Iris Franceschini, psicologa e giramondo è a Bangkok per preparare la sua prossima pubblicazione. Ha accettato ben volentieri la nostra proposta di descriverci le tante facce di quella città.

Ci sarebbe moltissimo da dire su questa città che è un caleidoscopio di emozioni e situazioni: è la somma di molte culture e suggestioni. Prima di lanciarmi però debbo confessare che non ho letto moltissimo su questa città e questo paese, quindi parlerò in modo direi naive, partendo dalla diretta esperienza, dalle basi, cioè da cosa la gente si mette ai piedi. Per le donne si assiste ad un tripudio di crocs, nessuna liscia: un florilegio di fiorellini, fiocchetti, luccichini, animaletti dei cartoni animati e non, le decorano, nel caso delle ragazze più rock, le croc sono nere, decorate da oggettini bianchi, argento o perla, insomma sul tema black and white. Per il resto o scarpe da ginnastica o ciabattine di tutti i tipi, con peletto, tipo chanel aperte dietro, eleganti o da bagno.

Non molto diverso il discorso per i maschi: ciabattone o scarpe da ginnastica, a volte, più raramente, le immancabili crocs, in occasioni ufficiali scarpe occidentali di pelle nera con i lacci. Sono vestiti tutti in modo discreto, colori non troppo accesi, le donne adorabili bamboline sui quaranta chili e poco più, occhietti a mandorla, bellissimi capelli neri e lisci, boccucce piene; gli uomini meno affascinanti, non molto alti e con poca muscolatura; entrambi i sessi si fanno biondi quando sono in vena di modernismi occidentali, a volte con meches rosa o azzurre e pantaloni tagliati per i più audaci, veramente innamorati dell’occidente e con velleità artistiche, insomma i trasgressivi.

La presenza di pelouche è endemica: attaccati alle borsette, ai telefonini, alle chiavi, persino un paio di poliziotti li avevano attaccati ai pantaloni: i ruoli di genere non sono così rigidi e questo non è visto come leziosaggine, è un tocco tenero, un po’ femminile, che fa parte della cultura.  Una presenza di transgender è perfettamente integrata nel contesto, benché vi sia un movimento in corso che richiede pari diritti nell’ambito lavorativo, in cui sono avvenuti episodi di discriminazione. I diritti LGBTQI+ sono molto più rispettati che negli altri paesi confinanti, forse la tolleranza implicita in un approccio buddhista alla vita rende più aperti alla diversità: non raccomandava il Buddha di uscire dalla tirannia dei desideri per evitare il dolore, percorrendo la dorata “via di mezzo” senza sbilanciarsi troppo in nessuna direzione, accordandoci allo scorrere della vita senza opporre inutili resistenze, tanto dobbiamo bruciare il karma per accedere al Nirvana, l’illuminazione che libera dal ciclo di vita e di morte nella ruota delle reincarnazioni?

Infatti l’atmosfera è calma e gentile e benché ci si muova in una città di quasi undici milioni di abitanti, tutto si muove come in una danza: anche nei momenti di punta della metro, ognuno aspetta con calma il proprio turno, non ci si urta, non ci si spinge, non ci si tocca nemmeno: sono altamente cinestesici ed hanno in pieno il senso dello spazio individuale. La gente è naturalmente meditativa, concentrati su sé stessa ed il proprio telefonino, ma non indifferente: tutti  gentilissimi e subito presenti se vi è un necessità es. problemi al tornello di entrata, valigia pesante o donne in difficoltà con i bambini. Questo mix di autonomia emotiva e cortesia è sempre stato il modello di comportamento stampato nel mio cuore e qui finalmente è un fenomeno sociale.

Vedo unite la spiritualità dell’India, senza il fanatismo e  l’eleganza del Giappone senza il tratto rigido e l’obbligo della performance: lo spirito della poesia, permea questa città, lo si nota nei tempietti davanti alle case, ma anche davanti ai grandi alberghi per dare una casa agli spiriti del luogo, che abbiamo deprivato del loro territorio usando la terra per le nostre costruzioni, nei fiori e incensi che vengono donati abbondantemente nei templi ai molteplici Buddha d’oro, in una devozione quotidiana e sentita, al punto che in cima ad un famoso centro commerciale, nel roof c’é la statua della Dea Lakshmi, alla quale vengono costantemente fatte offerte di frutti e fiori, soprattutto dalle donne (dea del femminile dona bellezza e fortuna), che poi vengono rimesse su un tavolo e ridonate senza soluzione di continuità.

