CRONACHE DALLA ZONA BORDÒ

Sono nato a Bologna nel 1968; dopo oltre quarant’anni in città, mi sono trasferito in campagna. Un trauma, all’inizio, ma adesso non tornerei indietro.

Da bambino volevo fare lo scrittore. Ignaro del copyright, riscrivevo le storie che non mi erano piaciute, da Topolino all’Uomo Ragno.

Ho intuito in fretta che sarebbe stata dura cavarne un mestiere e per un lungo periodo ho tentato di fare la persona seria, di trovarmi un lavoro normale, e di notte picchiettavo sui tasti. Per un po’ ci sono riuscito. Mi sono messo alla prova come fabbro, elettricista, giornalista, insegnante di grafica, editore digitale – pure magazziniere in un atelier di alta moda –, ma alla fine ho dovuto arrendermi: se voglio avere pace con me stesso, devo scrivere.

Ho pubblicato un centinaio di racconti tra web, riviste che non esistono più e antologie, e due romanzi – Caos a Qasrabad, 2010, e Il boss di New Orleans, 2018 –, senza contare ciò che ancora aspetta nel buio del cassetto.

Le cronache

CRONACHE DALLA ZONA BORDÒ: “La sindrome del procione e altre storie”

Per combattere la routine tra le mura casalinghe, ognuno si ingegna come può. Qualcuno è stato colto dalla cosiddetta sindrome del procione: lava tutto quel che gli capita a tiro, più volte, o comunque si dà alle ultra-pulizie. Ci arriva notizia di un servizio in porcellana da 24, strofinato (sgurato, in idioma locale) con tanta foga da cancellare i fiorellini.

Altri si danno al ciappinaggio, il fai-da-te, in versione extreme. Un pensionato ha messo mano a un fienile diroccato, attiguo alla propria abitazione, e ne ha tirato fuori un condominio di nove appartamenti. Appena l’ha terminato ha iniziato a demolirlo di nuovo, per non avere noie con il catasto. A breve tutto tornerà come prima, erbacce comprese.

I più sedentari si buttano a recuperare le serie Tv passate, o a nuove visioni delle preferite. Il record pare appartenga a Orazio Morbidoni, già in precedenza conosciuto come Culopeso, che ha guardato le otto stagioni di Il trono di spade in tutte le lingue possibili nelle opzioni dei Dvd, compreso l’Alto Valiriano.

A costoro ricordiamo il pericolo delle piaghe da decubito. Il consiglio dell’Oms è di puntare una sveglia per girarsi sull’altro fianco almeno una volta ogni quattro ore.

(Eugenio Saguatti)

CRONACHE DALLA ZONA BORDO’: “La Natura si fa largo, l’incredibile a Medicina”

Appena fuori dall’abitato la Natura si riprende spazio. Un paio di settimane di attività umane rallentate e succede l’incredibile.

A Tombazza un contadino ha addomesticato delle nutrie suonando l’ocarina: ogni giorno, verso il tramonto, si siede in riva al canale e loro arrivano ad ascoltare.

A Casa Cacciatori è comparso un branco di cervi; a Fasanina c’è chi giura di aver visto un orso. A Bidocchio pareva fosse comparso lo yeti, ma è arrivata una smentita ufficiale: in realtà era tale Egisto Panzacchi, che non si taglia barba e capelli da inizio quarantena. A parte la pippaculo di chi l’ha incrociato per caso, nessun danno.

Alla rotonda di Roslé ha fatto il nido una famiglia di dodo. Nella totale assenza di traffico, zampettano dondolanti in mezzo alla strada, si infilano nei giardini e con il becco stracciano i sacchi del rusco.

Il dodo (foto Wikipedia)

La zona è stata dichiarata in contemporanea parco nazionale, oasi ornitologica e sito archeologico, con tutte le perplessità del caso. Quando la situazione tornerà normale, dove transiteranno le auto dei residenti? È già nato un comitato di protesta: “Dodo va ban a cagher”.

Circola una foto, sui social locali, che fa discutere. Per quanto sfocata e mossa, sembra mostrare qualcosa di simile a un plesiosauro nuotare nel canale Emiliano-Romagnolo. È stato subito battezzato Bessie il mostro della Bassa, in omaggio a Nessie il mostro di Loch Ness, prima ancora che gli esperti si siano pronunciati.

Sarà autentica o uno scherzo, come il sommergibile giocattolo utilizzato per inscenare il cugino scozzese? Forse non lo sapremo mai, nemmeno a emergenza conclusa.

(Eugenio Saguatti)

CRONACHE DALLA ZONA BORDO’: “Uno speakeasy anche a Medicina”

Al calare delle tenebre, sagome scure si aggirano sotto i portici. Bardate con guanti per lavare i piatti e mascherine ricavate dalle tende del bagno, bussano a finestre all’apparenza uguali a tutte le altre.
– Parola d’ordine.
Mo du maròn.

A qualche metro si apre una cantina con accesso diretto sulla strada, le sagome entrano con un guizzo.
Dentro, l’atmosfera è quella degli speakeasy di Chicago, i locali clandestini durante il proibizionismo. Le differenze sostanziali sono due: si rimane ad almeno un metro di distanza, e in maggioranza si serve caffè. Qualche sambuca o grappino, ma poca roba.

