Un trailer in stile hollywoodiano, Milano invasa da volantini e striscioni misteriosi e biglietti per un live tour. Queste sono state le prime trovate pubblicitarie per l’annuncio di uno dei ritorni più attesi: i Club Dogo si riuniscono e usciranno con un nuovo album nel 2024.

Fan e colleghi sono letteralmente impazziti, facendo segnare un rapido sold out per le tre date previste del 10, 11 e 14 marzo al Forum di Assago. Il gruppo è stato costretto ad aggiungerne altre 7.

Club Dogo (Foto di Nasodacornflakes – Club Dogo, da Wikipedia)

Origini e discografia

Prima della nascita del gruppo rap che avrebbe rivoluzionato per sempre la scena musicale italiana, Guè Pequeno e Jake La Furia facevano parte del trio “Sacre Scuole” insieme a Dargen D’Amico. Il gruppo produrrà un solo album in studio, “3 MC’s al cubo”.

Nel 2001, in seguito a contrasti interni che hanno portato all’esclusione di D’Amico, al gruppo si aggiunge Don Joe; questa risulterà essere la struttura definitiva che porterà alla nascita dei Club Dogo (2002).

– “Mi fist”, data di uscita 2004. L’album d’esordio del gruppo milanese è una pietra miliare del rap “vecchia scuola”, dove parole e rime sono protagoniste più dei suoni. Nonostante la fedeltà alle radici hip-hop, le 20 tracce volgono lo sguardo ad un nuovo modo di interpretare il genere. Questo aspetto porterà a considerare i Dogo come pionieri di un futuro del quale risulteranno incontrastati protagonisti.

“Barra” scelta dall’autore:
Cerco la pace tra le bombe, la vita tra le tombe
La luce tra le ombre, ma é la realtà che mi confonde.
(La stanza dei fantasmi, Jake La Furia)

– “Penna capitale”, data di uscita 2006. Nel secondo album in studio il gruppo da voce alla rabbia di un popolo, quello italiano, vittima di uno Stato risultato irrimediabilmente corrotto dopo l’ennesimo scandalo legato al processo Tangentopoli.
L’alternarsi tra il sentimento anarchico che arde alimentando l’intero album (e continuerà a bruciare anche nei tanti lavori successivi) e gli espliciti racconti legati all’abuso di sostanze stupefacenti, darà origine all’inconfondibile stile Dogo.
In questo progetto inizia a comparire una collaborazione con un artista che, oltre ad essere legato da una profonda amicizia con Guè Pequeno, diventerà anch’egli un “King” del genere: Marracash.

“Barra” scelta dall’autore:
Non ha paura che la fortuna blocchi la ruota
Sa che un uomo vale più di ogni banconota
Con lo sguardo sull’asfalto agli angoli bui
Si farà una vita, non lascerà che sia la vita a farsi lui.
(Una volta sola, Jake La Furia)

– “Vile denaro”, data di uscita 2007. Il trio milanese ha sempre dato estrema importanza al testo, intento che trova conferma anche in questo terzo album registrato in studio.
Anzi, grazie all’evoluzione delle tecniche metriche dei tre Mc’s e ad un suono crudo che sembra essere nato apposta per accompagnare ogni singola rima, questo progetto rappresenta il picco più alto dal quale il Club potrà permettersi di osservare l’intera scena che sta cambiando proprio grazie alla loro musica.
Corruzione, droga, violenza, sesso e condizioni esistenziali estreme si alternano come un mantra lungo l’intero album, dando vita a canzoni che diventeranno generazionali.

“Barra” scelta dall’autore:
Questa fiction fa sul serio, cosa racconterò a mio figlio
Sto cadendo senza appiglio.
C’è qualcuno che mi sgama anche se muovo un sopracciglio,
E nessuno che mi ama. Nessuno.
(Dolce Paranoia, Guè Pequeno)

– “Dogocrazia”, data di uscita 2009. In questo quarto album, qualcosa cambia. I suoni si fanno più prepotenti, dando l’impressione di voler creare un progetto che possa essere apprezzato anche nel mondo della dance.
Il Club vuole far ballare la gente, cercando di conquistare con largo anticipo un mercato che solamente qualche anno dopo sarebbe stato travolto dal genere Reggaeton.

