Bologna. La notizia tanto attesa è finalmente arrivata: i Gessi emiliano-romagnoli entrano a fare parte del Patrimonio Unesco. In questi giorni una delegazione della Regione Emilia-Romagna guidata dall’assessora Lori, aveva raggiunto la sede del Comitato del Patrimonio mondiale Unesco in Arabia Saudita per sostenere la candidatura dei Gessi e delle grotte dell’Appennino emiliano romagnolo a Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, presentata dall’Italia tramite il Ministero della transizione ecologica.

Riva di San Biagio nel Parco della Vena del Gesso (Foto Schiassi)

La decisione è arrivata oggi, martedì 19 settembre, da Riyad (Arabia Saudita), dove si è riunito il Comitato internazionale dell’agenzia delle Nazioni Unite, a seguito della valutazione positiva dell’Unione internazionale per la Conservazione della Natura, organo di consulenza tecnica dell’Unesco. La Regione Emilia-Romagna centra uno straordinario obiettivo.

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I siti interessati

Da oggi, quindi, le grotte e i fenomeni carsici che si trovano nelle rocce evaporitiche (gesso e sale) sono ufficialmente riconosciute come valore universale per le loro caratteristiche di unicità e rappresentatività a livello mondiale. Un sito seriale composto da sette aree nelle province di Reggio Emilia, Bologna, Rimini e Ravenna: Alta Valle Secchia (Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano), Bassa Collina Reggiana (Paesaggio Protetto della Collina Reggiana), Gessi di Zola Predosa (sito Natura 2000), Gessi Bolognesi (Parco Regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa), Vena del Gesso Romagnola (Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola), Evaporiti di San Leo (sito Natura 2000), Gessi della Romagna Orientale (Riserva Naturale Regionale di Onferno).

Il percorso della candidatura

Il Consiglio direttivo della Commissione nazionale italiana per l’Unesco ha deciso di proporre il carsismo emiliano-romagnolo come candidatura italiana alla Lista del Patrimonio Mondiale per il 2023 nel gennaio 2022, poi tra il 21 e il 28 novembre dello scorso anno la commissaria Unesco Gordana Beltram è stata in Emilia-Romagna, come previsto dalla procedura, per una serie di sopralluoghi ed incontri con esperti scientifici, organi di gestione, stakeholder istituzionali e locali per conoscere da vicino il patrimonio ambientale, storico e culturale dei Gessi emiliano-romagnoli. A luglio 2023 si è concluso l’iter di valutazione tecnica con la proposta di una bozza di decisione in merito all’esito della candidatura, accompagnata da prescrizioni e raccomandazioni, che viene rimessa alla decisione dei 21 membri Comitato del Patrimonio Mondiale.

Le dichiarazioni

“Questo importante riconoscimento da parte dell’Unesco ci offre l’opportunità di valorizzare e proteggere questo patrimonio ambientale unico al mondo e, contemporaneamente, offrire ai territori una straordinaria leva di promozione culturale e socio-economica – afferma l’assessora alla Programmazione territoriale e parchi, Barbara Lori, presenta a Ryad– si conclude nel migliore dei modi un’esperienza emozionante per cui voglio ringraziare il Comitato Scientifico Regionale, i Comuni e il Ministero; insieme a loro, con il presidente Bonaccini e la Giunta, continueremo a lavorare affinché questo nuovo sito possa arricchire ulteriormente il territorio dell’Emilia-Romagna. Un grazie particolare all’ambasciatore italiano all’Unesco, Liborio Stellino, che ha guidato la nostra delegazione nel lavoro di condivisione con gli altri Paesi”.

“Grande soddisfazione per questo importante riconoscimento a un patrimonio ambientale unico nel suo genere.  I Gessi e le grotte dell’Appennino emiliano-romagnolo, di cui fa parte il Parco della Vena del Gesso, hanno un ruolo strategico nella promozione a livello internazionale del nostro territorio e possono diventare una leva importante per la promozione di un turismo sostenibile, dando così nuove prospettive alle aree collinari e montane contro lo spopolamento. La via del Gesso, il percorso realizzato dal Cai che collega la stazione ferroviaria di Imola al Parco della Vena del Gesso passando sulla Ciclovia del Santerno consente di mettere a sistema questo importante Patrimonio con la rete ferroviaria nazionale e con l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari, dando luogo a nuove e importanti sinergie. Un ringraziamento a tutti coloro che si sono impegnati per il raggiungimento di questo importante obiettivo” commentano il sindaco Marco Panieri e l’assessora all’Ambiente, Elisa Spada.

