Grotta di Onferno (Rimini), Evaporiti di San Leo (Rimini), Vena del Gesso Romagnola (Ravenna/Bologna), Gessi Bolognesi, Gessi di Zola Predosa (Bologna), alta valle del Secchia (Reggio E.), Bassa collina Reggiana. Le aree carsiche dell’Emilia Romagna sono diventate patrimonio dell’Umanità Unesco.

Grotta nella Vena dei Gessi romagnola (foto Nicolas Garelli)

“Nel 2016 consapevoli dell’importanza mondiale dei fenomeni carsici nei gessi dell’Emilia-Romagna, abbiamo deciso di proporre alla Regione di farsi promotrice della candidatura di tali fenomeni a Patrimonio mondiale dell’Umanità, ben consapevoli dell’impegno richiesto – si legge nel comunicato della Federazione speleologica regionale -.

La delegazione italiana a Riyad

Il 19 settembre 2023 l’Unesco ha riconosciuto l’importanza di questo patrimonio geologico conferendo il prestigioso riconoscimento ai ‘Fenomeni carsici e grotte nelle evaporiti dell’Appennino Settentrionale’. Questo riconoscimento è centrato sull’importanza dei sistemi di grotte che sono tra i più completi, unici al mondo, e molto ben studiati”.

Un risultato reso possibile “grazie all’impegno della Regione, del ministero dell’Ambiente, del ministero degli Affari Esteri, dell’Ambasciatore italiano presso l’Unesco, per il lavoro volontario condotto in questi anni dal Gruppo tecnico scientifico a supporto della candidatura e grazie alla consulenza della ‘A² studio srl, Trento’ e ‘Dolomiti Project srl, Feltre (BL)’. Se oggi possiamo vantare un nuovo Patrimonio mondiale dell’Umanità lo dobbiamo in primo luogo a generazioni di speleologi della Federazione speleologica regionale dell’Emilia-Romagna che hanno esplorato e studiato le grotte con il fondamentale apporto delle Università, delle Soprintendenze, della Regione e dei Parchi e promossa una costante azione di difesa di questi fragili ambienti contro la loro distruzione”.

Grande, quindi, la soddisfazione per il risultato ottenuto, ma “ricordiamo che questo importante riconoscimento comporta una grande responsabilità. Ora è necessario anche un cambiamento concettuale. La salvaguardia degli ambienti carsici e del loro patrimonio naturale e culturale richiede il massimo impegno. Occorre abbandonare la logica che considera l’ambiente solamente come un mero strumento da sfruttare in modo indiscriminato sino ad arrivare alla sua distruzione irreversibile.

Grotta nella Vena dei Gessi romagnola (Foto Nicolas Garelli)

Come ribadito dall’Unesco: ‘Il patrimonio è la nostra eredità del passato, ciò con cui conviviamo oggi e ciò che trasmettiamo alle generazioni future. Il nostro patrimonio culturale e naturale sono entrambe fonti insostituibili di vita e ispirazione’. Nel tempo siamo riusciti a fare sì che i gessi dell’Emilia-Romagna siano protetti con precise norme, in particolare facendo cessare la loro distruzione ad opera delle cave. Oggi resta l’anacronistica cava di Monte Tondo la cui attività ha comportato e può comportare la distruzione di fenomeni carsici ora Patrimonio mondiale dell’Umanità. È necessario che questa attività distruttiva cessi, come chiesto dall’Unesco la quale sottolinea che ‘I siti Patrimonio dell’Umanità appartengono a tutti i popoli del mondo, indipendentemente dal territorio in cui si trovano”.