Se sarà un bene “sdoganare” ad uso ricreativo la cannabis, nociva alla salute al pari di sostanze già legali come alcol – tabacco (e zucchero), lo vedremo presto dopo che pochi giorni fa il parlamento tedesco ne ha legalizzato l’uso per i maggiorenni, grazie al voto maggioritario del governo di Olaf Scholz e malgrado la sostanziale parità di giudizio fra favorevoli e contrari espressa dall’opinione pubblica.

In Italia invece, come del resto nella maggioranza dei paesi europei, la coltivazione e la vendita della cannabis ad uso non terapeutico sono vietati escluso finalità inerenti i trattamenti “di supporto” per la terapia del dolore o quando le cure convenzionali sono inefficaci o a danno del paziente (palliative).

L’efficacia, l’utilità e la tossicità della canapa terapeutica sono da sempre stati argomenti controversi, ne è sconsigliato l’uso tanto alle persone “sensibili” (psicolabili, maniaco-depressi) quanto a quelle che soffrono insonnia (e suo contrario), ansia, crisi psico-fisiche e a chi ha problemi cardiaci, polmonari ed epatici, si somministra invece in tutti i casi a lenire dolore in genere ed anche cronico e le infiammazioni come quelle della pelle (psoriasi), contro il glaucoma e contro tutte le patologie (infiammatorie) che attaccano il sistema nervoso centrale come Sclerosi Multipla, Parkinson, Alzaimer, Sla e Malattia di Crohn.

La cannabis utilizzata per uso terapeutico viene prodotta in serra in Olanda e da qui giunge fino alle nostre farmacie, i fautori della sua legalizzazione ne vollero allargare l’uso al “personale” già nel 1993 con un referendum volto anche a combattere le tossicodipendenze così anche da arrecare danno “concorrenziale” alle narcomafie ed alla criminalità organizzata.

La politica invece ha ignorato (in parte) questo positivo pronunciamento referendario motivando in prima battuta i dubbi sulla salute della gente che ne sarebbe derivato dall’uso commerciale no-limits, espressi dal Consiglio superiore di sanità dell’epoca, in merito alla inequivocabile pericolosità delle infiorescenze di canapa soprattutto da ciò che si estrae dai fiori (THC) che fumato o inalato dà sì senso di piacevolezza e rilassatezza ma anche dipendenza dovute al cannabidiolo (CBD); quanto in seconda battuta a smorzare i facili entusiasmi sulla liberalizzazione “in toto” della cannabis volta a danneggiare il commercio illegale in mano alla criminalità, motivando questo con l’esempio di ciò che accade con il gioco d’azzardo dove le mafie riescono ugualmente a prendere il controllo anche di ciò che è gestito dallo Stato.

I dubbi pro o contro “cannabis” terapeutica o ricreativa si sono sempre così rincorsi ma, come spesso accade, la verità è sempre stata forse nel mezzo ovvero fra la necessità di riformare la legislazione così a chiudere le lacune su monitoraggi e controlli, al pari di rendere certe le conoscere senza preconcetti sulla reale tossicità delle tante (troppe) droghe “light” anche sintetiche alle quali la cannabis a torto o ragione è sempre stata accomunata.

Light” (leggero, luminoso) un subdolo aggettivo in questo caso a definire un improprio significato benefico, che invece riguarda un mix di (semi-sconosciute) sostanze psicoattive contenute in cannabis che pur non provocando generalmente la morte degli adulti, che poi devono lavorare anni a liberarsene dalla dipendenza, crea invece guai seri alla salute di adolescenti e giovani che hanno sistemi neuronali in formazione.

(Giuseppe Vassura)