Bologna. Dal sondaggio “Persone, evoluzione digitale e sostenibilità delle MPI emiliano-romagnole” di Confartigianato Emilia-Romagna, svoltosi dall’11 al 22 ottobre 2023 e al quale hanno partecipato circa 800 micro-piccole imprese e imprese artigiane, si evidenzia che nell’arco degli ultimi quattro anni una Mpi su dieci che lavora in subfornitura dichiara di aver perso commesse a seguito di processi di automazione e/o robotizzazione di uno o più dei principali committenti.

Scarica lo studio >>>>

Sistema di intelligenza artificiale (Foto Pixabay)

“I dati dimostrano che siamo di fronte a un processo irreversibile e necessario, ma non esente da rischi. Le nostre aziende non si sono tirate indietro sul versante della digitalizzazione e lo faranno anche questa volta – afferma Amilcare Renzi, segretario Confartigianato Emilia Romagna -. In questi anni vi è stata una crescita esponenziale degli investimenti nell’artigianato e nelle Pmi consapevoli che innovazione e sostenibilità, combinate con processi formativi efficaci, sono una delle chiavi per potere affrontare il futuro con fiducia. Lo sviluppo del digitale deve però essere accompagnato da un’adeguata infrastrutturazione, per evitare quei rischi che ogni processo innovativo porta con sé”.

Tra i principali rischi identificati dalle MPI come conseguenza dello sviluppo dell’IA al primo posto abbiamo la perdita di posti di lavoro (36,9%). Seguono il 31,2% di imprese di micro e piccole dimensioni che indicano il venir meno della capacità di creare oggetti unici e rispondere a esigenze personali e il 31,2% che identifica come conseguenza negativa dell’utilizzo dell’IA l’appiattimento della fantasia e della creatività che sta alla base del made in Italy. Molte imprese intervistate identificano il fatto che nell’artigianato è necessario ancora l’impiego di lavoro manuale, in quantità e modalità differenti a seconda del mestiere, come fattore che limita l’impatto dell’IA sull’attività d’impresa riparandole, almeno momentaneamente, dalle conseguenze più catastrofiche.

Tra le principali opportunità messe in gioco dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale le MPI identificano nel 29,8% dei casi lo snellimento del lavoro, nel 27,6% dei casi l’abbattimento dei costi d’impresa e nel 27,3% dei casi il supporto per sopperire alla mancanza di personale.

Nel dettaglio la quota di MPI che conosce in modo più o meno approfondito i potenziali sviluppi che potrà avere l’intelligenza artificiale nel settore si attesta al 9,3%. La maggior parte di queste imprese maggiormente consapevoli dell’evoluzione digitale del settore d’appartenenza indicano che per cogliere le sfide poste dalla transizione digitale mossa dall’IA sarà per lo più necessario ampliare gli investimenti e implementare attività di formazione del personale.

“Come abbiamo sempre fatto di fronte ai processi di innovazione, così oggi dobbiamo guardare a questa novità come una grande opportunità, a patto che questo strumento sia governato dall’intelligenza umana. Le nostre imprese devono sperimentare su questo fronte. Come associazione siamo in grado di accompagnare gli imprenditori perché questo strumento diventi un’opportunità ulteriore per sviluppare ciò che l’intelligenza umana fa da tempo immemore, senza perdere quella creatività, quell’unicità, quelle capacità di fare un lavoro ben fatto che sono proprie del mondo artigiano”, conclude Renzi.