Napoleon di Ridley Scott è uscito da pochi giorni nelle sale italiane e, all’istante, si è trovato rapito dal vortice appannante di celebrazione e discredito, senza neanche concedergli il tempo di una riflessione.

Prodotto da Apple, il film si presenta al cinema con un minutaggio ridotto rispetto a quanto ipotizzato dal regista. Infatti, la versione attuale ha una durata di 2 ore e 38 minuti mentre è stata annunciata l’uscita su Apple TV della versione estesa che supererà le 4 ore. Questa la causa, con ogni probabilità, di uno sviluppo altalenante e frettoloso, che a volte fatica a legare un accadimento storico con il successivo e che si avvale quindi di cartelli per comunicare le informazioni necessarie.

Una delle questioni più dibattute riguardo al film è quella della storicità. Napoleon, senz’altro, riporta alcuni problemi storiografici ma allo stesso tempo non pretende di essere un’opera didattico-formativa. Ridley Scott, così come negli altri suoi film storici, decide di giocare con gli eventi per creare un quadro personale ed avvincente di una delle personalità di maggior rilievo di sempre. Se è vero che la curiositas è da secoli intesa come virtù umana e stimolo intellettuale, non si può negare lo slancio naturale nell’assistere, nel vedere, e, quando questo non è possibile, nel fantasticare. Dunque, l’operazione di Scott è finalizzata a soddisfare la curiosità legata al primo imperatore francese.

La pellicola apre con una magistrale sequenza in cui, con la decapitazione di Maria Antonietta, viene decretata la fine dell’Ancien Regime. Questo è visto dal regista come l’apertura ad ogni possibilità, un invito all’affermazione in qualsiasi natura: personale, ideologica, nazionale.

É proprio mentre la ghigliottina recide la testa della regina che si scopre il volto di Napoleone (Joaquin Phoenix).

La regia rivela subito la linea intimista del film che privilegia un’analisi personale del personaggio. Napoleone pare ambizioso quanto goffo. Un grande stratega militare ma con problemi d’ansia, come mostrato durante l’assedio di Tolone, la prima delle battaglie riportate dal film. In questa occasione Napoleone, nonostante abbia pianificato meticolosamente la conquista della città, prima in mano agli Inglesi, è dipinto tremolante e incerto durante la carica.

Il Napoleone di Scott soffre anche di una forte dipendenza dalle figure femminili della sua vita: la madre e la moglie Giuseppina. Il rapporto con quest’ultima permea l’opera e stringe l’imperatore nel ruolo del fragile dalla spiccata volubilità.

Alla parte intima si contrappone la ricostruzione di eventi, battaglie ed incontri non troppo precisa e alle volte totalmente inventata. Esempi ne sono la presenza di Napoleone alla ghigliottina di Maria Antonietta in Piazza della Concordia, l’utilizzo di cannonate sulle piramidi o l’incontro con il generale inglese Wellington.

Queste scene dal forte simbolismo e maestosità sembrano inserite quasi per alimentare il paradosso per cui un uomo piccolo, non solo per statura, si sia trovato le sorti dell’Europa in mano sprovvisto delle necessarie abilità e maniere.

In merito a ciò va forse sottolineata la spiccata inclinazione anglo-americana di Ridley Scott e dello sceneggiatore David Scarpa, ma di certo non si può pretendere dal film una pedissequa verità storica per cui si hanno a disposizione scritti e addirittura lettere di Napoleone stesso alla moglie (usate come espediente narrativo anche nel film). Preso atto di ciò si può discutere su quanto il ritratto fornito si avvicini al nostro, non di quanto sia storicamente coerente.

Che ci si lasci trasportare piuttosto dalla tecnica di un regista di ottantacinque anni che oltre alla maestria riesce a far emergere un’idea di fondo tutt’altro che scontata. L’affermazione di un Napoleone spaesato e poco dedito alla politica, dovrebbe farci interrogare sul degrado sociale ma soprattutto politico chinato davanti a chiunque si proclami o addirittura venga proclamato nuova guida e salvatore.

Come detto, Napoleon è un dunque un gioco intellettuale, meravigliosamente eseguito e conferma Ridley Scott quale alternativa artistica ed alta ai film di sperimentazione.

(Leonardo Ricci Lucchi)