Imola. La discarica di Imola da alcuni giorni ha ricominciato ad accogliere rifiuti dopo la decisione del Comune di Imola e della Regione Emilia Romagna di dare il via libera al conferimento, giustificando al riapertura con la necessità di accogliere i rifiuti che si sono creati con le alluvioni di maggio in Romagna.

Una balla al balzo che Regione e Comune hanno immediatamente colto per uscire dall’imbarazzo dopo la decisione di non decidere del Governo nazionale e il no arrivato oltre cinque anni fa dal Tar, che bocciò il progetto di sopraelevazione, e confermato nel 2019 dal Consiglio di Stato.

La storia insegna che a nulla valgono le assicurazioni sul fatto che si tratterebbe di una “riapertura temporanea, utilizzo dei soli lotti esistenti per il conferimento di scarti derivanti dal trattamento dei rifiuti urbani e dall’emergenza dei territori colpiti dall’alluvione in Emilia-Romagna. Discarica rifiuti non pericolosi. Chiusura definitiva prevista entro il 31 dicembre 2024”.

Non a caso il comitato “Vediamoci chiaro” non molla la presa e rilancia le sue ragioni in contrapposizione a quelle istituzionali.

“La Regione e il Comune stanno sostenendo la validità dell’autorizzazione per la sopraelevazione della discarica di 375.000 tonnellate, di cui rifiuti già depositati per 178.000 t, dunque teoricamente rimarrebbero ben 200.000 t ancora da conferire. Ma sull’intera sopraelevazione ricordiamo che si sono espressi sia Tar che il Consiglio di Stato dichiarando che tale autorizzazione non è valida per gravi motivi. Le amministrazioni hanno dunque scelto di procedere in aperto contrasto con tali sentenze.

Il comitato ha seri dubbi che l’intera operazione sia unicamente limitata ai rifiuti dell’alluvione: “In merito a cosa finirà in discarica è illuminante la seguente dichiarazione: ‘Il Comune di Imola ha precisato che si ausoica che il conferimento dei rifiuti speciali all’impianto sia di provenienza regionale e che sia installato al termine della coltivazione un impianto fotovoltaico’ (Punto 1.44, pag 9 della delibera di giunta regionale n. 1100 del 26/06/2023). Tale dichiarazione lascia aperte tutte le possibilità, soprattutto ai rifiuti speciali provenienti da tutta Italia come è sempre stato in passato, altro che rifiuti dell’alluvione”.

Le motivazioni a confronto