Il Club 21 di New York era uno speakeasy ai tempi del proibizionismo (Foto di David Shankbone – English Wikipedia)

Dodici moke da dodici sobbollono in continuazione su fornelletti elettrici, alimentati da ciabatte volanti e grovigli di cavi, simili a festoni natalizi. Sul bancone improvvisato sono in mostra zuccheriere ricavate da barattoli di pelati e flaconi di simil-Amuchina fatta con acquaragia e fondi di nocino.
Sotto una teca di plexiglass – in origine una confezione di CD – sta la Carlona, sorella della famosa pasta Luisona di Benni.
Lo spazio è scarso, quindi caffè e paglia poi via, si lascia posto ai prossimi.

Due notti, tre al massimo, e si sbaracca. Tutto l’armamentario verrà trasferito altrove, la parola d’ordine cambiata. Il passaparola terrà aggiornati i clienti.

(Eugenio Saguatti)

Droni in fuga da Medicina

Per un paio di giorni uno strano ronzio ha riempito l’aria: flottiglie di droni hanno solcato lo spazio aereo tra i palazzi. Pareva che su un tetto a terrazza ci fosse chi prendeva il sole in déshabillé, ma la voce si era rivelata falsa. Ormai che i velivoli erano in ricognizione, perché non sbirciare altrove? si sono chiesti i tecno-guardoni.

Le contromisure non si sono fatte attendere. Dalle cantine sono state riesumate fionde d’antiquariato, sparapatate artigianali e fiocine da sub. Reti da calcetto sono state appesantite ai bordi e utilizzate per acchiappare i zavagli volanti.
In extrema ratio, c’è stato chi ha radunato sul davanzale tutti i telecomandi di casa e li ha puntati a due alla volta contro gli incursori, sperando di disturbare le frequenze di controllo.
Gli apparecchi si sono dati a una fuga scomposta, spesso scontrandosi tra loro.
La più grande battaglia aerea su suolo italiano dal ’43.
Sarà difficile spiegare, alle generazioni future, le foto delle strade ingombre di carcasse.

I proprietari si sono precipitati ad acquistare in rete i droni più grossi e corazzati che esistano, con fotocamere ad alta risoluzione e zoom ultrapotenti.
Incredibilmente, però, non vengono considerati beni essenziali; la consegna è fissata a luglio.

(Eugenio Saguatti)

L’incertezza è l’unica certezza

L’incertezza è l’unica certezza. Si può uscire, sì, no, solo per emergenze, anche per motivi di salute, mezzo chilometro, no duecento metri. Qualcuno si è legato in cintura una corda lunga quanto due campi da calcio, l’ha assicurata al portone di casa e si è avventurato per i vicoli.

Non si sa chi ha messo in giro la voce che serve l’autocertificazione anche per spostarsi da un ambiente all’altro, dentro casa. “Il sottoscritto, consapevole delle conseguenze penali previste in caso di dichiarazioni mendaci, si reca al cesso per comprovate esigenze fisiologiche”.

Si è fatto più di un tentativo di cantare dai balconi, ma non si è trovato l’accordo. C’è chi ha provato a intonare l’Internazionale: ha respirato a fondo e ha attaccato. “Compaaagni avanti, il gran Partiiito / noi siamo dei lavoratooori…”. Un dirimpettaio – con in testa un fez dall’odoraccio di naftalina – lo ha sovrastato: “Faccetta neraaa, bell’abissinaaa…”

Son volati vasi di gerani e annaffiatoi a dieci metri d’altezza, sopra la strada, e lì l’esibizione canora si è arenata, tra anatemi arcaici dal significato misterioso: “Fat dèr in tal cul!”

Smentita da entrambe le parti la diceria di una reunion della band.

(Eugenio Saguatti)

CRONACHE DALLA ZONA BORDO’: “L’autocertificazione”

Iniziamo con queste righe la collaborazione con Eugenio Saguatti. Eugenio cercherà con la sua vena creativa di raccontarci anche gli aspetti surreali e paradossali di tutta questa storia, cercando di strapparci una riflessione, un sorriso, un pensiero leggero, seppur profondo, anche in questo periodo doloroso per tutti. 

Ricapitoliamo.

I moduli di autocertificazione cambiano ogni 4 ore, più o meno. Quello che ti permette di uscire alla mattina, alla sera non sarà più valido.

Le Forze dell’Ordine non sono aggiornate. A seconda di chi becchi – Carabinieri, Esercito, Finanza, Vigili Urbani, Giovani Marmotte – ritengono valide le disposizioni di 8, 12 o 24 ore prima.

Devi portarti appresso quattro versioni differenti, ma se esci per lavoro più di mezza giornata devi trovare modo di stamparne uno al volo.

Si stanno affacciando nuove professioni: spacciatori di moduli aggiornati. Va da sé, sono già spuntati i truffatori, gli spacciatori di finti moduli aggiornati. Li riconosci perché fanno più terrorismo degli altri. – Fratello, se non hai quello giusto ti fucilano. Il mio è occhei. Visto che mi sei simpatico te lo smollo a dieci sacchi.

L’accesso più sicuro rimane quello piantonato dai Cavalieri di Vittorio Veneto, tutti Ragazzi del ’99 richiamati in servizio. Quando ti fermano basta intonare “Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio / dei primi fanti il 24 maaaggio…”

Loro si commuovono e tu passi di sgaitoni.

(Eugenio Saguatti)

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