A che gioco sta giocando il Presidente della Francia Emmanuel Macron? Fino a un giorno fa, pareva deciso a fare di tutto pur di mobilitare il “Fronte Repubblicano” per non dare la maggioranza all’estrema destra del Rassemblement National che, alleata ad alcuni gollisti, al primo turno aveva raggiunto il 31,4% dei voti eleggendo 38 deputati davanti al Nuovo Fronte Popolare delle Sinistre (il più votato fra i giovani e nelle grandi città) con il 28% e 32 deputati, all’Ensemble del Presidente precipitata al 20,4% con 2 soli deputati eletti e ai neogollisti rimasti finora indipendenti col 10,7% e un solo deputato eletto. In tutto, fanno 73 deputati eletti su un totale di 577. Chiaro, quindi, che tutto si decide il 7 luglio al secondo turno con oltre 500 deputati da eleggere e un sistema che permette di presentarsi a tutti coloro che hanno superato il 12,5% delle preferenze al primo turno. Ebbene, dapprima Macron ha chiamato tutti alla “desistenza”, cioè i terzi e quarti arrivati a rinunciare alla candidatura per fermare il RN e i suoi esigui alleati. E in parte c’è riuscito con 218 “desistenze” che, se in teoria portassero tutti i primi o secondi della Gauche e di Ensemble alla vittoria (non è detto, dipende dall’affluenza al primo turno oltre il 66% che al secondo in genere cala e da quanto sono graditi i candidati messi in campo dal Fronte Repubblicano che per ora comprende gran parte de Nuovo Fronte Popolare ed Ensemble, ma non tutto), farebbero una somma di 218 più i 34 già eletti al primo turno. Ovvero 252, una buona base per arrivare alla maggioranza assoluta di 289 “combattendo” anche nelle circoscrizioni dove l’accordo di desistenza non è stato raggiunto.

Ma poi cosa fa Macron? Il 3 luglio ha detto, oppure ha dovuto dire che “Una desistenza non costituisce una coalizione” depotenziando le 218 intese per precisare che non ci sarà un accordo di governo con Jean-Luc Melenchon, accusato per le sue posizioni anti-Israele sulla vicenda di Gaza, e La France Insoumise, la formazione più radicale di sinistra e anche la più numerosa del Nuovo Fronte Popolare. La realtà è che il 73enne Melenchon non pensa nemmeno lontanamente di entrare in un ipotetico governo anti-RN dopo il secondo turno, casomai potrebbe farlo qualche esponente meno divisivo e meno “rivoluzionario” de La France Insoumise. Quindi Macron ha fatto una “precisazione” sbagliata oppure, nella migliore delle ipotesi, ha pensato di rendere meno indigeribili al suo elettorato, in calo ma ancora superiore al 20%, le 218 desistenze (alcuni centristi dovrebbero votare candidati comunisti o de La France Insoumise) che sarebbero fondamentali da vincere per tentare di impedire di raggiungere la maggioranza assoluta a Jordan Bardella e Marine Le Pen.

Intanto il padre di Macron, Jean-Michel, ha confidato a un giornale locale che il figlio gli aveva già parlato di sciogliere l’Assemblea Nazionale e di andare ad elezioni legislative due mesi prima delle Europee con la crescita vertiginosa della Le Pen. Dunque, ecco l’azzardo possibile di Emmanuel Macron: mandare al governo l’estrema destra, con la sua coabitazione all’Eliseo, per dimostrare l’incapacità di governare di Bardella e poi giocare la carta di un suo “delfino” in vista delle elezioni presidenziali del 2027. O addirittura prima se ci sarà un’Assemblea ingovernabile, senza nessuna possibilità di formare un governo.

(Massimo Mongardi)