Bologna. I dati elaborati dal Centro studi di Confartigianato Emilia Romagna raccontano di giovani emiliano-romagnoli con il vento in poppa! Ma a godere di queste condizioni favorevoli sono sempre di meno: tra quelli persi negli ultimi 20 anni e quelli che perderemo nei prossimi 20 per fuga dall’Italia conteremo 81 mila under 35 in meno.

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Hanno il vento a favore poiché al momento godono di una domanda di lavoro vivace, che ha spinto l’occupazione giovanile a salire del 10,3% nel post covid contribuendo al 97% dell’incremento totale, frenata dal fatto che non si trovano tutti i giovani di cui necessitano le imprese; il 48% sono infatti difficili da reperire.

Lavoro (Foto di Danny Choo – Flickr, da Wikipedia)

Eppure in questa situazione di scarsità le imprese sono più attente alle esigenze dei lavoratori e adottano strategie di attrattività tra cui la flessibilità, prevista dal 32,5% delle imprese emiliano-romagnole, per andare incontro all’approccio delle giovani generazioni al tempo di lavoro.

Sono 32 mila le imprese con a capo un imprenditore giovane (under 35). Il vento non gioca sempre a favore ma poter fare impresa con passione, spesso portando avanti ciò che hanno fatto prima di loro genitori e nonni, come per l’11,2% delle imprese interessate da passaggio generazionale negli ultimi 6 anni, è per loro una grande opportunità.

“Dà speranza a noi come associazione e al sistema imprenditoriale emiliano romagnolo la crescente voglia dei giovani di essere imprenditori che constatiamo dal dato in crescita delle vere nuove imprese giovanili negli ultimi 5 anni (+42,5%) – afferma Davide Servadei, Presidente di Confartigianato Emilia Romagna -. Però non può che preoccupare il fatto che sono sempre meno gli under 35 che si affacciano nel mercato del lavoro. Come sistema confederale stiamo lavorando da tempo su queste problematiche, anche assieme al nostro ente formativo Formart. La stessa Regione Emilia Romagna ha proposto diversi bandi per favorire l’occupazione giovanile e femminile. Ma questa deve diventare una priorità nelle politiche nazionali sul mercato del lavoro, rendendo strutturali quelli che fino ad oggi sono stati interventi occasionali e parziali al fine di trattenere i giovani sui territori. La carenza di personale si traduce in carenza di competenze, come da tempo segnalato dai nostri imprenditori, e nello stesso tempo se non vi sarà il necessario ricambio generazionale, molte imprese e molti lavori rischiano di scomparire”.