Pubblichiamo il documento dei dirigenti scolastici degli Istituti comprensivi di Imola presentato al Consiglio comunale aperto del 23 novembre.

E’ difficile, se non impossibile, non provare un senso di vera e propria impotenza per la terribile fine di Giulia Cecchettin. Tanto più se chi scrive è preposto quotidianamente al duro mestiere di educatore e di organizzatore di educazione.

Né vale la considerazione che pure tanto si faccia da anni per contrastare la violenza di genere, perché non è mai abbastanza, non è mai sufficiente.

La violenza sulle donne fino al femminicidio è un fenomeno nefando che attraversa la società italiana di tutte le generazioni, a prescindere dalla provenienza geografica e dalle condizioni economiche e sociali delle vittime e dei carnefici.

La scuola è certamente chiamata a fare la sua parte, e la fa in un lavoro quotidiano e silenzioso costellato dall’assunzione di responsabilità di migliaia di docenti, educatori e lavoratori della conoscenza, con attività e iniziative sempre più ricche ed articolate.

Tuttavia, avvertiamo l’esigenza di un impegno dedicato, costante e condiviso, che vada oltre l’ordinarietà della vita scolastica e, al tempo stesso, superi la mera logica dell’emergenza, che sovente fa accendere i riflettori soltanto nell’imminenza dei fatti di cronaca per poi abbassare la guardia e lasciare il campo all’indifferenza e all’apatia. Dobbiamo fare di più e lo faremo.

Qui nella nostra Città già dal mese di settembre abbiamo programmato, come istituti comprensivi, una serie di iniziative in rete, in sinergia con quanto già avviato dal Comune sui temi dei diritti e della parità di genere.

Come dirigenti scolastici, seppure di Istituti diversi, condividiamo un unico orizzonte di senso, il bene comune; perciò, nell’ottica della promozione di ciò che il nostro territorio meglio esprime – la capacità di “fare squadra” – puntiamo ad un attivo coinvolgimento di tutta la comunità imolese, nella consapevolezza che i nostri giovani allievi di oggi saranno i cittadini di domani.

Ma non basta. Nella scuola le ragazze e i ragazzi ascoltano, vivono, si relazionano, comunque colgono aspetti diversi con i quali confrontarsi, alla ricerca di una loro identità; senza dimenticare tutto quello che sta fuori e, soprattutto, dentro la “generazione zeta”: un mondo virtuale e non, concreto o immateriale, che incombe, che si innesta e (r)innova atavici pregiudizi, vecchie e nuove oppressioni.

Il tema, quello vero, è come fare per diffondere la cultura della non violenza, nonché quale significato assuma oggi, per le giovani generazioni, il diritto alla libera espressione di sé, alla costruzione di un progetto di vita consapevolmente scelto. Il maschilismo, il non rispetto dell’autonomia e della libertà femminile, la cultura del possesso, che spesso involve in dominio, sopraffazione, sono mostri, purtroppo, con cui continuiamo fare i conti, a cominciare dalle famiglie che assistono attonite all’esplosione inconsulta di violenza dei loro, cosiddetti, “bravi ragazzi”.
Dietro ogni femminicidio si uccide almeno due volte. A morire è certamente la donna, la fidanzata, l’amica, ma con lei muoiono anche la famiglia di lui e di lei e il tessuto sociale più ampio delle amicizie e delle relazioni interpersonali. Dopo ogni delitto efferato niente sarà più come prima. Le relazioni umane si incrinano e si insinuano il dubbio, il terrore, la paura dell’altro.

Senza questa consapevolezza, socialmente condivisa, qualunque cosa potrà fare la scuola non sarà mai sufficiente.

“Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”, recita un vecchio proverbio africano. La famiglia da sola non basta, la scuola da sola non basta, serve una rete più ampia, un’ alleanza educativa forte, una Comunità i cui membri, seppur nei diversi ruoli, sappiano offrire stimoli e opportunità di “vera” crescita personale e sociale; una Comunità che sappia fungere da “salvagente” nei momenti di fragilità e di inevitabile sconforto.

Dateci e diamoci una mano…

(Teresa Cuciniello, Adele D’Angelo, Maria Di Guardo, Manuela Muscherà, Rossana Neri, Gabriele Petrone)