O parliamo del tempio posto nell’hotel Erawan, un hotel splendido ed elegantissimo, costruito nel 1956, e funestato da un codazzo di disgrazie, tra cui danni e morti. Gli astrologi interpellati hanno visto la causa delle disgrazie nella cattiva stella sotto la quale era nato l’hotel: per sistemare le cose e dare una casa agli spiriti offesi, il 9 novembre 1956 una statua di Brahma fu sistemata in un pezzo di terreno sotto la costruzione, offrendo un grande spazio agli spiriti facendone un luogo di culto per tutti, frequentatissimo e ricco di montagne di fiori, incensi e candele offerti dalla popolazione. La maledizione ha lasciato l’hotel e il tempietto lavora a pieno ritmo; c’è un tavolinetto con fogli sui quali chiunque può scrivere le proprie richieste a Brahma (un dio indiano, ma il meticciato culturale e religioso fa parte del fascino di un luogo dive buddhisti, induisti e cristiani convivono in pace) , biglietto che viene consegnato dal richiedente stesso al corpo  di ballo li presente sotto una tettoia con suonatori e danzatrici in costume tradizionale: a seconda della forza nel portafoglio può ordinare il numero di ragazze, da 2 a 6 che canteranno e danzeranno per lui o lei inginocchiati in preghiera davanti a loro. Di fianco, nel caldo tremendo la fila circolare di offerte e preghiere prosegue, con fiori bianchi ed arancioni che si accumulano in cataste e candele accese con gli incensi. Il raffinato approccio filosofico del Buddha, che voleva liberarci dai desideri non fa molta presa: benché il buddhismo sia una filosofia più che una religione, poiché non implica l’idea di un Dio, ma di uno sviluppo di coscienza oltre l’identificazione coi desideri e coi su e giù della vita, l’umanità è ancora troppo bambina per fare proprio questo approccio e gioca tutte le sue carte per muovere a pietà il cuore della divinità in modo da avere un benevolo aiuto … E’ un passaggio anche questo. I templi sono anche luoghi di divinazione; sono bellissimi, sembrano immersi in una luce dorata, forse per il riflesso dei Buddha dorati e dei fiori arancioni in genere, a volte rosa (fiori di loto, simbolo della fioritura del settimo chakra del Buddha); dorati gli oggetti, le porte, i bellissimi affreschi alle pareti: c’è sempre un tappeto rosso davanti all’altare. In un angolo,  c é un bicchiere  di legno con dei bastoncini numerati: si scuote il bicchiere finché un bastoncino non cade e in un piccolo armadio ci sono i cassetti corrispondenti ai numeri, con un foglietto che è un vaticinio, scritto in thai, ma ora anche in inglese; ho fatto la prova 2 volte, l’anno scorso ho buttato 2 bastoncini e pur con numeri diversi, mi hanno detto la stessa cosa, responso negativo, quest’anno, nuovamente con 2 numeri responso uguale, positivo….Vedremo.

I Bang erano villaggi sul bellissimo fiume Chao Phraya, (ci sono molte località con questo prefisso: io vivo a Bang Son dopo Bang Sue non lontano da Bang Pho) che uso per tagliare la città in barca, evitando il traffico diabolico.  Bang-Kok era il più grande di questi ed ora è una città enorme che comprende tante città: intorno a Lumpini park, una zona verde con grossi varani che girano tranquilli intorno al laghetto, si sviluppa la CBD (Central Business District) con uffici e palazzoni meravigliosi ai miei occhi, una zona occidentalizzata; nella città vecchia e lungo i canali, I khlong, c’è la vita delle casette sull’acqua, non molto diversa da centinaia di anni fa; nel quartiere cinese si è veramente in Cina, stessa cosa per il quartiere indiano dove si beve un chai migliore che a Delhi…. A ridosso c’è il mercato dei fiori con masse meravigliose di fiori di ogni colore e dimensione, in testa i fiori arancioni per onorare i templi; girano persone di tutti i tipi ed anche parecchi monaci in tunica arancione, per l’approvviggionamento quotidiano.

I templi sono anche la casa di molto gatti, che dormono beati nelle mani incrociate delle statue del Buddha; non capisco se siano diventati vegetariani a furia di mantra e devozioni, o siano semplicemente ipernutriti e viziati; ho visto io stessa tre gatti sonnacchiosi sul Buddha, che non hanno nemmeno mosso la palpebra pur essendoci due topolini a raspare vicinissimi a loro! Voglia di lavorare zero!I gatti sono gli unici animali visti in città: una società così legata all’equilibrio e all’eleganza nelle manifestazioni emotive non può sopportare lo spontaneismo e l’invadenza dei cani: devono rinascere più  meditativi cioè gatti prima di venire ammessi in case e templi. I bambini sono di una bellezza estrema, amati e curati; per meritarsi tutto questo si comportano benissimo, calmi educati ed osservatori, il contrario degli esagitati bimbi italiani … Spero nessuno faccia cambio, ma la tentazione deve esserci.

Nonostante i molti problemi sociali, la pensione mensile dopo i 60 anni consiste in 100  euro circa, molti uomini sono pieni di vizi dall’alcool, al gioco e alle donne , abbandonando il peso del ruolo  di cura di bimbi e anziani sulle spalle delle donne, senza  contribuire nemmeno economicamente, se si dice qualcosa contro il re ci sono 110 anni di galera, la prostituzione è diffusissima, come la corruzione… Eppure la magia pervade questa città e nel tramonto dorato che sto vedendo dalla mia finestra la bevo…Spero ne arrivi un sorso a chi mi legge.

(Iris Franceschini)