Irena Stanisława Sendler è stata un’infermiera e assistente sociale polacca, che collaborò con la Resistenza, nella Polonia occupata durante la Seconda guerra mondiale.

Durante la seconda guerra mondiale, Irena ottenne l’autorizzazione a lavorare nel Ghetto di Varsavia, come specialista di tifo.  Ma il suo lavoro ne nascondeva un altro: Irena trasportava bambini piccoli nascosti nel fondo della sua cassetta degli attrezzi; in un sacco di iuta nel retro del camion, trasportava i bambini più grandi.  Aveva un cane lì, al quale aveva insegnato ad abbaiare ai nazisti quando entrava e usciva dal ghetto. Naturalmente i soldati non volevano avvicinarsi al cane e l’abbaiare copriva ogni rumore che i bambini potessero fare. Durante quel lavoro, Irena è riuscita a far uscire dal ghetto e salvare quasi 2.500 bambini.

Irene Sendler con alcune persone da lei salvate quando erano bambini (Varsavia, 2005 – Foto di Mariusz Kubik da Wikipedia)

Alla fine i nazisti la scoprirono.  Il 20 ottobre 1943 Irena Sendler fu arrestata dalla Gestapo e portata nella famigerata prigione di Pawiak, dove fu brutalmente torturata.  In un pagliericcio trovò un piccolo quadro di Gesù con la scritta: “Gesù, confido in Te”, e lo conservò fino al 1979, quando lo offrì a Papa Giovanni Paolo II.
Lei, l’unica che conosceva i nomi e gli indirizzi delle famiglie che ospitavano bambini ebrei, sopportò le torture e si rifiutò di consegnare quei bambini nascosti.  Gli hanno rotto le ossa sia dei piedi che delle gambe, ma non sono riusciti a infrangere la sua determinazione.

Una volta guarita, è stata condannata a morte e, in attesa della sua esecuzione, un soldato tedesco l’ha portata per “un ulteriore interrogatorio”.  Mentre usciva, le gridò in polacco: “Corri”.
Lo ha fatto, aspettandosi di essere colpita dai proiettili alla schiena. Uscì da una porta laterale e si nascose in alcuni buchi nella neve finché non fu sicura di non essere seguita.

Il giorno dopo, già tra amici, lesse che era elencata come morta in una lista che i tedeschi pubblicavano. I membri dell’organizzazione “Zegota” (Salvataggio) erano riusciti a fermare l’esecuzione corrompendo un soldato tedesco.  Irena ha continuato a lavorare sotto falsa identità.
Irena teneva un registro con i nomi di tutti i bambini che aveva salvato, lo conservava in un barattolo di vetro sepolto sotto un albero nel suo giardino.

Terminata la guerra e l’occupazione tedesca, i nomi dei bambini vennero consegnati a un comitato ebraico, che riuscì a rintracciare circa 2.000 bambini, anche se gran parte delle loro famiglie erano state sterminate a Treblinka e negli altri lager.

Nel 1965, Irena Sendler venne riconosciuta dallo Yad Vashem di Gerusalemme come una dei “Giusti tra le nazioni”.

Nel 2003, papa Giovanni Paolo II le inviò una lettera personale, lodandola per i suoi sforzi durante la guerra. Il 10 ottobre 2003 ricevette la più alta decorazione civile della Polonia, l’Ordine dell’Aquila Bianca, e il premio Jan Karski “Per il coraggio e il cuore”, assegnatole dal Centro Americano di Cultura Polacca a Washington.

Nel 2007 l’allora Presidente della Repubblica di Polonia Lech Kaczyński avanzò la proposta al Senato del suo Paese perché fosse proclamata “eroe nazionale”, che venne approvata all’unanimità.
Invitata all’atto di omaggio del Senato il 14 maggio dello stesso anno, all’età ormai di 97 anni non fu in grado di lasciare la casa di riposo in cui risiedeva (sarebbe scomparsa a maggio dell’anno successivo), ma mandò una sua dichiarazione per mezzo di Elżbieta Ficowska, che aveva salvata da bambina, nella quale affermò tra l’altro: “Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra, e non un titolo di gloria”.

(Tiziano Conti)