Nuovo appuntamento con la rubrica di Daniele Barbieri “Frammenti umani nelle strade”. Oggi tocca alle storie arrivate da Antonella (2), Maria Teresa (1) e Riana (4, è una stakanovista: però una delle vicende è casalinga). La prossima puntata ri-tocca a me. E voi – se volete – fate i commenti e/o raccontatemi i “vostri” quotidiani frammenti ([email protected]).

Racconta Antonella / 1

Sono a Roma sul 3: da molto tempo non è più tram, ma bus (stanno rifacendo i binari). L’autista è un tipo gentile, chiacchiera con una signora age («’ na vecchia»). A un certo punto però un tassinaro gli taglia la strada, e l’uomo si trasforma : «A pezzo de merda, ma se guida così? L’animaccia tua… E sei pure laziale».

Racconta Antonella / 2

Torpignattara, mi fermo da un Bangla a comprare frutta. Una signora cinese si lamenta dei prezzi. Comincia il teatrino. «Io non ho guadagnato niente per due mesi» dice il negoziante: «perché a me la roba costa ma poi non me la compravano. Come devo fare? Sto qui dalle sette di mattina a mezzanotte per guadagnare qualcosa». E la signora cinese: “Però tu alzi i prezzi, ma i nostri stipendi sono sempre quelli”. Vanno avanti così per un po’, mentre io scelgo un meloncino. Dopo un po’ intervengo anch’io, nella lingua che entrambi usano per capirsi: «È vero, qui aumenta tutto ma se invece di discutere fra noi ci incazzassimo forse cambierebbe qualcosa». Il verbo incazzare sicuramente lo conoscono, però sembra che le mie parole cadano nel vuoto. O no?

Racconta Maria Teresa

Sono in treno verso Viareggio, per un incontro femminista Vicino a me, una ragazza con uno strumento musicale in una borsa da cui non si separa mai, nemmeno per andare in bagno. Di fronte un’altra ragazza, ha un tablet davanti, scorre le foto. Si inizia a parlare. Lei è maestra nella periferia di Milano. Nella sua classe: 2 egiziani, 1 marocchina, 2 peruviani, 1 salvadoregna, 2 rumeni, 1 bimba albanese con 2 soli italiani. Lei sintetizza così: «Pratichiamo l’ interculturalità divertendoci e crescendo».

Racconta Riana / 1

Non faccio in tempo ad aprire la finestra che Mario – il gatto della vicina – salta dentro miagolando a gran voce. Sono stesa sul letto a leggere la posta nel telefono. Mentre salticchia, Mario perde un granello nero che sembra una pulce. Lo spingo giù e mi libero della sua insistenza nell’unico modo che funziona: ciotola con un pugno di croccantini. Ogni mattina. Non me ne libererò mai. È il gatto che mi morde la coda.

Racconta Riana / 2

Mangio per colazione una brioche della Caritas. Riscaldate non sono male, anzi meglio di quelle al Bar del Porto. Il pittore ci va a mangiare a mezzogiorno, alla mensa di Olbia. Dice che bisogna arrivare alle dodici e un quarto, quando stanno per chiudere, cosi si possono chiedere gli avanzi. La sera elargisce. Mi è toccata la brioche. Non è la prima volta che mangio cibo della Caritas. Avevo un amico peruviano che mi regalava le scatole di riso. Le apriva per scoprire ogni volta che non gli piacevano. A me sì. C’erano su le stelline della Comunità Europea.

Racconta Riana / 3

Due banchi del mercato più in là ci sta Peter, irlandese che vive con una cagliaritana e vende carillon: quei cosini piccoli di acciaio con la manovella e le linguette di metallo che vibrano le note quando passano sulle sporgenze dentate del rullo: carillon, appunto.

Peter li avvita su legnetti colorati dipinti a mano. É un vecchio comunista e fra le sinfonie non manca l’Internazionale «che è un pezzo per intenditori». Ma la musica che suona più spesso é una ninnananna molto famosa. Passano davanti al suo banco due coatti romani. Tatuati e rapati. «Senti?» fa uno con tono evocativo: «un carillon». E l’amico: «tutte le volte che sento un carillon mi vien voglia di farmi di crack».

Racconta Riana / 4

Due signore di mezza età sedute sul muretto mangiano il gelato. «La prossima settimana ci saranno quarantasette gradi» fa la mora in tono drammatico. L’amica cicciottella è decisamente più rilassata: «Non credo, siamo sul mare… difficile…». L’ altra insiste: «a quarantasette gradi, si muore. Ti rendi conto?” Replica: «mah, forse in qualche zona all’interno». La mora: «Nooo, hanno detto qui». E l’amica: «sai cosa mi piace del caldo? Mi estranea dalla realtà».