Bologna. “Stupiti ma non troppo dal ‘patto di cemento’ tra Stefano Bonaccini e Matteo Salvini”. Un giudizio duro quello di Reca, la “Rete emergenza climatica e ambientale” che riunisce associazioni e comitati in tutta la regione Emilia-Romagna.

“In fondo la logica predatoria è trasversale e bipartisan – spiega Reca -, soprattutto qui, nel modello Emilia-Romagna, la sedicente Motor Valley. Quella stessa logica retrograda e pericolosa che asfalta la nostra regione con il falso mito della crescita infinita. Bonaccini parla di ‘un territorio che anche quest’anno, nonostante l’alluvione, si è confermato locomotiva del paese, in particolare per l’export’. Quando capirà che non ci troviamo in un mondo infinito e prima o poi la locomotiva incontrerà un burrone e dovrà fermarsi, virare o cadere?”.

Traffico lungo le strade emiliano romagnole (Foto tratta dal sito https://www.recaemiliaromagna.it/)

Il parere giunge dopo l’incontro del 29 dicembre a Roma tra Salvini, Bonaccini, e l’assessore regionale Corsini, che si concluso con la definizione di una data, 17 gennaio, per una nuova riunione propedeutica all’avvio della fase operativa delle opere. “La Bretella Campogalliano-Sassuolo, la Cispadana, l’ampliamento dell’Autodromo di Imola sono colate di cemento devastanti, buchi neri per i soldi pubblici, in un territorio già abbondantemente impermeabilizzato e fragile, come ci hanno insegnato i recenti disastri causati da frane, alluvioni. È chiaro che nuove strade e autostrade non diluiranno il traffico ma lo attrarranno in un circuito vizioso che porta con sé inquinamento e maggiore incidentalità”.

La Cispadana collegherà il casello Reggiolo-Rolo dell’A22 alla barriera di Ferrara Sud sull’A13, “un nastro di cemento di 64 km, in project financing, avrà un costo (lievitato negli anni) di 1,7 miliardi di euro di cui 879 milioni di fondi pubblici. Sarà costruita da Arc (Autostrada regionale Cispadana) controllata con il 51% da Autobrennero Spa che gestisce in regime di proroga la A22 (la concessione è scaduta nel 2022)”.

La Bretella “è un nastro d’asfalto di 22 km tra l’autostrada del Brennero A22 dall’uscita a Campogalliano (Modena Nord) fino a Sassuolo (distretto della ceramica), anche su questa opera pende il rinnovo della concessione Autobrennero”.

Le associazioni locali, aderenti a Reca, “hanno già proposto alternative riferite al ferro, la ‘bretellina’ tra Cittanova – Dinazzano, che era anche previsto nel Prit (Piano regionale integrato dei trasporti) 2020 della Regione Emilia Romagna, ma tuttora non finanziato. D’altra parte, i paesi alpini di valico, che sorgono sull’autostrada del Brennero si stanno opponendo all’enorme traffico di camion con trasporto merci”.

A Modena il Consiglio comunale, compreso il Pd, a ottobre ha votato a favore un ordine del giorno chiedendo di rivedere il progetto del prolungamento fino a Sassuolo dell’A22 e di modificare il progetto esecutivo dell’opera nel tratto in cui attraversa lo scalo merci di Marzaglia-Cittanova per consentire l’ampliamento dello stesso. “Il Pd regionale quindi si mostra più retrogrado e ‘cementificatore’ dello stesso Pd locale”.

Infine l’autodromo di Imola, “che quest’anno ha compiuto 70 anni nel fango, è stato inondato ben due volte a maggio e a inizio novembre, visto che corre a pochi metri dal fiume, ed è tutto in zona esondabile. Negli anni si è ampliato tombando anche tratti di torrenti (come il Rio Goccianello). L’autodromo è un buco nero di fondi pubblici, gestito da Con.Ami (consorzio di 23 comuni) e da

Formula Imola, già a gennaio 2023 era finito sotto il mirino della Corte dei Conti, per criticità nella gestione e costi societari da tagliare. L’autodromo è contestato dai residenti e dalle associazioni ambientaliste per l’inquinamento acustico e dell’aria che provoca. Secondo Legambiente Medicina Imola, lo stesso boschetto piantato come compensazione risulta insufficiente a compensare l’inquinamento. Come possiamo continuare a sprecare soldi in continui progetti di ampliamento, a due passi dal fiume, dannosi per la salute e l’ambiente?”.

In generale tutto il Prit 20-25 “è sbilanciato sul creare/ampliare nuove autostrade-strade-tangenziali e agevolare traffico su gomma, la sproporzione tra investimenti nelle strade/autostrade e ferrovie: il Prit prevede investimenti al 70% sulle strade e al 30% sulle ferrovie. Altri esempi sono il Nodo Rastignano, cantiere spazzato via dall’alluvione, che ha ripreso come e peggio di prima, visto che si stanno costruendo piloni nel letto del fiume. Si continuano ad allargare le autostrade, il lotto zero del devastante Passante di Mezzo, ha già fatto strage di migliaia di alberi nei parchi pubblici di Bologna. Solo in minima parte i soldi vanno al potenziamento delle linee ferroviarie e anche il traffico merci su ferro è minimale, verso e dal porto di Ravenna. Ben vengano quindi i progetti per migliorare le ferrovie Ravenna-Rimini e Castel Bolognese-Ravenna, ma non basta. La linea diretta Portomaggiore-Bologna, (passante per Budrio), quella che secondo il Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile) di Bologna doveva diventare una delle linee portanti del Sfm, il “Servizio ferroviario metropolitano’’, è addirittura peggiorata negli anni di cantiere per l’interramento. In questi anni non è aumentata la frequenza e i pendolari sono sempre meno, chi può prende l’auto. Così però il traffico su gomma non diminuisce ma aumenta. Bisogna investire molto di più nelle ferrovie e fermare tutti i progetti di nuove strade, bretelle e tangenziali. Questa è l’unica alternativa al burrone per la nostra impazzita locomotiva”.