Al Centro Studi – Renato Zangheri e alla Fondazione Duemila il merito di aver contribuito a tenere viva la figura di Genuzio Bentini.

Si sa che la memoria di ogni personaggio, anche il più illustre, è tristemente destinata ad affievolirsi fino a far finire nel dimenticatoio chiunque. Genuzio Bentini, probabilmente il più grande avvocato italiano di sempre, ma anche insigne esponente del socialismo italiano, rischierebbe quella fine, se non fosse che spesso e volentieri viene celebrato, soprattutto da organi forensi.

Ciò che invece hanno fatto i centri di cui sopra, presentando il preziosissimo libro “Genuzio Bentini dall’Italia liberale al fascismo” di Federico Morgagni lo scorso 4 maggio, va oltre la dimensione giuridica (peraltro, come detto, eccelsa) di Bentini, ma si estende nel suo ruolo politico, partendo dalla sua storia, quale “discepolo” di Andrea Costa, primo socialista a varcare la soglia del Parlamento italiano, incontro peraltro arricchito dalla pronipote del grande giurista, nonché custode del suo ricchissimo archivio, Jadranka Bentini, storica dell’arte.

  1. Bentini fu un eroe del suo tempo, tanto che la Trattoria Chilone di Lugo, fino a quando è esistita, sfoggiava un suo quadro alla parete. Il suo busto è ancora ben visibile all’interno del Tribunale di Forlì e della Corte d’Appello di Bologna, a dimostrazione del prestigio che ancora lo avvolge.

Nell’opera si ricordano le difese del socialista massimalista Benito Mussolini, fino alla difesa della famiglia Emaldi, parte civile nel processo per omicidio, con aule di Tribunale che diventavano palcoscenici politici.

In conclusione, parlare oggi nel 2024 di Genuzio Bentini, vuol dire parlare di diritti, di giustizia, di libertà, ma anche del ruolo fondamentale che l’avvocatura deve assumere, come garante di tutto ciò.

(Andrea Valentinotti)