L’amicizia fra Kato e Alfredo col tempo diventò più solida. Si erano confidati le rispettive passioni e quando Alfredo capitava alla stazione ecologica dove lavorava Kato scherzavano e si divertivano ad aggiornarsi sulle loro nuove pensate.

Le storie inventate da Kato sugli oggetti che finivano in deposito, le invenzioni recenti di Alfredo. Kato aveva insistito per invitarlo a cena. Gli avrebbe preparato alcune prelibatezze del suo Paese. L’arte di arrangiarsi l’aveva impratichito in cucina e la nostalgia l’aveva orientato a mantenere alcune delle tradizioni alimentari di origine.
Piatti poveri ma gustosi, ricchi di spezie, sui quali aveva chiesto delucidazioni a sua madre e alle sorelle. Inoltre aveva una sorpresa per lui. Era un piacere condividere la propria cultura con persone che avrebbero certamente apprezzato.

Dopo ripetuti inviti fissarono la data. Kato era emozionato e si diede molto da fare. Il campanello suonò. Kato abitava solo a un paio di isolati da Alfredo.
Alfredo entrò seguito dalla moglie e dal figlio. Salutò l’amico e fece le dovute presentazioni. Si guardò intorno divertito. Poi il divertimento si tramutò in leggero stupore man mano che Kato gli mostrava orgoglioso l’appartamento.

La casa era completamente allestita con arredi di epoca diversa e dagli stili più vari, ma abbinati con gusto, tanto da restituire una vista di insieme quasi armonica. Riconobbe una poltrona rossa che aveva notato a fianco del cassonetto vicino a casa e un tavolino e un televisore datato ma funzionante, un mobile anni ’50 con la radio incorporata.


In un attimo realizzò che l’amico era uno dei rilevatori sconosciuti che risparmiavano la rottamazione definitiva agli oggetti abbandonati impropriamente e pensò alla selezione accurata che doveva aver portato a quel risultato.

La casa era un piccolo museo, involontario spaccato storico dei consumi di un Paese industrializzato. Mancava una delle sue creazioni che gli avrebbe senz’altro portato. Non riuscì a trattenere una risata benevola che sciolse lo stupore.
Kato spiegò che aveva inventato una storia per ogni oggetto. Alcuni gli erano sembrati strani. Li aveva recuperati per curiosità.
La moglie di Alfredo osservava divertita, mentre Mattia ascoltava rapito i racconti di quell’omone dai modi gentili e vagava in una casa così diversa dalla sua con l’entusiasmo di un’avventura.

Alfredo e Kato condividevano il peccato di infrangere le regole rigorose del corretto conferimento. Il primo per inventare, il secondo per necessità ma entrambi per una giusta causa di sicura prospettiva.

Al termine della cena, Kato porse ad Alfredo un invito. La settimana successiva nella libreria del quartiere avrebbero presentato il suo primo libro di storie. Non poteva mancare. No non avrebbe potuto.

(Fine)

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(Virna Gioiellieri)