Imola. “Sapevamo delle chiusure di una serie di esercizi fra la fine dello scorso anno e l’inizio di quest’anno in centro storico e siamo dispiaciuti e preoccupati. Facciamo costantemente riunioni con i commercianti, sia plenarie che a gruppi, non solamente con le associazioni di settore ed eravamo al corrente della situazione. E’ da tempo che il centro storico è al centro delle nostre valutazioni”. Inizia così la nostra intervista con Pierangelo Raffini, assessore del Comune di Imola con deleghe ai Lavori pubblici, Centro storico e Attività produttive.

L’assessore Pierangelo Raffini

Assessore, cosa ha portato a tante serrande abbassate nello stesso momento fra fine dicembre e inizio gennaio?
“Le difficoltà nascono per un complesso di fattori. Certamente in buona parte questo è dovuto al fatto che la società è molto cambiata. Il Covid ha disabituato la gente a muoversi, molti comprano su internet con l’e-commerce; c’è una crisi economica e in tasca i cittadini si trovano ad avere meno soldi. Inoltre diversi commercianti sono arrivati al termine della loro carriera lavorativa e manca il ricambio generazionale e visti i momenti difficili è molto sfidante aprire un’attività. Mettiamoci anche il fatto che per le imprese che decidono di chiudere, il periodo di fine anno è ritenuto più funzionale per i vari aspetti burocratico-amministrativi. Tutti questi fattori si sono concentrati nella fine dello scorso anno e il risultato sono diverse chiusure. Questa è solo una fotografia della realtà, ma non è nostra intenzione trovare giustificazioni, la situazione è data anche da questi fattori però il nostro impegno è quello di rispondere con misure eccezionali a un momento eccezionale. Il più presto possibile”.

Fare più eventi  può essere una soluzione?
“Il piano degli eventi, che pure è importante, non può essere la soluzione unica. Ci vuole una maggiore frequentazione tutti i giorni, nella quotidianità. Il Comune intende fare la sua parte e quindi è già in via di definizione, come annunciato dal sindaco Marco Panieri negli scorsi giorni, un programma di azioni che segneranno una nuova impostazione di gestione del centro storico rispetto al passato. Il 2024 vedrà sforzi importanti per un cambio di passo sul centro storico, perché intendiamo intervenire sui piani sosta, nuovi stalli e in altri ambiti. In particolare per favorirne la frequentazione. Penso saranno novità importanti, alcune sperimentali, ma che renderanno evidenti gli sforzi dell’Amministrazione per una svolta. Alcune novità, come nuovi arredi urbani, arriveranno e saranno visibili già nelle prossime settimane in vista della presentazione di tutte le azioni su cui stiamo lavorando”.

Cosa chiede la gente, che ora è difficile trovare in centro storico?
“La tendenza è quella di vivere il centro in particolare per le opportunità presenti nel campo della ristorazione e dell’enogastronomia, con le proposte di ristoranti, pizzerie, bar luoghi nei quali la gente può sedersi e fermarsi in compagnia. Pertanto sarebbe importante, ad esempio, poter ampliare il periodo di apertura delle cucine e quindi il lavoro di ricerca di nuove soluzioni per l’ex Bar Colonne va in questa direzione. Potenziare queste attività non vuole essere fine a se stesso. Nella nostra visione, queste attività possono e devono svolgere anche un ruolo di attrazione e di traino per i negozi e le attività commerciali in generale. Le varie tipologie di attività presenti si devono tenere insieme per garantire un’offerta ampia, qualificata e diversificata”.

Cosa si può fare in proposito?
“Serve un cambio di passo deciso per smorzare anche una narrazione negativa che si autoalimenta, per questo nelle prossime settimane sarà presentato il piano straordinario 2024 per il centro storico già annunciato dal sindaco Panieri. Come già detto avremo più ambiti di intervento, nel frattempo ci ripromettiamo di trovare una o più attività da insediare negli spazi dove c’erano l’ex Bar Colonne e lo spazio della galleria del Risorgimento, che tengano aperte in fasce d’orario più lunghe, fino a sera. Da parte del Comune, che è proprietario di quegli spazi, c’è tutta la disponibilità a creare le migliori condizioni per favorire la riapertura di quei locali. Ci sono trattative in corso, certamente si tratta di spazi grandi, circa 600 mq fra il piano terra e il primo piano e quindi non è facile trovare la soluzione più adatta, ma ci stiamo provando”.

