La lotta per la difesa della Comune, è la lotta per il diritto delle donne”, questo stava scritto sui muri di Parigi durante il governo “rivoluzionario” della “Comune” che governò la città dal 18 marzo al 28 maggio 1871.

In precedenza, qui in Pillole, abbiamo parlato delle coraggiose donne partigiane, patriote e staffette della Resistenza, ora ricordiamo illustri antecedenti, le coraggiose donne della Rivoluzione Francese e della “Comune di Parigi” le quali dimostrarono una grande forza d’animo e furono da esempio per tante donne in seguito, purtroppo poco ricordate.

Le donne della Rivoluzione Francese

L’assalto alla reggia di Versailles durante la Rivoluzione Francese: la mattina del 5 ottobre 1789 le donne che al mercato della zona Est di Parigi protestarono per la mancanza del pane, per il costo dei viveri e per la carestia in atto, a loro si aggiunsero altre che si accodarono al passaggio della marcia. Si radunarono all’Hotel de Ville poi avanzarono verso Versailles per presentare le richieste direttamente al Re: saccheggiarono case e si procurarono armi e viveri e raggiunsero il numero di settemila. Robespierre riuscì a calmarle promettendo di chiedere udienza al Re, così cinque donne delegate si presentarono al monarca per esporre le richieste del popolo e questi diede ordine di aprire i magazzini reali per sfamare la folla, ma questa non si ritirò e, nonostante la Guardia Reale armata, invase il palazzo ed il Re promise che sarebbe tornato a Parigi.

Le cronache dell’epoca narrano di donne critiche nei confronti degli uomini; gli agenti di polizia parlarono di grida del tipo “Gli uomini si stanno tirando indietro, sono vigliacchi…”.

Le donne della Comune di Parigi

Non da meno furono le “pétroleuses” della Comune di Parigi del 1871, un termine che descriveva donne che avevano usato petrolio per appiccare incendi durante tale rivolta.

La donna all’epoca non era considerato un membro a pieno titolo della società, mentre la “Comune” ne aveva stabilito la parità rispetto all’uomo, oltre che i diritti delle famiglie e dei figli “naturali”, cioè nati fuori dal matrimonio. Fu sancita la parità di salario tra donne e uomini, traguardo non raggiunto nemmeno ai nostri giorni.

La reazione, spaventata da quell’esperimento popolare, non si fece attendere ed eserciti al servizio dei sovrani attaccarono la città: dai giornali dell’epoca si ha notizia di cortei di sole donne le quali “parlavano contro gli uomini che si nascondevano invece di combattere”.

Non si limitarono a fare da supporto come infermiere, o portatrici di rifornimenti, armi ed ordini, ma parecchie di esse presero le armi, c’erano compagnie formate da sole donne volontarie che combatterono sulle barricate, famosa quella di Place Blanche difesa da un centinaio di donne immortalate in stampe e resoconti dell’epoca: “Parecchie donne combattevano in trincea, alcune vestite anche con la divisa della Guardia Nazionale”.

Elisabeth Dmitrieff

La “Unione delle donne per la difesa di Parigi” di Elisabeth Dmitrieff e un “Club femminile” scrivevano: “I nostri nemici sono i privilegi dell’attuale ordine sociale, tutti coloro che hanno vissuto del nostro sudore, che sono sempre ingrassati delle nostre miserie (…) vogliamo lavorare per mantenere il prodotto, più sfruttatori, più padroni (…) ogni disuguaglianza e ogni antagonismo tra i sessi costituiscono una delle basi del potere delle classi dirigenti”.

Chi erano queste donne coraggiose

Il “Comitato di vigilanza dei cittadini del 18° arrondissement” fu presieduto da una sarta, Sophie Doctrinal, nota per la grande attività: la più giovane aveva 14 anni, la più anziana 71.

Anna Jaclard

Anne Jaclard diresse il giornale “La sociale” e curò i feriti, Natalie Lemel capeggiò cinquanta donne che difendevano una barricata a Pigalle.
Paule Mink fu animatrice di un Club e gestrice di una scuola gratuita.

Victorine Eudes

La “GeneralessaVictorine Eudes (moglie del Generale Eudes) si distinse per grandi atti di valore.

Natalie Lemel

Infine, ricordiamo Louise Michel, scrittrice, che combatté più volte e divenne un simbolo delle donne rivoluzionarie, appellata dai nemici “La lupa assetata di sangue”, la quale dopo la sconfitta chiese per sé la condanna a morte: “Se mi lascerete vivere, esorterò incessantemente alla vendetta”, dunque eroina e simbolo di coraggio per i progressisti.

Louise Michel

Anche parecchie donne dopo la sconfitta della “Comune” furono uccise e perseguitate.

Ho visto una ragazza vestita da guardia nazionale che camminava a testa alta tra i prigionieri che avevano gli occhi bassi. Questa donna alta, i suoi lunghi capelli biondi che le scendevano sulle spalle, sfidava tutti con il suo sguardo. La folla l’ha sopraffatta con i suoi oltraggi, lei non ha sussultato e ha fatto arrossire gli uomini con il suo stoicismo”, così il giornale “The Times” il 29 maggio 1871.

