La digitalizzazione e la costante connessione in rete sui social fornisce agli utenti un’incredibile quantità di informazioni sulle altre persone collegate, in pratica una serie di finestre aperte sulla vita degli altri. Il possibile distacco da questo costante flusso genera ansia e spinge invece a non interromperlo mai, controllando le notifiche senza sosta.

Il fenomeno sociale denominato FOMO, Fear of Missing Out, si concretizza nella paura di perdersi qualcosa di questo infinito aggiornamento sui social network riguardante gli eventi, le vacanze, ecc. In un social si trova l’immagine vetrina che ogni persona ha a livello virtuale con cui interagiscono gli altri utenti.

In un articolo Il Sole 24 Ore elenca FOMO tra i cinque sintomi da dipendenza dai social e risponde al quesito sul social che crea più dipendenza. La Royal Society for Public Health l’ha chiesto a circa 1500 giovani britannici tra i 14 e 24 anni, con l’intento di “profilare” i lati positivi e negativi di cinque popolarissime piattaforme. Nel complesso quella che ne esce peggio è Instagram.

Conseguenze del FOMO

Essere interessati ai contenuti di una piattaforma di per sé non è negativo, tuttavia diventa un problema se è un bisogno incessante durante tutta la giornata e influisce nella vita quotidiana sulle scelte, sia di acquisto sia personali. Veniamo da una stagione estiva in cui siamo stati bombardati dalle fotografie dei viaggi e dei soggiorni all’estero o in Italia di amici e parenti, spesso accompagnati da commenti entusiastici (chissà quanto veritieri). Navigando tra le immagini di una bella vacanza, può accadere che si svaluti la propria realtà di fronte a ciò che non si può vivere e che si ritiene di maggior valore. La conseguenza è un senso di frustrazione da parte di chi non ha la possibilità di avere la stessa esperienza estiva.

Non è semplice l’allontanamento dai social, nonostante il disagio provato. Ci sono persone vulnerabili che pensano di poter rimanere escluse dalla comunità, se disconnesse da internet, per fragile autostima o per solitudine interiore. L’insoddisfazione invece spinge a continuare a osservare la vita virtuale altrui, pensando di averne un beneficio.

Il supporto di uno psicologo è utile all’accettazione e all’apprezzamento del proprio percorso e a riconoscere e a superare un comportamento deleterio.
Infatti il persistere di un comportamento ossessivo di continua connessione ai social, potrebbe condurre a un forte stress, all’insonnia e all’ansia. La terapia online è un servizio accessibile a tutti e consente di entrare in contatto con psicologi specializzati. Il centro medico Serenis offre qui l’accesso alla sua piattaforma in cui, dopo la compilazione di un questionario, al paziente viene associato lo psicologo adatto con cui lavorare in un percorso per il benessere mentale.

Consigli per nuove abitudini

È indispensabile dar vita a nuove abitudini di utilizzo dei social, da introdurre gradualmente per ridurre la dipendenza. Innanzitutto c’è la possibilità di disattivare le notifiche per limitare le sollecitazioni al collegamento online oppure, più drasticamente, si eliminano le app sullo smartphone.

In questo modo si sposta l’attenzione su altre attività in cui concentrare la mente. Esistono app che misurano il tempo di permanenza sui social network e per limitare l’impatto del flusso continuo di informazione, si stabilisce una soglia da non oltrepassare. Potrebbe non essere sufficiente a far decidere per la disconnessione, ma almeno si instaura un senso di colpa per non aver rispettato i limiti autoimposti.

Trascorrere la giornata in compagnia di altre persone nella vita reale oppure lasciare spazio allo sport e agli hobby, dà l’opportunità di godere del presente. La navigazione prolungata online non comporta benefici a livello mentale e fisico.
Uscire e fare una passeggiata, aumenta le endorfine e libera la mente dall’ossessione di collegarsi a internet, oltre a far perdere peso rispetto a una giornata sul divano.