La Camera dei Deputati ha bocciato (o quanto meno rinviato, almeno a dopo le Europee di giugno) la ratifica del Meccanismo europeo di stabilità, il Mes: l’Italia rimane l’unico tra gli stati membri dell’Unione europea a non aver ancora ratificato questo trattato.

Ratificarlo non significa attivarlo (eppure ce ne sarebbe bisogno per finanziare investimenti sempre più imprescindibili per rafforzare il nostro sistema sanitario, come chiede a gran voce chi lavora nella sanità pubblica e privata), ma dar seguito a un accordo che l’Italia ha firmato assieme ai suoi ‘soci’ in Europa.

Il voto della Camera ha mandato in fibrillazione gli schieramenti politici. In primis quello della maggioranza di centrodestra, divisa tra i voti contrari di Lega (scontato) e Fratelli d’Italia (scontato pure questo, ma un po’ meno: ora il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni dovrà spiegare la posizione nelle prossime riunioni con i capi di stato e di governo europei); astenute, invece, Forza Italia e Noi Moderati (che nella scorsa legislatura addirittura fecero nascere un intergruppo “Sì al Mes” e che ora avrebbero votato a favore, ma dovendo convivere con i due alleati di destra hanno dovuto moderare le proprie posizioni).

Sul fronte delle opposizioni il Partito democratico ha coerentemente votato a favore, così come hanno fatto Azione, Italia Viva e +Europa; di segno totalmente contrario, invece, la posizione del Movimento 5 stelle, con tanto di intervento in Aula del suo leader, Giuseppe Conte.

“Il parlamento è sovrano, noi non possiamo fare altro che prenderne atto”, è la linea ufficiale del Governo. Un modo elegante per dribblare il problema; ma mai come in questa legislatura, governo e maggioranza parlamentare sono totalmente sovrapposti.

Quale l’immagine che oggi l’Italia fornisce ai suoi partner europei?

Quando Meloni parlerà con gli altri leader europei esprimerà la sua posizione, quella del suo partito, quella della sua maggioranza?

Firma dei trattati di Roma (1957, foto Wikipedia)

L’Italia, membro fondatore dell’Unione europea (trattato di Roma del 25 marzo 1957) e componente del G7, è un grande Paese. Da cui ci si aspetta unità e omogeneità sulla politica europea e internazionale.

Non è un panorama pieno di salute quello che oggi offre la politica italiana.

Sarebbe utile un confronto anche aspro, ma basato su posizioni chiare anziché sul caos che al momento domina dentro e tra i partiti: a questo serve la politica, a dare indicazioni, prospettive e impegno verso dove vogliamo essere domani.

Per ora sembra che ad ognuno importi più dove può essere lui e il proprio gruppo politico, anziché dove potrà essere il nostro paese.

(Tiziano Conti)