e rincuora come a sfogliare un “Vangelo secondo Maria” definito da qualcuno come …“sobrio illuminismo che non celebra il trionfo della ragione, ma si nutre della cognizione e del dolore”… , un insegnamento questo di più di duemila anni fa che oggi è di inaspettata attualità e (anche) fuori schema rispetto al modello della comunità dei credenti e quasi volto finanche a “non stare al gioco”, per vivere una libertà religiosa anche laica a esponenziare i diritti di donne e uomini di buona volontà credenti o meno, che valga per tutte le religioni e che è incivile non rispettare.

(Giuseppe Vassura)