Il circolo Legambiente Lamone Faenza esprime “grande soddisfazione per la conferma della notizia dell’accoglimento del riconoscimento di Patrimonio mondiale dell’Umanità ai ‘Fenomeni carsici e grotte nelle evaporiti dell’Appennino Settentrionale’. Oltre alla tutela di questo patrimonio ambientale unico, questo riconoscimento può aprire oggi importanti ricadute per i nostri territori: ecoturismo, didattica, tutela del paesaggio, realizzazione del parco geologico museale, che darebbero qualche risposta allo sviluppo economico e sociale della comunità locale, assieme alle attività agricole e industriali compatibili.
Naturalmente gli strumenti programmatori come il ‘Piano territoriale del Parco della Vena del gesso romagnola” e la variante al Piano infraregionale delle attività estrattive (Piae) relativa al polo estrattivo ‘Cava di Monte Tondo’, dovranno, a maggior ragione, tener conto di questo importante riconoscimento.
A questo proposito, ricordiamo – ancora una volta – che lo studio commissionato a suo tempo dalla Regione indicava di utilizzare lo scenario B, esteso su un periodo di 10 o 15 anni, o comunque tempo necessario al completo recupero ambientale del Polo, indipendentemente dalla eventuale minore utilizzazione da parte del concessionario…, e questa potrebbe essere la strada per salvaguardare anche i posti di lavoro attualmente in essere.
Questo naturalmente a patto che l’azienda si impegni a riconvertire progressivamente le attività del sito, organizzandosi per diminuire l’uso del gesso vergine, utilizzando più cartongesso dismesso, diversificando le produzioni, avviando la sperimentazione di altri prodotti nel settore dell’edilizia sostenibile.
Ipotesi queste che abbiamo tentato di avanzare più volte e che oggi è necessario discutere con i lavoratori, i loro sindacati, l’azienda, gli amministratori e le comunità locali”.

L’iscrizione arriva dopo sette anni di impegno da parte della Regione, dei 19 Comuni, dei 4 Enti di gestione dei Parchi, delle Università di Modena e Reggio Emilia e di Bologna, della Soprintendenza, della Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia-Romagna, con il coordinamento e la collaborazione del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Si tratta del sesto sito naturale italiano riconosciuto da Unesco e del secondo per l’Emilia-Romagna, dopo le Faggete vetuste delle Foreste Casentinesi. Ma complessivamente salgono a 16 i luoghi che in Emilia-Romagna – a vario titolo – possono fregiarsi a vario titolo della prestigiosa attribuzione.

Le caratteristiche del sito

Nei gessi dell’Emilia-Romagna si trovano la grotta epigenica più lunga al mondo (oltre 11 km), quella più profonda (265 metri), la più grande sorgente salata d’Europa e una varietà straordinaria di minerali e forme carsiche studiate già a partire dal 16^ secolo, che sono riferimenti internazionali per lo studio del carsismo nelle evaporiti.

Le rocce evaporitiche, con cui si aprono le grotte, testimoniano due momenti importanti della storia della Terra: la rottura del supercontinente Pangea (200 milioni di anni fa, in cui si formarono i Gessi Triassici) e la crisi di salinità messiniana, quando il Mediterraneo si trasformò in un enorme lago salato (6 milioni di anni fa, in cui si formarono i Gessi Messiniani). Le grotte visitabili di questo nuovo Patrimonio dell’Umanità sono quelle della Spipola (Gessi Bolognesi), la Tanaccia e la Re Tiberio (Vena del Gesso Romagnola) e Onferno.

“Grande soddisfazione per questo importante riconoscimento a un patrimonio ambientale unico nel suo genere.  I Gessi e le grotte dell’Appennino emiliano-romagnolo, di cui fa parte il Parco della Vena del Gesso, hanno un ruolo strategico nella promozione a livello internazionale del nostro territorio e possono diventare una leva importante per la promozione di un turismo sostenibile, dando così nuove prospettive alle aree collinari e montane contro lo spopolamento. La via del Gesso, il percorso realizzato dal Cai che collega la stazione ferroviaria di Imola al Parco della Vena del Gesso passando sulla Ciclovia del Santerno consente di mettere a sistema questo importante patrimonio con la rete ferroviaria nazionale e con l’autodromo Enzo e Dino Ferrari, dando luogo a nuove e importanti sinergie. Un ringraziamento a tutti coloro che si sono impegnati per il raggiungimento di questo importante obiettivo”, commentano il sindaco Marco Panieri e l’assessora all’Ambiente, Elisa Spada.