Il focolaio localizzato circa due anni fa tra Liguria e Piemonte, è sfuggito al controllo e il virus della peste suina si sta diffondendo in Pianura Padana, ora è giunto nel Piacentino. Sono già 40.000 i suini soppressi negli allevamenti infetti, ben poca cosa rispetto, per la sola Emila Romagna, a 1,2 milioni di capi (!) nei 1.200 allevamenti attivi.

Cinghiali (Foto di Ralph da Pixabay)

Di cosa si tratta

La Peste suina africana (Psa) è una malattia infettiva di origine virale, esclusiva dei suini e non trasmissibile all’uomo, endemica in Africa. Nei primi anni 2000 purtroppo si è propagata nell’Europa dell’Est e da lì verso il centro Europa, inoltre è presente in Cina, nel Sud-Est asiatico e nell’America Centrale.

Si tratta di un virus molto specifico con elevata mortalità (tra il 90 ed il 100%), alta persistenza nell’ambiente (per mesi, anche fino a due anni se le temperature sono molto basse) e alta contagiosità (vedi Psa – Ministero della Salute).

La malattia si diffonde tramite lo spostamento nel territorio di cinghiali infetti e/o di suini infetti verso la macellazione e/o per trasporto di loro parti (ad esempio frattaglie, lavorati, stagionati, ecc.) e/o dallo spostamento tra gli allevamenti di attrezzi da lavoro, indumenti del personale operativo, ecc. (si pensi, ad esempio, all’accudimento, al trasporto di mangimi, alle visite sanitarie, ecc.), non ultimo tramite gli scarti di cucina umani non consumati, se mangiati dai suidi (Vedi Psa – Alimenti&Salute)

La ricerca di un vaccino efficace finalmente sta dando i primi frutti e solo recentissimamente è stato messo a punto un formulato da parte di un team vietnamita-statunitense (Vedi Psa: i primi vaccini nei domestici), vedremo in quali tempi questo prodotto sarà disponibile in Europa (e a quale prezzo).

A livello nazionale la situazione è gestita da un Commissario Straordinario, monitorata dai servizi veterinari e rappresentata in un Bollettino epidemiologico, aggiornato in tempo reale.

Cosa si sta facendo

Per contenere il propagarsi della malattia è in vigore un protocollo internazionale ed alcuni Regolamenti comunitari, in particolare il 2023/2894) stabilisce provvedimenti e restrizioni laddove vengono accertati animali infetti. In base al rischio di propagazione vengono, via via, stabilite “zone di restrizione” di I, II o III livello.

Le misure da adottarsi sono molteplici: dalla riduzione della popolazione di cinghiali selvatici, alla realizzazione di recinzioni per evitare la fuoriuscita dalle zone a rischio di animali e/o evitare il contatto tra esemplari selvatici e animali allevati, dai protocolli igienici per l’allevamento dei suni (disinfezione indumenti e presidi in/out), fino alla soppressione dei capi allevati nelle aree focolaio( Vedi Psa – Cosa sapere).
Inoltre nelle zone infette vengono bloccate le movimentazioni di animali e dei prodotti lavorati (che per la Regione Emilia Romagna valgono oltre 300 milioni di €/anno!).

La nostra Regione ha stanziato 5 milioni di euro tramite bando (che scade l’1 marzo 2024) destinato ad allevatori e agricoltori per l’acquisto e intallazione di barriere e recinzioni antintrusione, inoltre ha attivato una “unità di crisi” per la gestione coordinata del problema.

Cosa può fare ognuno di noi

Il controllo della malattia è un compito prioritario dei Servizi veterinari delle Aziende Usl, ma su alcuni aspetti è fondamentale la collaborazione dei cittadini.

– Se vai in campagna o per boschi e ti imbatti in una carcassa di cinghiale (quindi un cinghiale morto o resti di ossa), contatta i servizi Veterinari dell’Azienda unità sanitaria locale, al numero unico regionale 051.609.2124, memorizza la tua posizione geografica sul cellulare e, se riesci, scatta una foto

– Non abbandonare nell’ambiente avanzi o rifiuti alimentari specialmente se contenenti carni di suino o cinghiale o salumi che possono essere veicolo di infezione per gli altri animali.

– Smaltisci i rifiuti alimentari, di qualunque tipologia, in contenitori idonei e chiusi e non somministrarli per nessuna ragione ai suini domestici o ai cinghiali.

– Quando rientri da una passeggiata in un’area che potrebbe essere contaminata dalla Psa, devi sapere che i tuoi vestiti e le tue scarpe scarpe potrebbero essere infette.

– Quando viaggi non portare in Italia, dalle zone infette (del nostro o di altri Paesi dell’Unione Europea o Paesi Terzi) prodotti a base di carne suina o di cinghiale, quali, ad esempio, carne fresca e carne surgelata, salsicce, prosciutti, lardo, che non siano etichettati con bollo sanitario ovale

Riflessioni personali

Per quanto detestabili, i virus sono stati uno dei fattori che hanno contribuito alla evoluzione ed alla selezione delle specie su questo pianeta, per cui è inutile imprecare, dobbiamo farci i conti.
La limitata densità delle popolazioni selvatiche, la loro lentezza di accrescimento e la loro mobilità relativa sono stati i fattori naturali, nella storia biologica, che hanno contrastato la diffusione delle malattie infettive.

I bisogni e desideri (alimentari e ludici oltre che di sopravvivenza) dei popoli e delle genti, sempre più addensate nelle città e sempre più svincolate dalla capacità portante dei territori, creano le condizioni ideali per la propagazione dei virus (ai tempi del Covid si diceva “cavalcare la prateria”).

Gli enormi volumi e gli scambi internazionali delle derrate alimentari, delle merci e delle persone sul globo (per turismo, per lavoro, per sopravvivenza) sono fattori nuovi nella storia evolutiva del pianeta.

Sul suolo dell’Emilia Romagna ci sono: 1,2 milioni di suini, 1 milione di conigli, 500 mila bovini, 100 mila ovini, 15 mila equini e 30 milioni di avicoli (che si abbeverano, mangiano, defecano ed hanno, o avrebbero, tutte le loro esigenze, poveretti) oltreché, circa 4,4 milioni di persone che vivono, perlopiù, nei centri urbani. Pensare che tutto questo sia sostenibile senza contrappesi, è pura utopia.

Realizzato questo, c’è poco da stupirsi se, ricorrentemente, arriva un maledetto virus.

Bastano queste poche considerazioni per avvalorare le mie scelte di vita, in “direzione ostinata e contraria”.

(Luca Bartolucci)