Un giorno un amico, appassionato di musica come me, mi ha inviato il video di una canzone, “Prayer of the mothers” (La Preghiera delle madri), dicendomi che mi sarebbe sicuramente piaciuta. Aveva ragione.

Questa canzone, molto particolare ed evocativa, nasce come risultato di un’alleanza tra la cantautrice israelo-canadese Yael Deckelbaum, e un gruppo di donne coraggiose palestinesi e israeliane, che guidano il movimento “Women Wage Peace”.

Questo straordinario movimento di donne per la pace, nato nell’estate del 2014 durante l’escalation di violenza tra Israele e i Palestinesi, il 4 ottobre 2016 ha visto decine di migliaia di donne ebree e palestinesi, musulmane e cristiane marciare insieme dal nord di Israele a Gerusalemme in una “Marcia della Speranza” unite da un obiettivo comune: la pace, la convivenza pacifica tra popoli di lingua, religione, cultura diversa.

Ciò che rende questa canzone così importante è il suo originale punto di partenza. “Prayer of the mothers” nasce da un movimento di donne coraggiose, molte delle quali madri, che hanno deciso di unire le loro voci per chiedere una fine al conflitto che ha causato sofferenza alle loro famiglie,ai loro figli e alle loro comunità per generazioni. Questo brano, perciò, rappresenta le madri provenienti da entrambi i lati del conflitto, unite dal comune desiderio di pace e riconciliazione. Mi è sembrato un piccolo miracolo in un’area geopolitica troppo avvelenata da odio, intolleranza e razzismo.

Come è nata la versione italiana

Dopo avere ascoltato la canzone e visto il bellissimo video, catturato dalla semplice bellezza della melodia e dalle voci stupende, ha immediatamente sentito il desiderio di prendere la chitarra e “tirare giù” come diciamo noi musicisti il pezzo, di farlo in un qualche modo mio. Poi, siccome il testo originale è in tre lingue,ebraico, arabo e inglese, ho sentito anche l’impulso di trarne una versione italiana.

Mi sono messo immediatamente al lavoro naturalmente basandomi, per ovvi motivi, sulla versione inglese. Ho registrato il pezzo con voce e chitarra sullo smartphone e l’ho inviato tramite whatsapp a un amico del cui giudizio mi fido moltissimo per capire se anche lui come me sentiva il fascino e la suggestione di questa ballata mediorientale a più voci.
La risposta non si è fatta attendere: “Bellissima canzone, stupenda, fai un video, fai qualsiasi cosa per farla conoscere e soprattutto cerca una voce femminile possibilmente mediorientale o un coro femminile che ti possa accompagnare”.

Quando qualche giorno dopo un’amica, Nohora Jerez la vicepresidente di “Trama di Terre”, mi ha detto che all’interno della associazione era nato un coro femminile (Trama di voci), ho pensato che fosse un segno del destino.

Ho preso contatto con loro e ci siamo accordati per provare ad arrangiare la canzone per voce solista chitarra e coro. Ci siamo trovati subito a meraviglia e si è creata una bellissima alchimia tant’è che, anche grazie alla competenza e alla sensibilità musicale della direttrice del coro Ilaria Petrantuono, in sole due sedute di mezzora abbiamo imbastito il pezzo così come potete sentirlo dalla registrazione fatta con un normalissimo Samsung terminate le prove.

L’esibizione a La Stalla di Valter Galavotti con il coro “Trama di voci” lo scorso 10 gennaio

Se non sbaglio, avete già avuto il battesimo del fuoco cioè la prima esibizione pubblica. Sì, recentemente il 10 gennaio al centro sociale “La Stalla” si è svolto un incontro dedicato proprio ai problemi della Palestina: “Israele-Palestina: la guerra infinita. Come uscire dall’orrore”. Ci è sembrato il contesto giusto, ideale per presentarci. Di fronte ad un pubblico attento e numeroso (c’erano almeno trecento persone) ci siamo buttati allo sbaraglio senza timori. Fin dalle prime note abbiamo sentito l’empatia che si era creata tra noi e il pubblico che ha mostrato di apprezzare la nostra esibizione con applausi, commenti positivi, sorrisi e ringraziamenti.

L’iniziativa del 10 gennaio a “La Stalla” a Imola

Per il futuro non abbiamo pianificato nulla. Se capiteranno le occasioni giuste ci esibiremo ancora e, inoltre, sarebbe bello fare un video col coro perché rimanga traccia del nostro lavoro… vedremo.

(Valter Galavotti)