Venezia, 5 settembre 2023. In questa giornata in concorso a Venezia 80 si contrappongono due punti di vista generazionali. Da un lato l’impegno e la politica, di una volta, incarnati dal film della ultrasettantenne regista polacca, che denuncia il suo Paese sulla gestione dei migranti dall’altra l’assenza di politica, di visione complessiva, ma solo il vitalismo esistenziale individuale dei trentenni romani.

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In concorso “Enea” di Pietro Castellitto, anche interprete al fianco di Benedetta Porcaroli e del padre Sergio e “Zielona granica (il confine verde)” di Agnieszka Holland. Tra i Fuori Concorso: “Hit man” di Richard Linklater e “Ryuichi Sakamoto: opus” di Neo Sora. Debutto a Orizzonti Extra per “Day of the fight” di Jack Huston, di nobili natali sia cinematografici, il nonno è John Huston, sia reali, essendo la madre una lady inglese.

Il secondo film del giovane Castellitto narra, tanto per cambiare, di Roma e romani (pare esista quasi solo questa città per il cinema italiano). I protagonisti sono lo stesso regista che fa l’Enea del titolo e Giorgio Quarzo Guarascio, che fa il suo amico Valentino. Insieme fanno due trentenni romani della “buona borghesia” che vivono con l’unico progetto di scacciare la noia, facendo uno l’aviatore ed uno il gestore di un sushi bar e maestro di tennis e partecipando a feste e giocando a poker. Ma oltre a questo Enea deve gestire un rapporto di famiglia con padre psicoanalista (Sergio Castellitto) e madre curatrice di un rubrica di libri in tv (Chiara Noschese) ed azzuffarsi con un fratello più piccolo (il fratello Cesare Castellitto) con qualche problema di bullismo. Inoltre lui e l’amico decidono di spacciare cocaina, un grosso carico ed entrare nel mondo della malavita romana. Arriva infatti anche il villain della storia (Giorgio Montanini) oltre alla bella tennista (Benedetta Porcaroli). La storia è destrutturata, non è cinema di genere gangster nè crisi generazionale e familiare, nè storia d’amore ma un vortice di emozioni e sensazioni che travolge i protagonisti e che sottotraccia contiene tutti questi temi. Per i critici è un’opera divisiva, chi ne immagina un futuro da film di culto, chi ne sottolinea la voluta superficialità dello sguardo, senza porsi il problema di ciò che viene mostrato.

Credits mostra del cinema di Venezia

Dal lato opposto, con un punto di vista ben chiaro, critico verso la Polonia e la Bielorussia, la regista polacca Agnieszka Holland, 74 anni, narra di immigrati impantanati nel limbo delle foreste insidiose e paludose che compongono la cosiddetta “frontiera verde” tra Bielorussia e Polonia. Sono rifugiati dal Medio Oriente e dall’Africa che cercano di raggiungere l’Unione europea e che rimangono intrappolati in una crisi geopolitica cinicamente architettata dal dittatore bielorusso Alexander Lukashenko. In un tentativo di provocare l’Europa, i rifugiati sono attirati al confine dalla propaganda che promette un facile passaggio verso l’UE. Ma li aspetta la violenta repressione da parte della polizia di frontiera polacca, che su ordini del governo Duda cerca di ricacciarli indietro senza alcun riguardo. Pedine in questa guerra nascosta, le vite di Julia, un’attivista che ha rinunciato alla sua comoda vita, Jan, una giovane guardia di frontiera, e una famiglia siriana si intrecciano. La regista denuncia questa parte di Europa senza diritti, prevaricatrice, dove non ha prevalso lo spirito che avrebbe dovuto guidare il vecchio continente dopo la caduta del muro di Berlino, solidarietà, fratellanza, cultura. Lo fa in quel modo diretto, senza fronzoli e durissimo, anche didattico, nella convinzione che certe cose vadano semplicemente portate alla luce: “The Green Border” è pieno di sofferenza e cattiveria e cerca, attraverso emozioni forti, costruendo una storia di abusi vergognosi su donne, anziani e bambini, di coinvolgere emotivamente ma anche “politicamente” gli spettatori. Spiega la regista: “ho sempre avuto la sensazione che nazionalismo e totalitarismo si fossero solo addormentati. Che la violenza sarebbe tornata. Quando ho girato Europa Europa, il muro di Berlino era caduto e si aveva l’idea che la storia come perpetuazione del male fosse finita. Oggi, invece, il nostro futuro è molto uguale a quello del passato più brutto. Cioè a quell’Europa che – diversamente da quello tutta a favore di diritti e benessere – ha creato morte e distruzione”.

Film necessario, non solo per il tema ma per il valore dei quanto girato, in bianco e nero e a capitoli, non potrà essere ignorato dai giurati per un premio o il premio principale.

(Caterina Grazioli)