“Barra” scelta dall’autore:
Puoi annegare dentro un mare di lacrime o torni a nuoto
Vedo cicatrici dentro allo specchio delle mie brame
Ma non è una favola il mio mondo di lame e collane.
(Amore Infame, Jake La Furia)

– “Che bello essere noi”, data di uscita 2010. Jake La Furia lo mette in chiaro fin dalla prima barra: “non siamo più quelli di Mi Fist, e quindi?”.
Il gruppo sa che se vuole sopravvivere continuando a dominare la scena bisogna essere in grado di cambiare. Questo album sembra incarnare l’evoluzione del precedente, caratterizzato dal giusto equilibrio tra suoni più “pomposi” e la centralità del testo.
Anche i numeri sulle piattaforme di streaming musicale certificano la riuscita di questo quarto album: alcune delle tracce inserite sono tra le più ascoltate di sempre.

“Barra” scelta dall’autore:
È regolare dire che se stai di me*** io sto uguale,
Che sudo mentre guardo il soffitto e dormo male.
Sono come i tuoi fantasmi che mi tengono sveglio
E ho scoperto che i vivi non sono niente di meglio.
(All’ultimo respiro, Jake La Furia)

– “Noi siamo il club”, data di uscita 2012. L’introduzione affidata alla voce di Carlo Lucarelli, in riferimento ai cattivi esempi che in Italia hanno sempre proliferato in qualsiasi ambito, apre il sesto album con un messaggio forte: meno felici ma più furbi.
Perché come hanno sempre cantato i tre Mc’s, per sopravvivere nel nostro bel Paese bisogna conoscere e saper fronteggiare gli aspetti più crudi della quotidianità, anche a costo di sacrificare la propria felicità personale.
Riguardo all’album i Dogo sembrano intenzionati a conquistare una fetta di pubblico diversa dal solito, meno di nicchia. I testi e le rime si alleggeriscono, cantate con una maggiore leggerezza. Questo porta a confezionare la tanto rincorsa “Hit estiva”.

Con P.E.S. (21.000.000 di ascolti su Spotify), canzone che prende titolo e ispirazione da uno dei videogiochi di calcio più conosciuti, il Club raggiungerà un livello di notorietà probabilmente mai auspicato.

Oltre al “tormentone”, nell’album é presente una collaborazione geniale che ne accresce l’appeal; la rivisitazione di “Con un deca”, brano degli 883 carico di sentimenti nostalgici che la rendono una delle canzoni più amate da un’intera generazione.

“Barra” scelta dall’autore:
“A volte mi prendo a pugni, a volte mi scanso
Io non basto a me stesso, no io mi avanzo
Alza il sipario, svela il trucco della magia
Che la gente come me è sempre sola anche in compagnia.”
(Se non mi trovi, Jake La Furia)

Non siamo più quelli di ‘Mi fist’”, data di uscita 2014.
L’industria musicale, sempre più ossessionata dalla quantità piuttosto che dalla qualità, stava cambiando. Così anche il Club ha cercato di rimanere al passo con i tempi con l’uscita di quello che, dal 2014 fino ad oggi, è rimasto il loro ultimo progetto.

Con il settimo album i Dogo sanno di dover replicare alla hit P.E.S., ed è così che nascono i tre brani che ne raccolgono l’eredità; “Fragili” con la partecipazione di Arisa, e “Sai Zio” dove campionano la voce di Zucchero in “Overdose”. Infine “Lisa”, brano capolavoro che unisce il vecchio stile Dogo ad una nuova musicalità, con l’utilizzo di un leggero auto-tune che rende la traccia ancora più profonda.

Oltre al talento, sono stati lungimiranza e fiuto imprenditoriale (sopratutto per quanto riguarda Guè Pequeno) ad aver sempre contraddistinto il trio, consentendogli di cavalcare al meglio i cambiamenti musicali vissuti durante la loro carriera. Lo attesta anche il fatto che questo sia l’album dei Dogo più ascoltato di sempre (Spotify).

“Barra” scelta dall’autore:
“Lisa si aiuta saltellando in mezzo ai passi falsi,
Conosce i modi di fare e i modi di farsi.
Lisa balla col diavolo un lento come una principessa,
Lisa si sveglia e vorrebbe tirarsi un colpo in testa.”
(Lisa, Jake La Furia)

Non resta che aspettare impazienti il nuovo anno quando, dopo anni di attesa, il trio che ha accompagnato milioni di persone attraverso le loro più disparate strofe tornerà ad infiammare la scena.

(Daniele Ferri)