Prosper-Olivier Lissagaray nella sua “Histoire de la Commune du 1871” scrive: “Giovedì 25 maggio 1871, quando le Guardie Nazionali stavano abbandonando la barricata di rue du Château-d’eau, un battaglione di donne accorse per sostituirle. Queste donne, armate di fucili, combatterono mirabilmente al grido di ‘Vive la Commune!’”. “Molte nei loro ranghi erano ragazze, una di loro, di diciannove anni, vestita da fuciliere della marina, ha combattuto come un demone ed è stata uccisa da una pallottola in fronte. Quando furono circondate e disarmate dai Versaillesi, le cinquantadue sopravvissute furono fucilate”.

La barricata di place Blanche fu difesa ferocemente da una compagnia di 120 donne.

Alla fine, diverse dozzine di donne furono assassinate dai controrivoluzionari e rimangono sconosciute, vi sono state tante altre popolane oscure di cui non abbiamo ricordo, tuttavia decine sono i disegni, le litografie, le stampe che ritraggono donne combattenti.

Le idee e l’esempio della Comune di Parigi ci parlano ancora oggi

Molte delle istanze di allora possono essere ricordate oggi: il principio di una democrazia integrale, il calmieramento delle retribuzioni per le funzioni pubbliche, l’abolizione del gioco d’azzardo, dell’usura, di molti privilegi e rendite ingiustificate, dei monopoli, dell’esenzione della tassazione delle proprietà della Chiesa, provvedimenti economici egualitari e contro la miseria, contro lo strapotere delle banche, la tassazione dei patrimoni e così via.

Un gruppo di cittadine” il giorno 11 aprile 1871 tracciava le linee di un programma rivolto espressamente alle donne: “Niente doveri senza diritti, niente diritti senza doveri. Vogliamo il lavoro, ma per conservarne il prodotto. Non più sfruttatori né padroni. Lavoro e benessere per tutti. Autogoverno del popolo…”, invitando le cittadine parigine a riunirsi quella sera al Grand Café de la Nation in rue du Temple 79.

La “Union des femmes pour la défense de Paris et les soins aux blessés” promosse parità di salari e l’istituzione di cooperative di lavoro femminili. Venne riconosciuta una pensione alle vedove non sposate e per il mantenimento dei loro figli illegittimi. Furono attive anche altre organizzazioni femminili: il “Comité des femmes de la rue d’Arras” si distinse per l’organizzazione di laboratori collettivi “al fine di preparare da sole l’organizzazione del lavoro delle donne“, nonché per il reclutamento di donne soldato e per trasmettere idee rivoluzionarie.

La società “Éducation Nouvelle”, composta da insegnanti donne, chiese l’istituzione di una scuola laica, obbligatoria, gratuita e per tutti, e la leader Louise Michel chiese la creazione di orfanotrofi laici e scuole professionali; furono raddoppiati gli stipendi dei maestri e furono parificate le retribuzioni delle maestre, le operaie di Parigi costituirono camere sindacali, per dare poi origine alla “Camera federale di tutte le lavoratrici”. Marie Laverdure, che partecipava al movimento “Nuova Educazione”, chiese la creazione di asili nido.

La “Comune”, inoltre, il 18 maggio decretò la chiusura di tutte le case di tolleranza che furono subito riaperte con l’arrivo dei soldati reazionari.

Le donne vittime della repressione

Purtroppo, la repressione fu durissima: non esiste un calcolo preciso delle vittime, le cifre ufficiali del governo ne sottostimarono il numero a 17.000, per gli storici si arriva fino a 35.000, le stime più accettate parlano di 30.000 uomini e donne fucilati.

Circa 40.000 prigionieri furono incarcerati e deportati nelle colonie dove migliaia morirono.

Dopo, alcune di loro continuarono la militanza politica: ad esempio, al ritorno dalla deportazione Nathalie Le Mel riprese le attività sindacali e politiche.

Conclusioni

Alcune tra le sopravvissute alla fucilazione ed alla galera non si arresero e continuarono le loro battaglie: emblematico il caso di Louise Michel la quale non solo continuò a professare idee rivoluzionarie, a scrivere, fondare giornali, organizzare scioperi e manifestazioni, a finire in carcere più volte, fino agli ultimi giorni di vita.

In seguito, la Comune di Parigi divenne un simbolo per il movimento operaio internazionale ispirando lotte e canzoni. Quelle antiche donne hanno “aperto la strada” all’emancipazione ed al riscatto femminile e non vanno assolutamente dimenticate, del resto chiediamoci, ancora oggi quante di quelle istanze sono state realizzate e quante no?

Per approfondire, tra i tanti testi consigliamo: Federica Castelli, Comunarde. Storie di donne sulle barricate, Armillaria, 2021; la stessa Louise Michel scrisse un libro su “La Comune” di recente ristampato ed in vendita online, altri suoi di memorie sono reperibili in francese; materiale si trova su pure su youtube.

(Marco Pelliconi – Le foto delle donne sono prese dal sito internet https://www.rivoluzioneanarchica.it/le-donne-nella-comune-di-parigi/ e da Wikipedia).