Basta guardare nelle nostre case dentro i sacchi della raccolta differenziata dei rifiuti: a prevalere sono gli imballaggi. Flaconi e contenitori di plastica in tutti i tipi esistenti di plastica, scatole e buste di carta e cartoncino, lattine in prezioso ed energivoro alluminio, bottiglie di vetro.

In cima alle azioni virtuose dell’economia circolare c’è la riduzione della montagna di rifiuti che accumuliamo anche a casa nostra. Per farlo la prima regola è limitare a monte la formazione dei rifiuti da imballaggio. Come? Diffondendo, ad esempio, la vendita di prodotti sfusi o alla spina, quindi non pre-imballati.
Un’utopia? No, in alcuni esercizi commerciali si sta già facendo. Pochi per la verità. Per questo, ho presentato un progetto di legge, approvato a fine maggio dall’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, che promuove e incentiva questa modalità di vendita dei prodotti.

La prevenzione a monte della produzione di rifiuti è uno dei pilastri dell’economia circolare insieme a un efficiente invio a riciclo e recupero di materia da quelli prodotti, pratiche che hanno effetti positivi anche per ridurre le emissioni di gas serra, legate al ciclo di vita degli imballaggi, che sono responsabili del riscaldamento globale e quindi dell’emergenza climatica.
E in Emilia-Romagna abbiamo davvero bisogno di produrre meno rifiuti solidi urbani: secondo uno studio Ires-Cgil siamo la regione in Italia che ne produce di più pro capite: 633,4 chili contro la media italiana di 493 chili. L’ultimo report regionale sui rifiuti (“La gestione dei rifiuti in Emilia-Romagna Report 2023”), evidenzia in particolare che la raccolta differenziata della frazione secca (carta, plastica, vetro, metalli, alluminio e legno) è costituita prevalentemente da rifiuti di imballaggio.

Le normative europee e nazionali in materia di protezione dell’ambiente, lotta ai cambiamenti climatici ed economia circolare, da tempo indicano che una delle priorità per contrastare la formazione dei rifiuti da imballaggio è bloccarne la formazione a monte, sia riducendo l’impiego e l’immissione sul mercato degli imballaggi sia promuovendone il riutilizzo/riuso di prima che diventino un rifiuto.

Gli 11 articoli della mia legge prevedono l’erogazione di risorse regionali per incentivare sia l’apertura di nuovi esercizi per la vendita esclusiva di prodotti non pre-imballati sfusi e alla spina, sia l’apertura di appositi reparti (i cosiddetti green corner) in esercizi commerciali già esistenti. La legge, inoltre, fa riferimento anche alla vendita di prodotti a km zero e a filiera corta.

Gli esercizi che beneficeranno degli incentivi, nella misura di massimo 5.000 euro, dovranno restare attivi per almeno tre anni. Tra i costi ammissibili, insieme a quelli per l’acquisto di scaffalature e attrezzature apposite per la vendita di prodotti solidi sfusi (come ad esempio pasta, riso, biscotti, legumi secchi) e liquidi (ad esempio p0reodotti di pulizia della persona e della casa), ci sono anche quelli per dotarsi di apparecchiature per l’igienizzazione e sanificazione dei contenitori riutilizzabili che sostituiscono quelli usa e getta.

Per il 2024 la legge mette a disposizione 100 mila euro, e altri 50 mila euro sono stati stanziati sia per il 2025, sia per il 2026. Gli incentivi sostengono le spese di allestimento degli spazi di vendita e la realizzazione di efficaci azioni di informazione e sensibilizzazione culturale con l’obiettivo di promuovere il necessario cambiamento nelle abitudini di esercenti e consumatori.

È chiaro che questa tipologia di spesa porta via più tempo agli acquirenti e richiede un cambiamento di abitudini. Quanti di noi, con i minuti contati, trovano comodo e veloce afferrare al volo, ad esempio, frutta e verdura confezionata in vaschette di plastica anziché doverli pesare e prezzare. Per questo motivo ritengo che la legge abbia anche la valenza di stimolo per avviare un cambiamento comportamentale e culturale, e non solo da parte degli esercenti commerciali, ma anche di noi consumatori che facciamo spesa.

Abbiamo tanta strada da fare, ma non partiamo proprio da zero: ci sono esperienze molto interessanti e community di persone che hanno già fatto quel cambiamento culturale nella direzione dell’economia circolare e del rispetto dell’ambiente. Voglio citare l’emporio di comunità Camilla a Bologna: è una cooperativa di consumo autogestita che in pochi anni ha già raccolto 693 soci. Dal 2019 vende un’ampia gamma di prodotti alimentari e non alimentari sfusi e alla spina. Proprio nei locali di Camilla ho girato un breve video di “istruzioni per l’uso” che mostra come è facile acquistare prodotti non pre-imballati.

L’approvazione, senza alcun voto contrario, della mia legge sui prodotti sfusi e alla spina è un altro importante risultato per Europa Verde dopo l’approvazione lo scorso settembre della mia legge per la promozione dei distretti del biologico. Sei quelli nati in Emilia-Romagna, che ora potranno concorrere all’assegnazione dei 200mila euro di fondi regionali 2024 e di quelli, ancor più sostanziosi, dei bandi ministeriali.

(Silvia Zamboni Capogruppo di Europa Verde e vicepresidente dell’Assemblea legislativa Emilia-Romagna)