I primi mesi del 2024 presentano una curiosa contraddizione sugli effetti dell’abbassamento del limite di velocità a 30 chilometri l’ora in gran parte delle strade bolognesi. Da un lato, il Comune ha comunicato che, nei primi tre mesi dell’anno, il tasso d’incidentalità in città è diminuito del 14,5% (anche se a febbraio il dato era ancora migliore: -16,6%). Dall’altro, si moltiplicano le “prove su strada” – l’ultima, sul Corriere del 2 maggio, ad opera di Marco Merlini – che dimostrano come i bolognesi, in assenza di autovelox o controlli, continuino ad avere il piede pesante.

Lo stesso tema sull’opportunità di adottare tale misura appare fortemente ridimensionato nel dibattito pubblico, ora molto più accesso sugli effetti provocati dal cantiere del tram, in particolare nelle zone centrali con la scoperchiatura di Via Riva Reno e la conseguente sparizione di decine di posti auto. “Città 30” si è rapidamente trasformata in una questione ideologica tra il Comune, che ne fa una battaglia di civiltà sulla falsariga di altre città europee, e un Governo che appare sempre più stucchevole nel voler entrare a gamba tesa in qualsiasi decisione di una giunta non allineata.

I primi dati del 2024 sembrano dar ragione a Lepore e alla sua amministrazione, soprattutto in termini di riduzione del numero di sinistri. Sarebbe, tuttavia, da verificare se questo dato risulti confermato una volta che termineranno, o almeno si ridurranno, quelle situazioni in cui andare a 30 all’ora sarebbe già un grande risultato, considerata l’interminabile gimkana cui è costretto chiunque guidi un mezzo pubblico o privato, tra lavori del tram, cantieri stradali (con la povera Via Saffi ridotta di nuovo a un colabrodo) e punti in cui la congestione è ormai diventata cronica, non solo nelle ore di punta (Via degli Orti, Via Sabotino, Via Massarenti). Non a caso, appena il traffico appare fluidificarsi, quindi di sera o nei festivi, il bolognese medio torna a superare abbondantemente il limite, come dimostrato da Merlini nel suo articolo.

Il Comune sta cercando di correre ai ripari, ma non con maggiori controlli (solo 61 le multe nei primi due mesi dell’anno per violazioni al limite dei 30), bensì con l’installazione di nuovi autovelox nelle strade a maggior rischio di incidenti: dal 3 maggio in Viale Berti Pichat, più avanti nei viali Lenin, Cavina, Togliatti e Sabena (il sottopasso vicino all’Ospedale Maggiore). Strade larghe e dritte, che di sera spesso si trasformano in autodromi, e dove una limitazione della velocità appare ormai indifferibile. Ma altrove? Talvolta si notano delle pattuglie in appostamento, ma senza telelaser, per cui l’effetto deterrente svanisce una volta superate. Lo stesso avviene nei pressi dei due autovelox già installati, in Viale Panzacchi e Via Stalingrado. Il conducente, insomma, è diviso tra l’insofferenza a un limite che sente troppo costrittivo e la consapevolezza che tale limite è spesso aggirabile: basta memorizzare i velox e tenere gli occhi aperti lungo il percorso. In mancanza di controlli più capillari ed incisivi, e con la fine dei lavori lungo alcuni assi viari, il rischio è che la “Città 30” sia più apparente che reale. Forse con più sicurezza per le utenze deboli, ma di sicuro non con meno inquinamento.

(Mainardo Colberti)