Trentesimo anniversario della scomparsa di Jacqueline Kennedy, avvenuta a New York il 19 maggio 1994, a 65 anni, per una malattia che non è riuscita a debellare.

Foto di di Cecil W. Stoughon (Wikipedia, Pubblico dominio)

L’immagine di lei più drammatica è quella che, coloro che hanno una certa età come me, ricordano ancora perfettamente: il 22 novembre 1963, a Dallas, sull’auto assieme a suo marito, il Presidente degli Stati Uniti d’America, John F. Kennedy. Lei, con il suo vestito rosa, che si sporge sul cofano posteriore dell’autovettura scoperta, afferrando la mano di Clint Hill, capo della sicurezza presidenziale, per farlo salire a bordo, dopo che John era stato colpito da alcuni spari di fucile, sulla Dealay Plaza.

Con lo stesso tailleur di Chanel, macchiato di sangue, la first lady, che da quel momento non lo sarà più, sull’aereo che riporta la salma di suo marito a Washington assiste, con alto senso del dovere, al giuramento del nuovo presidente, Lyndon B. Johnson, che resterà per sempre un Presidente discusso e con qualche ombra. È tutto finito, in pochi istanti: lei aveva solo 34 anni.

Cinque anni dopo l’attentato di Dallas, nel giugno del 1968, lei accompagnò il feretro anche di suo cognato Robert Kennedy, assassinato come il fratello John in circostanze che lasciano ancora spazio a molti dubbi. Lei lo aveva sostenuto in quella campagna elettorale che, se fosse stata vinta da RFK, avrebbe potuto cambiare per sempre il destino del mondo.

Con Bobby Kennedy alla Casa Bianca è ragionevole pensare che la guerra del Vietnam sarebbe finita prima, che Nixon non sarebbe stato eletto né nel 1968 né nel 1972, che il golpe in Cile del settembre 1973 contro il governo Allende non ci sarebbe stato, che il Watergate sarebbe rimasto un anonimo palazzo.

Anche se la storia del mondo non può basarsi sui “se”.

Per un anno intero, dopo la morte di John, dopo quel funerale in cui il figlioletto John John, a soli tre anni, salutò militarmente la bara del padre, dopo la cerimonia funebre di Robert a Jacqueline sembrò che il senso di morte che aveva attraversato la sua vita fosse diventato eccessivo. E partì per l’Europa dove, in Grecia, fece la scelta che nessuno si aspettava. Sposò Aristotele Onassis, francamente il contrario della sua scelta precedente.

Un matrimonio contrattualizzato fino ai dettagli, che durò poco. In quel periodo morì, per un incidente d’aereo, il figlio di Onassis, Alexander, come sarebbe capitato a John John suo figlio, nel 1999, quando lei non c’era più.

La morte sembrava inseguirla, non darle tregua. Non era bastato cambiare continente, fuso orario, famiglia.

Jacqueline Kennedy, una donna dotata di una forte personalità, un grande fascino e una straordinaria intelligenza: ha vissuto la felicità e conosciuto il dolore, come capita spesso a ciascuno di noi.

Dalla sua, averli vissuti sotto i riflettori.

(Tiziano Conti)