L’interno dell’ex Bacchilega

E l’ex Bacchilega?
“Con l’ultimo bando non abbiamo ottenuto il risultato auspicato. E’ chiaro che non è solamente questione di come sono formulati i bandi. In questo caso, ad esempio, avevamo inserito anche l’ex edicola come possibile laboratorio perché con il cambio di gestione non è più possibile fare un laboratorio al piano superiore come un tempo, sono cambiate ovviamente le leggi e la Soprintendenza, essendo un locale storico vincolato, è molto rigorosa. Noi accompagneremo però in questo percorso chi dovesse impegnarsi nel locale.
La ricerca è nel trovare imprenditori pronti a mettersi in gioco con competenze e un progetto, in un investimento importante, che comporta anche un forte impegno a tutto tondo, oltre all’aspetto economico. A noi, come Amministrazione, interessa che quegli spazi tornino ad essere sede di attività, vengano riaperti con la garanzia di continuità.
Di conseguenza, anche su questo presto metteremo in campo anche soluzioni straordinarie e innovative per dare la possibilità di partire senza troppe ansie.

Come si è verificato con l’ex Opera Dulcis…
“Intanto siamo arrivati ad aggiudicare i locali dell’ex Opera Dulcis e i nuovi gestori hanno tutte le caratteristiche per fare bene. Li abbiamo incontrati e abbiamo avuto la netta sensazione che abbiano le idee chiare. In questo modo, l’augurio è che possano contribuire a rianimare piazza Matteotti anche di sera, con aperitivi e dopocena”.

Sono stati aperti negli ultimi anni troppi centri commerciali e supermercati in periferia?
“Ritengo che nel passato siano stati compiuti alcuni errori di valutazione, certamente. Ma non vogliamo pensare a ciò che è stato. Oggi dobbiamo giocare con la situazione in campo che c’è, ripeto, per tutti i centri storici in Italia. Vogliamo guardare al presente e al futuro del centro storico e di Imola, non aprire solite polemiche inutili per trovare un capro espiatorio. In questo senso, a questa Amministrazione oggi tocca il compito di cercare soluzioni per il centro storico senza accollare la responsabilità ad altri, ma non accettiamo però che si dica, per un motivo principalmente ideologico, che è nostra la responsabilità”.

Dove è fondamentale portare più gente. Come?
“Su questo tema, insieme al sindaco che supporta anche lui direttamente, stiamo portando avanti numerosi progetti. In tal senso, va vista la rigenerazione dei locali di via XX Settembre e in angolo piazza Gramsci. Nell’ex Tazza d’oro sarà realizzata una galleria d’arte moderna per artisti e nelle immediate vicinanze saranno riqualificati due locali che saranno destinati ad associazioni culturali. Inoltre, la Galleria del Centro cittadino avrà una nuova illuminazione a led, che sarà montata anche sotto il portico di tutto il palazzo. Quanto prima pubblicheremo anche una manifestazione di interesse per individuare un luogo per i bagni pubblici in centro storico: saranno tutti tasselli di un grande piano sul 2024 che penso potrà provare ad invertire la tendenza di questa situazione.”

Nel centro storico c’è pure il mercato ambulante che ha subito diverse perdite di bancarelle…
“Il mercato ambulante è un importante momento di socialità ed economia del centro storico. La zona che oggi soffre di più è la parte su piazza Matteotti. Abbiamo incontrato gli ‘spuntisti’ insieme alle associazioni di categoria, ai quali abbiamo trasmesso il nostro interesse per il mercato ambulante e l’intenzione di pubblicare due bandi, per assegnare in sede fissa gli stalli. Anche il mercato ambulante soffre come il commercio a sede fissa con una riduzione di circa il 30% del numero di imprese negli ultimi anni. Ma lavoreremo anche su questo fronte per offrire un mercato qualificato e attraente.”

Qualcuno dice che siete sempre alle inaugurazioni e non vi preoccupate abbastanza delle chiusure.
“Se qualche imprenditore apre e ci invita all’inaugurazione, ci andiamo volentieri. Mi pare il minimo. Significa essere al fianco di chi investe e si mette in gioco per un’attività che è al servizio della città. E li ringraziamo per questo, sempre. Questo non significa essere indifferenti verso chi purtroppo cessa l’attività. Conosciamo le difficoltà di chi chiude e anche la loro sofferenza per la scelta che compiono”.

Qual è il messaggio che vorrebbe dare a coloro che vi criticano in questo momento?
“Sono imolese, sono orgoglioso di esserlo, come amministratore mi spoglio delle appartenenze partitiche e vorrei che il centro storico andasse sempre meglio. Fare l’amministratore in una città come Imola non è facile: la gente giustamente “ti viene a tirare per la giacca” quando le cose non vanno bene e sa sempre dove trovarti. Purtroppo il settore del commercio è sempre più variegato e difficile, ma ci stiamo impegnando. E lo facciamo attraverso la strada del dialogo e del confronto sempre aperto con gli operatori economici presenti, con le associazioni di categoria, con i residenti. Non ci spaventano le critiche, anzi ben vengano, se sono finalizzate a trovare insieme le soluzioni, non a distruggere e basta. Perché quello che deve essere chiaro, è che il centro storico è un luogo che appartiene a tutta la città, non è solo delle attività che vi hanno sede o di chi vi abita o lo frequenta per lavoro: tutti devono sentirlo proprio, dai cittadini, alle associazioni, al sistema produttivo”.

(Massimo Mongardi)