Essere o non essere femminista non rientra tra le domande di Bella. Bisognerebbe avere conoscenza del termine per decidere, abbracciare o schierarsi ad un movimento. Noi possiamo essere femministe. Bella Baxter non conosce il femminismo, Bella semplicemente è, sperimenta, impara empiricamente ciò che è bene o male per lei. Non cerca di essere un modello per gli altri. Per questo Poor Things! Di Yorgos Lanthimos è un espressione di libertà prima ancora di essere manifesto di liberazione femminile.

Bella Baxter (Emma Stone) in una scena del film, screenshot dal trailer di “Poor Things” (foto di Maxpoto da Wikipedia)

Ma non corriamo: Poor Things! è un meraviglioso poema epico di evasione dal potere e Bella Baxter, la sua eroina, è un esperimento di Godwin Baxter, uno scienziato la cui associazione didascalica e un poco pedante tra l’abbreviazione del nome (God) e Dio, è l’unico elemento poco interessante del personaggio.
God ha un complesso sistema di organi, un viso deforme e un approccio alla vita estremamente analitico a causa del padre, che descrive come un rigido ed eccellente scienziato. Inoltre, God ha congiunto al corpo di una donna suicida il cervello del bambino da lei portato in grembo, creando Bella.

La nostra eroina, inserita nel grigio di una società educata, formale, e guidata da tanta prudenza e repressione, dà sfogo alle proprie pulsioni mentre analizza e demistifica le strutture determinate a opprimerla. Essa non può liberarsi dalle relazioni di potere che la attorniano ma sceglie come essere dominata da queste.

Per chi esordisce alla fruizione del cinema di Lanthimos, va detto che da sempre i suoi film ruotano attorno allo sviluppo psicosessuale dei personaggi. Così assistiamo all’evoluzione di Bella Baxter che conosce prima sé stessa e poi il mondo. È chiaro che la prima delle due fasi sia la più divertente da vedere ma forse la meno frequentata dai molti. Per questo stupisce.

Per la prima parte del film Bella è, infatti, trasportata dagli impulsi. Il principale sembra essere il sesso, colonna portante del film ma anche dell’essere umano.
Le persone sono maggiormente ossessionate dalla verità sul sesso, rispetto che dal suo piacere. Bella no, Bella conosce il piacere e non conosce l’impegno della società nei confronti della sessualità: la sua intellettualizzazione o la moralizzazione. Conosce l’atto in sé, ed è meraviglioso.
Essere così in contatto con l’erotismo si intreccia con altri aspetti della sua vita, come ballare in un modo che le sembra naturale, assecondare la sua curiosità nei confronti degli altri, lasciarsi guidare dalla sua fame di avventura piuttosto che dalla paura.

La stessa verve caratterizza anche l’esplorazione del mondo per Bella. Le informazioni che Bella raccoglie durante il film sono senza condizionamenti sociali e fanno di lei la massima autorità della conoscenza.
In quanto scissa da binari educativi, Bella è dotata di una spontaneità tremendamente spassosa, come quando è ad un passo dal picchiare il neonato che continua a strillare nella sala da pranzo.

La svolta sta nel viaggio (questo è un classico, ma ben reso) e nella navigazione. Recuperiamo allora Edgar Lee Master che scrive in una tra le più toccanti poesie dell’Antologia di Spoon River: “Dare un senso alla vita può condurre a follia,/ma una vita senza senso è la tortura/dell’inquietudine e del vano desiderio./È una barca che anela al mare eppure lo teme/Può praticare la libertà anche se non sarà mai libera.
Bella non teme il mare e si libera dalla cabina oscura e claustrofobica della nave, a cui è stata costretta per aprirsi al mare sconfinato che simboleggia la sua espansione nella filosofia e lo sguardo oltre gli acquerelli dell’umanità.

A questo proposito va esaltata la scelta cromatica di tutto il film, incantevole ed estemporanea, mozzafiato e immaginifica. Allo stesso modo sono sublimi i costumi, che distinguono la protagonista dalla realtà rendendola inquietante e goffa allo stesso tempo.

Le inquadrature sono piene, spesso vivaci ma anche terrificanti, oltre che per la ricerca fotografica anche per le ottime scenografie (andate a vedere il set costruito per il film, specialmente la città portuale di Lisbona, con pareti e fondali dipinti a mano).

Emma Stone, infine, ricrea il personaggio di Bella con una performance fisica magistrale che asseconda e approva una crescita personale strabuzzando gli occhi, sbadigliando o con altri movimenti impercettibili ma che cambiano la sua percezione.

Povere Creature! è un’esperienza che non va persa. Un invito a riappropriarci della nostra natura e del nostro sguardo più intimo e sincero.

(Leonardo Ricci Lucchi)