Imola. “Innovazione nella prevenzione e cura delle malattie cardiovascolari” è il tema del 24° congresso nazionale della “Società italiana di ricerche cardiovascolari” che sarà ospitato a Imola Palazzo Sersanti (piazza Matteotti 8) dal 18 al 20 ottobre.

Il quattrocentesco Palazzo Sersanti aprirà le sue porte ai cardioscienziati provenienti da tutta Italia e da blasonate accademie internazionali che si ritroveranno a Imola in occasione del 24° congresso nazionale. A trent’anni dalla sua nascita, la Sirc affronterà il tema dell’innovazione nella prevenzione e nella cura delle malattie cardiovascolari, prima causa di morte al mondo, guardando alle nuove sfide che provengono dai tempi che stiamo vivendo.

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“Negli ultimi 3 anni il mondo è cambiato profondamente, nuove esigenze sono emerse e la comunità scientifica internazionale ha cambiato marcia – afferma il professore Vincenzo Lionetti, presidente della Sirc -. Per questo i ricercatori stanno battendo nuove strade per giungere a delle strategie di precisione per la prevenzione, la diagnosi e la cura personalizzata delle malattie cardiovascolari acute e croniche. L’invecchiamento, il genere, le conseguenze del Covid19 e l’implementazione tecnologica sono alcuni dei temi sui quali la ricerca cardiovascolare ha deciso di convergere per trovare nuove soluzioni, in accordo con l’obiettivo sviluppo sostenibile n. 3 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, ovvero “Buona salute e benessere”,

A due anni dall’ultima edizione del Congresso, gli studi condotti da giovani ricercatori che hanno permesso di compiere un significativo passo in avanti nelle conoscenze, presentati in anteprima a Imola, saranno valorizzati attraverso premi prestigiosi tra cui il “Premio Antonio Maria Valsalva” e il Sirc Trainee Award “Gianni Losano”, grazie al continuo supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola. Il Congresso ha ricevuto il patrocinio della Città di Imola, della International academy of cardiovascular sciences, dell’Istituto nazionale di ricerche cardiovascolari e della Fondazione italiana per il cuore.

La Sirc

La “Società italiana di ricerche cardiovascolari” è una organizzazione no-profit nata nel 1993 per realizzare un’ambiziosa missione.

La Società mira, infatti, a promuovere l’integrazione nella pratica medica quotidiana dei più recenti sviluppi della biologia cardiovascolare , al fine di colmare la lacuna tra la ricerca di base e la sua traslazione terapeutica.

Le malattie cardiovascolari costituiscono la principale causa di morte nei paesi occidentali.

La Sirc mira a svelare i sottili e intricati meccanismi molecolari e cellulari che sottendono la patogenesi delle più invalidanti malattie cardiovascolari (infarto del miocardio, ictus, malattia degli arti periferici, scompenso cardiaco, etc.) al fine di individuare nuovi e più efficaci bersagli terapeutici.

La Società è ispirata dal principio che le scoperte di laboratorio derivanti dalla ricerca guidata da ipotesi nell’ambito della patofisiologia cardiovascolare debbano essere trasferite in terapie clinicamente rilevanti.

La Sirc riconosce l’importanza della interdisciplinarietà per raggiungere i più elevati standard ideali della ricerca e della pratica clinica, e accoglie fisiologi, biochimici, farmacologi, biologi cellulare e molecolari, biotecnologi, come pure cardiologi, chirurghi cardiaci e vascolari e angiologi.

La Società incoraggia fortemente l’interconnessione tra le più diverse branche della biologia e della medicina cardiovascolare per svolgere la sua missione clinica e scientifica, e per fornire consulenze per istituzioni educative, agenzie governative, e i responsabili della salute pubblica.

Finalità

Scopo della Sirc è promuovere, diffondere e valorizzare le ricerche sull’apparato cardiovascolare. A questo scopo la Società si propone di:

1. facilitare lo scambio di informazioni sulle ricerche e gli studi inerenti l’apparato cardiovascolare;

2. organizzare congressi scientifici a livello nazionale e internazionale sui temi più attuali della ricerca cardiovascolare;

3. stabilire rapporti di collaborazione con altre società scientifiche;

4. sviluppare piani di ricerca in collaborazione con i Centri istituzionali specializzati in questo settore ed Enti pubblici e privati;

5. favorire i rapporti internazionali e le ricerche coordinate in Italia ed in altri Paesi, anche con l’istituzione di borse di studio.

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Antonio Maria Valsalva

Nato ad Imola il 17 gennaio del 1666, compie i suoi studi presso la facoltà di Medicina e Filosofia dell’università di Bologna, sotto la guida del maestro Marcello Malpighi che, insieme al proprio allievo Giovan Battista Morgagni, formano una triade medica di insegnamento e di indagine scientifica importantissima per l’influenza che ebbe sull’evoluzione del pensiero e della medicina moderna.

Laureatosi nel 1687, si iscrisse all’albo dei medici bolognesi ed iniziò subito ad esercitare con successo, ciononostante, la sua grande passione furono l’anatomia e le ricerche anatomiche, di cui applicò i risultati investigativi alla chirurgia e alla medicina, dissezionando i cadaveri dei pazienti che aveva assistito in vita, per poterne scoprire le reali cause di decesso.

La fama universale arrivò nel 1704, quando il Valsalva diede alle stampe il famoso “De aure humana”, alla cui stesura aveva collaborato il fidato allievo Morgagni e che aveva richiesto più di quindici anni di ricerche e più di mille dissezioni di teste umane.
Dall’anno seguente ottenne l’incarico di “pubblico lettore ed ostensore” di anatomia e lo svolse fino alla sua morte, avvenuta per un’apoplessia, il 2 febbraio 1723.